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La fabbrica dei cattivi di Diego Agostini

di Manuela Raganati  

La fabbrica dei cattivi è un libro che vi farà conoscere il lato oscuro degli United States, ovvero vi farà scoprire  un'altra America, sconosciuta ai buoni e indimenticabile per i cattivi.


Ma chi sono i buoni e i cattivi? "I buoni e i cattivi non esistono. Esistono gli esseri umani" dice Alex, il product manager italiano, che porta in vacanza la famiglia a Miami e che si ritrova in prigione per un terribile equivoco.

Giorni difficili, momenti d'angoscia e incontri umani senza precedenti: il racconto di Alex è il grido soffocato di un padre premuroso che si vede scivolare verso il fondo oscuro di un pozzo dalle pareti scivolose, dove non ci sono appigli a cui aggrapparsi. Solo tanto buio, poca speranza e molta violenza psicologica.

Non ci sono stati pestaggi, per fortuna. Ma esiste una violenza forse persino peggiore, di tipo psicologica, ed è quella cui siamo sottoposti da ore. Sistematicamente. Da tutte le persone coinvolte, tranne poche eccezioni [...] E non importa se l'altro soffrirà le conseguenze della violenza subita per anni perché i lividi che marchiano lo spirito non si vedono. Per molti, tanto basta. (pp.150-151)

La lentezza discorsiva iniziale è da leggere in chiave psicologica: la suspance sale sempre di più, via via ci si avvicina al nodo centrale della storia, la scena clou del libro. Le ripetizioni si susseguono con un ritmo intenso, come se l'autore abbia voluto riprodurre l'affannosità dei pensieri di Alex davanti a situazioni al limite dell'assurdo, quindi vicine alla realtà.

Agostini, in questo libro pubblicato di recente da Giunti Editore, sfoggia tutte le sue competenze professionali di psicologia in ambito narrativo (è infatti laureato in Psicologia e ha scritto due libri dedicati allo sviluppo delle potenzialità individuali): la storia è raccontata attraverso l'unico punto di vista di Alex, voce narrante della storia, che riversa sulla vita tutte le sue attitudini lavorative e, nel contempo, le sue complessità di uomo e soprattutto di padre.

Follow the money. Se non capisci una situazione, prova a seguire il percorso che fa il denaro e tu sarà tutto più chiaro. Follow the money e arriverai alle persone cui interessa mantenere il meccanismo in funzione. (p.188)

La verità, però, è multi-sfaccettata, troppo difficile da afferrare se non vi sono certezze, ma ancor di più se non ci sono altre voci a testimoniare gli eventi, a confrontare fatti e situazioni.

La ricerca di giustizia parte da noi stessi: la fabbrica dei cattivi esiste davvero? O è solo un'esperienza umana traumatica e distorta di uno straniero nel Continente dei Balocchi? Per restare sempre aggiornato sull'argomento di questo post, puoi seguirmi su Twitter, su Facebook, su Google+ o su Pinterest. Se invece preferisci ricevere i post direttamente nella tua mail, aggiungiti agli altri lettori di BhoBlogqui. Grazie di essere passato/a di qua!

Commenti

  1. La copertina mi ha colpito fin dal primo istante. Sono d'accordo, l'inizio fa sospettare: troppa quiete, e mentre leggi capisci che si prepara qualcosa di grosso… Che brividi. Bella recensione. Grazie.

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    Risposte
    1. Grazie Ilaria! Si, la copertina è molto particolare, quasi inquietante direi. Il libro alterna momenti di tensione a momenti più leggeri, è una lettura piacevole. Grazie, ciao!

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