giovedì 27 ottobre 2011

CIAO MARCO. CIAO SIC58...

Siamo solo noi
che andiamo a letto la mattina presto
e ci svegliamo con il mal di testa
siamo solo noi
che non abbiamo vita regolare
che non ci sappiamo limitare
siamo solo noi
che non abbiamo più rispetto per niente
neanche per la mente
siamo solo noi...
quelli che poi muoiono presto
quelli che però è lo stesso
siamo solo noi
che non abbiamo più niente da dire
dobbiamo solo vomitare
siamo solo noi
che non vi stiamo neanche più ad ascoltare

siamo solo noi
quelli che non hanno più rispetto per niente
neanche per la gente
siamo solo noi
quelli che ormai non credono più a niente
e vi fregano sempre ...sì...

siamo solo noi
che tra demonio e santità è lo stesso
basta che ci sia posto
siamo solo noi
che facciamo colazione con un toast
del resto

siamo solo noi
quelli che non han voglia di far niente
rubano sempre
siamo solo noi
generazione di sconvolti che non han più
santi né eroi
siamo solo noi
siamo solo noi
siamo solo noi




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mercoledì 26 ottobre 2011

Voglio tirare sassi sul Canal St.Martin


Questa è una delle scene che mi piacciono di più del 
Favoloso Mondo di Amelie.
A dir la verità, mi piacciono quasi tutte e lo conferma il fatto che,
periodicament, mi riguardo l'intero film, come ieri sera.
Quando sono stata a Parigi a trovare Gaia, siamo andate
al Cafè des 2 Moulins. Bellissimo, mancava solo il caschetto nero
di Amelie gironzolare tra i tavoli!

A volte vorrei che la vita fosse così colorata e magica.
Non che a volte non mi succeda di provare alcuni amelismi
(scusate, concedetemi il termine), ma vorrei che fosse sempre
così. Invece a volte, è un po' troppo buio dentro per provare sensazioni
leggere e belle, per cogliere aspetti della realtà che sembrano richiamarsi
l'un l'altro con una semplicità disarmante.
Quello che mi piace di più del film e, penso si ricolleghi a questo,
è che Amelie vive con un senso di totalità, quella totalità che, secondo
Bachtin, la civiltà moderna ha perduto con l'avvento della divisione del lavoro
e dell'autocoscienza. Per l'autore, se il mondo dei classici
è "una totalità integrata e unitaria di valori", nella modernità
non esiste più correlazione tra vita interiore e realtà esterna.
Quindi, aggiunge Bachtin in Epos e romanzo,
l'aspirazione alla totalità, nella nuova epoca, può esser vissuta solo in termini
problematici, come conflitto e scontro.

Ecco, questo conflitto che pur il personaggio di Amelie vive nel rapporto
con la famiglia, nel confronto con gli altri, con l'altro sesso,
(e dunque con sè stessa),
è risolto non in chiave tragica ma comica,
nel senso che alla fine la storia si chiude con la riconciliazione
della protagonista con la società.
Tutte le sue aspirazioni iniziali vengono soddisfatte: Amelie fa felici le persone,
crea dei legami, s'innamora e si concede perchè lei "non ha le ossa di vetro".
E si lancia.

Amelie coglie questa totalità degradata con un senso favoloso,
da qui il titolo del film. Il suo modo di guardare le cose,
per quanto sia profondo e altruista, non le permette, però,
di prendere coscienza di sè stessa.
Amelie sa ciò che le piace, ma non sa ciò che vuole.
Perciò l'incontro con l'Uomo di Vetro diventa determinante
nel suo passaggio da irreale personaggio di una favola a problematico
personaggio moderno in conflitto con la realtà.
Egli la fa riflettere su sè stessa, attraverso la ragazza al centro del quadro
che sta dipingendo, una copia dalla Colazione dei cannottieri di Renoir.

Il film mi piace per questa dialettica tra favola e realtà ch,
prima esistono indipendenti, poi si scontrano e infine si uniscono.

