martedì 18 novembre 2014

Harald Szeemann. L’arte di creare Mostre... E Vita

Harald Szeemann è stato il primo curatore indipendente di esposizioni d'arte, slegato dalle istituzioni museali, aperto all'avanguardia, internazionalmente riconosciuto come uno dei maggiori protagonisti dell'arte contemporanea.

Sto leggendo una biografia interessante, che si intitola Harald Szeemann. L’arte di creare Mostre che racconta come l'istrionico curatore, nel corso della sua lunga e intensa carriera, abbia lasciato un'impronta indelebile nel mondo dell'arte.


Harald Szeezman ha ideato e allestito più di duecento mostre numerose delle quali imprescindibili per la comprensione di alcuni snodi fondamentali dell’arte contemporanea solo per citarne alcune “Le Macchine celibi”, 1975, curata da Szeemann, che nasce sulla macchina celibe per eccellenza "il Grande Vetro di Duchamp” alla prima biennale d’Arte di Venezia del terzo millennio 2001 Platea dell’umanità.

Il libro indaga la singolare metodologia curatoriale di Szeemann e la sua continua ricerca in relazione al rapporto tra opere e spazio, grazie a un’ampia raccolta di schizzi, piantine e foto di allestimenti che illustrano il libro. 

La riflessione sullo spazio della creazione e dell'esposizione è davvero molto interessante. Come scrive Szeemann, "l'estensione dell'arte nell'ufficio, che voleva dire che ognuno poteva essere creativo con il suo lavoro". 

L'Arte, grazie alla mediazione del curatore, che assembla il progetto e propone un percorso, irrompe nella nostra Vita e se ne impossessa. 


NOVITA' in Libreria! Harald Szeemann. L’arte di creare Mostre di Ambra Stazzone e postfazione di Giacinto di Pierantonio. Casa editrice: Fausto Lupetti Editore

Vedi il booktrailer di Harald Szeemann. L’arte di creare Mostre: http://vimeo.com/m/94532592



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giovedì 13 novembre 2014

Paradisi Artificiali - La forma banale dell'originalità

Niente di meglio, per terminare questa lunga giornata di pioggia, di un kebab, un buon libro e dei Paradisi Artificiali dove evadere un po', lontano dalla Realtà! Passo, dunque, la Parola a Baudelaire!

"Per rendere ideale il mio argomento devo far convergere tutti i raggi in un unico cerchio, devo polarizzarli, è il cerchio tragico nel quale ti farò riunire sarà, come ho già detto, un'anima di mia scelta, qualcosa di analogo a quello che il XVIII Secolo definiva l'uomo sensibile, a quello che la scuola romantica chiamava l'uomo incompreso e a quello che le famiglie e la massa borghese infamano generalmente con l'epiteto di originale.

Un temperamento nervoso melanconico al tempo stesso favorisce maggiormente le evoluzioni di una simile ebbrezza; aggiungiamo anche una mente colta, esercitata nello studio della forma del colore; un cuore tenero, spossato dall'infelicità, ma ancora pronta rifiorire; giungeremo, se volete, fino al punto di ammettere antiche colpe, eciò che si deve dedurre in una natura facilmente eccitabile, se non vivi rimorsialmeno rimpianto del tempo profanato e malamente occupato.

Il gusto per la metafisica, la conoscenza delle diverse ipotesi filosofiche sul destino umano, non sono certo inutili complementi - non più che questo amore per la virtùuna virtù astratta, stoica mistica, che è enunciato in tutti libri di cui si nutre infanzia moderna, come la più alta vetta verso cui un'anima di valore possa aspirare.

Se si aggiunge a tutto questo una grande raffinatezza dei sensi, che ho messo come condizione supplementare, credo d'aver uniti i più comuni generali elementi dell'uomo sensibile moderno, di ciò che si potrebbe definire la forma banale dell'originalità."

Da "Il poema dell'hashish", p.105


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mercoledì 12 novembre 2014

Zucca grigliata

di Manuela Raganati

Ingredienti per 2 persone: 

  • 1/4 di zucca
  • olio
  • prezzemolo
  • rosmarino
  • peperoncino
  • sale
Halloween è passato ma la zucca è ancora la regina delle ricette di stagione!
Così, ieri sera, mentre vagavo senza idee al market, ho sentito il richiamo di un piatto facile, veloce, originale e gustosissimo: la zucca alla piastra.

Il lavoro più noioso è sicuramente sbucciare l'ortaggio: per fortuna, ho trovato in cucina un coltello ben affilato che mi ha permesso di tagliare più alla svelta. Ho rischiato di affettarmi le dita, ma è stato divertentissimo sperimentare qualcosa di nuovo che vi consiglio assolutamente!

Una volta tagliata a piccoli pezzetti sottili, ho buttato la zucca in una piastra pre-riscaldata lasciandola su fuoco medio per circa dieci minuti, stando però attenta a non bruciare troppo la polpa.

Nell'attesa, confesso che ero affamata, ho sgranocchiato qualche pezzetto di zucca cruda: non ci crederete, è molto fresca e rinfrescante, assomiglia un po' al melone, ma senza essere aspra.

Dopo la cottura, questi condimenti sono perfetti per dare il giusto tocco di personalità alla zucca: aggiungete un po' di olio, sale, prezzemolo, rosmarino e peperoncino.
Mescolate bene e accompagnate con un piatto di pollo alla salsa di soia.

Successo assicurato :)
Se la provate, fatemi sapere!


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domenica 2 novembre 2014

Pasolini, un altro 2 Novembre

La notte del 02 Novembre torna ogni anno a ricordarci la fine del Pasolini Uomo e l'inizio del Pasolini Mito. 

Però rimane sempre tanta amarezza ripensando a quell'ultima notte, alle ultime ore nella sua amata Roma: l'Osteria Biondo Tevere, l'aria umida ma non fredda di inizio Novembre, forse le stelle in cielo, forse il buio in terra. Chissà quali altri progetti, chissà quali altre solitudini, lasciate nell'inchiostro dell'anima, sarebbero stati trasposti in opere e pensieri, passioni e ideologie...

Ed ecco che, come ogni anno, senza rassegnazione, riaffiora la Rabbia per aver perso, in modo così brutale e così ingiusto, una delle personalità più importanti di questa nostra povera Italia. 

La storia di Pasolini finisce così come i tanti "casi irrisolti", con un lungo processo archiviato senza colpevoli, senza responsabili, senza Giustizia. Anche se si è riaperto, non significa che verrà risolto.

Spesso mi chiedo cosa scriverebbe oggi a commento di ciò che accade nel nostro Paese. E stanotte, nella notte del suo trentanovesimo anniversario di morte, mi chiedo: davanti alla ridicola sentenza di ieri per il caso Cucchi, quante pagine di indignazione, critica e riflessione avrebbe scritto il nostro tanto amato e tanto odiato Pier Paolo Pasolini?

"Io so cos'è questo Golpe"
Tratto da Corriere della Sera del 14/11/1974

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. 
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
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