Passa ai contenuti principali

Facebook, Linus e il Grande BHO(Blog)

di Manuela Raganati

Linus oggi sul suo blog scrive un piccolo post sulla recente news, data da molti canali d'informazione, che il Grande Occhio, l'Occhio di Sauron, ovvero Facebook, incrementerebbe nei suoi utenti quel sentimento verde e un po' diffuso, chiamato invidia. 


Da Facebook, infatti, approdo al sito di Linus. Leggo il titolo del post e, in effetti, caro Linus, un po' ti invidio. Il tuo post mi ha attirato per quel Boh finale. Mi ricorda il mio BHO. Sul tuo blog è scritto corretto, sul mio blog è un errore. Un voluto errore. Un'infrazione del codice.

Cosa c'entrerà il mio BHO con Linus e Facebook? Boh... per l'appunto!

In realtà, mi dà occasione, ancora una volta, di parlare di due cose importanti. La prima: che cos'è il mio BHO? La seconda: Perchè Bho e non Boh?

Partiamo dalla seconda: la scelta di utilizzare il naming BHO è riferita al fatto che spesso le persone iniziano le frasi o rispondono ad alcune domande con l’interiezione ‘boh’, un suono che fa parte della nostra quotidianità, che anticipa l’espressione di un pensiero ancora in via di formazione. 

Volevo che il mio blog fosse un laboratorio d’idee. E, senz'altro, lo è stato. E lo è tutt'oggi, anche se, a volte, mi rendo conto che tutti (io compresa) passano più tempo a scrollare la bacheca di Facebook, che a navigare nel web, come si faceva una volta. (Mi sento così vetusta!)

Spesso penso che Facebook o Twitter, all'inizio della loro esistenza, hanno quasi spazzato via la fantastica era dei blog, quei fantastici spazi personali e collettivi dove ci si è potuti formare un'opinione, dove ci si è approdati per caso, dove sono nate collaborazioni e anche tante amicizie!

Invece, altre volte, penso che i social network hanno solo creato un modo diverso di comunicare e soprattutto di approdare ai blog. Rifletto, infatti, sull'importanza dell'esistenza dei blog ai tempi dei social network, come utili estensioni della vita quotidiana facebookiana o twitteriana. E' chiaro che stiamo parlando principalmente di vita digitale, di esistenza social, e solo secondariamente di vita reale, se a voi piace considerare vera, la realtà. 
A me piace considerare la realtà, un po' come una finzione. Quindi, una surrealtà. E con questo non voglio dire certo che la vita social sia vita sociale, affatto!

Facebook e Twitter servono ad esibire certi nostri flussi interiori, ma soprattutto ad esibire la nostra realtà quotidiana, che spesso, per l'appunto, è più misera di quanto vogliamo fare e farci credere. Perché?

Perché la surrealtà non riesci a imbrigliarla, non la fotografi, non la condividi, non la trascrivi, non la liki: la surrealtà è una colla che tiene insieme tutto il tuo mondo e che te lo fa apparire come ti piace vederlo. 
Strano? Confuso? Popolato?

 Deserto? 

Infantile?

Bello? Grigio? Azzurro? Aprite i vostri occhi e guardate chi siete...
Il mio grande BHO è questo: è ciò che vedo, che sento, che amo e che mi piace condividere ed esprimere qui, sul blog, con chi ha voglia di leggermi, con chi passa per caso, per chi fa visita inaspettatamente nel loft letterario.  

Tornando brevemente al naming BHO. Invertire la posizione dell’h è stata una scelta stilistica per infrangere la regola. A riguardo del ‘boh’, ho trovato questa citazione di Pier Paolo Pasolini, autore al quale sono molto affezionata, che spiega ulteriormente la mia scelta: “Boh, frase piena di significato, con un significato incredibile, pieno di intelligenza in cui convivono modernità e tradizione per non parlare dell'utilizzo sul piano pratico e teorico”.

Quindi, caro Linus, Face-Boh? No, Meglio Face-Bho(Blog)!!!

Se ti è piaciuto, lascia un like sulla mia pagina di Facebook!

Commenti

Post popolari in questo blog

30 aprile...sei anni dopo

Passa il tempo, quasi non distinguo quanto.
Questa data è sempre un misto di emozioni.
Colleziono 30 aprile per ricordare un ragazzo
che ci ha lasciato davvero troppo presto.
Lo conoscevo poco, ma mi è bastato poco
per capire quant'è ingiusta a volte la vita.
Forse è proprio quel 30 aprile che ho capito
quanto fosse triste la perdita di un amico,
anche se non era proprio un mio amico,
ma Alessio era amico di persone a cui,
tutt'oggi, voglio molto bene.
Nonostante lo abbia
frequentato solo un paio di sere a Roma,
bhè...sono ancora qui a scriverne...

Il 30 aprile a me piace ricordarlo
perchè in quei giorni in cui andavo ancora al
liceo, la maturità si avvicinava.
Stavo scrivendo una tesina su Salvador Dalì.
Mi ricordo che quando ebbi quella notizia
mi chiusi in camera a piangere.
Anche fuori il cielo pioveva.
La mia vita stava cambiando,
quella di un'altro giovane non sarebbe
mai più mutata...
Un anno dopo scrissi quello che se avrete voglia di leggere
rimane il mio manifesto del 30 aprile (vd.sot…

Amare Milano - Carlo Castellaneta

di Manuela Raganati


Amare Firenze? Facile.  Amare Venezia? Facilissimo. Ma amare Milano?  Cosa c’è nel suo “movimento”, oltre al culto della rapidità e della fretta?
Il senso del divenire. Milano è la combinazione di etnie, dialetti, tradizioni e lingue. È la contaminazione degli spiriti, la voglia di rischio e novità. È una scatola cinese con tante Milano una dentro l’altra: anche dove spicca una bellezza superba, non ama mettersi in mostra. Tipico di un carattere orgoglioso e schivo. Meglio mostrare una faccia diversa per ogni rione: 
dall’aristocratica Porta Magenta alla plebea Porta Ticinese, un po’ di Scandinavia alla Città degli Studi e un po’ di Parigi al Sempione Ci sono città di evidente bellezza che si danno a tutti, e altre segrete che amano essere scoperte. 
Milano appartiene a questa specie, al punto che riesce difficile stabilire le ragioni del suo fascino. Io credo che esso consista anzitutto nella sua “classe”, né più né meno come avviene per certe donne che ci colpiscono per…

Metoo e femminismo: il manifesto di Marina Terragni

di Manuela Raganati


Esce per Sonzogno, Gli uomini ci rubano tutto. Riprendersi il corpo, il femminismo, il mondo un libro-manifesto che approfondisce le tematiche attualmente tanto in voga su quotidiani online e show televisivi. Marina Terragni 
A che punto è la battaglia femminista? Apparentemente avanza su molti fronti. Basti pensare al movimento #metoo, che ha messo sulla difensiva migliaia di uomini potenti. O al grande discorso ai Golden Globe di Oprah Winfrey («il tempo della brutalità maschile è scaduto»). O alla marcia mondiale delle donne per protestare contro l’elezione di Donald Trump. Ma proprio mentre il dominio patriarcale sembra simbolicamente vacillare, per le donne in carne e ossa – dice Marina Terragni – le cose non vanno affatto bene: gli indicatori materiali (salute, lavoro, stipendi, giustizia) sono tutti negativi, mentre crescono i numeri della violenza sessuale e la politica non è stata mai tanto misogina. Dopo un secolo di femminismo, il bilancio lascia ancora a …