(Manuela Raganati, da Melting Minds, pubblicato il 5 luglio 2009:
dedicato a Lady Revolution di PopCorn E Cioccolato
perchè oggi mi ha fatto ripensare a questo vecchio post su
Amelie!)
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mercoledì 19 ottobre 2011

Le foglie come tela per incisioni: Lorenzo Duran

                                                          Photos © Lorenzo Duran

Navigando, oggi sono stata colpita da queste straordinarie opere di Lorenzo Duran.
E' incredibile con quanta precisione avvenga l'incisione di queste
foglie, che vengonoutilizzate dall'artista come vere e proprie tele.
Se penso a quante volte, in autunno,mi capita di calpestare
queste fragilissime creature, mi stupisce come Duran le riutilizzi.

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domenica 16 ottobre 2011

Manifestazione di Roma 15.10.2011


Ho trovato questa vignetta su Internet e mi piace condividerla qui perchè sintetizza molto bene il confuso groviglio di pensieri che ho in testa in merito alla manifestazione di Roma di ieri, 15 ottobre 2011. Sono anche io dell'idea che uno Stato organizzato è in grado di prevedere e di contenere le manifestazioni violente che si possono verificare all'interno di grandissimi cortei, come quello di ieri.
Per maggiori approfondimenti, consiglio di leggere l'intervento di Zucconi.
Perciò mi trovo ad esprimere una perplessità: come mai disordini come quelli di piazza San Giovanni si sono manifestati solo a Roma e in nessun'altra città in cui si stava manifestando ieri? E perchè un branco di idioti tira sempre più di una massa di buone idee?

(Manuela Raganati)
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sabato 15 ottobre 2011

I pesci non chiudono gli occhi di Erri di Luca


Ho appena finito di leggere I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca, da poco uscito in libreria, in vendita insieme al dvd 'Di là dal vetro'. Appena è arrivato, mi ha colpito per la sua copertina e per questo titolo, che, su un’amante del mare come me, non potevano che avere immediata presa. Inoltre, negli ultimi quattro fantastici mesi, passati a  lavorare in libreria, mi è capitato di vendere spesso libri di Erri De Luca, autore che non conoscevo affatto e che, invece, piace a moltissimi. E anche a me.

Perciò, in poche sere, mi sono ritrovata a leggere questo bel racconto di formazione. Il narratore racconta le sue avventure marinaresche, vissute all’età di dieci anni, su un’isola del Mediterraneo, Ischia, durante le vacanze estive. S’intrecciano, così, i racconti dei primi tumulti pre-adolescenziali e le prime vicende amorose, tipici ingredienti del racconto di formazione, e le lucide riflessioni del narratore sul tempo che scorre, riguardando indietro il suo passato, la sua vita.

Il mare fa da sfondo al racconto: le spiagge, le barche dei pescatori, le canne da pesca e le lenze sono gli elementi dell’ambiente che godono delle maggiori descrizioni, quasi se fossero anch’essi personaggi della storia.

Ho apprezzato molto questo libro, innanzitutto, per il gusto della brevitas. In poche pagine, infatti, Erri De Luca accompagna il lettore in un racconto giovanile, un ricordo di vita, forse della sua vita, facendo riprovare quelle fantastiche prime emozioni che tutti provano a quell’età, consapevolmente o meno. Ritrovarsi immersi nelle atmosfere marine di questo libro, poi, è davvero un bel modo di evadere dalla routine quotidiana. Riporto qui un paio di brani che mi sono piaciuti particolarmente.

Buona Lettura!

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mercoledì 12 ottobre 2011

martedì 11 ottobre 2011

This must be the place ovvero l'insostenibile leggerezza dell'essere



 Ieri sera ho potuto assistere alla prima assoluta di This must be the place, il nuovo film di Paolo Sorrentino con Sean Penn attore protagonista, nei panni di Cheyenne, un cantante rock degli anni ’80, ormai fuori dallo star system. E fin qui, niente di strano. Il regista segue la vita quotidiana di Cheyenne, tra la spesa al supermercato, il caffè al bar, le cene con amici, lo sport e il sesso con la moglie, ma sempre indossando la stessa maschera, quel cerone bianco e il rossetto rosso, che tanto lo legano al suo passato e sotto i quali vorrebbe nascondere la tristezza della sua anima. Dilaniato dai sensi di colpa, Cheyenne si trascina quasi su sé stesso, trasportando con sé un carrellino, immagine penosa di una rock star ormai ‘in pensione’. Tutto il film mi è sembrato avvolto da quella che Kundera definì l’insostenibile leggerezza dell’essere. Sarà solo l’esperienza di un viaggio alle origini, in una surreale America, a restituirgli la voglia di vivere, la voglia di guardare al futuro, con un nuova coscienza di sé.
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lunedì 10 ottobre 2011

