sabato 15 ottobre 2011

I pesci non chiudono gli occhi di Erri di Luca


Ho appena finito di leggere I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca, da poco uscito in libreria, in vendita insieme al dvd 'Di là dal vetro'. Appena è arrivato, mi ha colpito per la sua copertina e per questo titolo, che, su un’amante del mare come me, non potevano che avere immediata presa. Inoltre, negli ultimi quattro fantastici mesi, passati a  lavorare in libreria, mi è capitato di vendere spesso libri di Erri De Luca, autore che non conoscevo affatto e che, invece, piace a moltissimi. E anche a me.

Perciò, in poche sere, mi sono ritrovata a leggere questo bel racconto di formazione. Il narratore racconta le sue avventure marinaresche, vissute all’età di dieci anni, su un’isola del Mediterraneo, Ischia, durante le vacanze estive. S’intrecciano, così, i racconti dei primi tumulti pre-adolescenziali e le prime vicende amorose, tipici ingredienti del racconto di formazione, e le lucide riflessioni del narratore sul tempo che scorre, riguardando indietro il suo passato, la sua vita.

Il mare fa da sfondo al racconto: le spiagge, le barche dei pescatori, le canne da pesca e le lenze sono gli elementi dell’ambiente che godono delle maggiori descrizioni, quasi se fossero anch’essi personaggi della storia.

Ho apprezzato molto questo libro, innanzitutto, per il gusto della brevitas. In poche pagine, infatti, Erri De Luca accompagna il lettore in un racconto giovanile, un ricordo di vita, forse della sua vita, facendo riprovare quelle fantastiche prime emozioni che tutti provano a quell’età, consapevolmente o meno. Ritrovarsi immersi nelle atmosfere marine di questo libro, poi, è davvero un bel modo di evadere dalla routine quotidiana. Riporto qui un paio di brani che mi sono piaciuti particolarmente.

Buona Lettura!



Affidai la pesca al mio polpastrello dell’indice e me ne andai dietro ai pensieri, che arrivano da lontano e se ne vanno al modo delle onde con la barca. Ci passano sotto e le fanno oscillare.
(Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi, Feltrinelli, Milano, 2011, p.78)


Il porto dell’isola era un indice di capitoli, ogni barca all’ormeggio un’avventura pronta.
(Ivi, p.86)


Capivo da confuso che il falso e il vero non hanno importanza se servono ad un sollievo.
(Ivi, p.89)


La prima coppia umana, creata in un giardino in un giorno sesto, ebbe sopra di sé la prima notte sconfinata. A loro insaputa spuntò nei corpi l’appetito, la sete, l’entusiasmo e il sonno. La prima notte, sconosciuta, sembrò a loro il resto del giorno uno, sbriciolato in puntini luce. Non sapevano se sarebbe tornato il sole, allora si abbracciarono. Le bocche si trovarono accanto e inventarono il bacio, il primo frutto della conoscenza. Era mercurio quella conoscenza, un liquido sensibile alla temperatura dei corpi. So quella prima volta perché l’ho avuta anch’io quell’ora sulla bocca, nel loro identico istante, su una sabba di mare, il cielo scoperchiato sulla testa.
(Ivi, p.114)

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