Il discorso di Steve Jobs agli universitari (Ultima parte)

La terza storia parla di morte

Quando avevo 17 anni, lessi un brano che diceva più o meno: "se vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, prima o poi sarà l’ultimo veramente". Mi rimase impresso, e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato nello specchio ogni mattina e mi sono chiesto:"se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei veramente fare quello che sto facendo oggi?" E ogni volta che la risposta era "No" sapevo di aver bisogno di cambiare qualcosa.
Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante. Mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perchè praticamente tutto - tutte le aspettative, l'orgoglio, le paure di fallire - tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante.
Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare la trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è nessun motivo per non seguire il vostro cuore.
Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto una TAC alle 7.30 del mattino e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche cosa fosse un pancreas! I dottori mi dissero che si trattava sicuramente di un tipo di cancro incurabile, e che avrei avuto un'aspettativa di vita non superiore ai 3-6 mesi. Il mio dottore mi consigliò di andare a casa e di sistemare le mie cose, che è il messaggio in codice dei dottori per dirti di prepararti a morire. Significa che devi provare a dire ai tuoi bambini ogni cosa che pensavi di dirgli nei prossimi dieci anni. Significa che devi assicurarti che ogni cosa sia a posto, così che tutto sarà più facile per la tua famiglia. Significa che devi dire addio.
Ho vissuto con quella diagnosi in testa tutto il giorno. Più tardi, nel pomeriggio, mi è stata fatta una biopsia. Mi hanno infilato un endoscopio nella gola che è passato per il mio stomaco ed il mio intestino. Hanno messo un ago nel mio pancreas e hanno prelevato alcune cellule dal tumore. Ero sotto sedativi, ma mia moglie, che era lì, mi ha detto che quando hanno analizzato le cellule al microscopio i dottori si sono messi a piangere. Infatti si trattava di una rarissima forma di cancro pancreatico curabile con la chirurgia. Sono stato operato. Ora sto bene.
E' stata la mia esperienza più vicina alla morte e spero che rimanga tale per qualche decennio ancora. Avendola superata posso dirvi con certezza una cosa: Nessuno vuole morire. Neanche chi vuole andare in paradiso vuole morire per arrivarci prima. E nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo. Nessuno vi è mai sfuggito. E così deve essere.
Perchè la Morte è probabilmente l'unica, migliore invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Elimina il vecchio per far spazio al nuovo. Proprio adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo distante da oggi, diventerete gradualmente il vecchio che deve essere eliminato. Mi dispiace essere così drammatico, ma questa è la verità.
Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita che qualcun altro vuole per voi. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi - che vuol dire vivere seguendo i pensieri di altri. Non lasciate che l’ opinione altrui faccia tacere la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore ed il vostro intuito. Loro sanno già quello che voi volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario. Quando ero giovane, c'era un'incredibile pubblicazione chiamata The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione. Era stata creata da un tizio di nome Stewart Brand non troppo lontano da qui, a Menlo Park, e la portò alla luce con il suo tocco poetico. Stiamo parlando degli anni '60, prima dei computer e del desktop publishing, quindi era tutta fatta con la macchina da scrivere, le forbici e la Polaroid. Era una sorta di Google di carta, 35 anni prima della venuta di Google: era idealistico, e pieno di strumenti utili ed informazioni preziose. Stewart ed il suo gruppo pubblicarono molti numeri del Grande Catalogo Mondiale fino all'ultima edizione. Eravamo a metà degli anni '70 ed io avevo la vostra età. Sul retro di copertina dell'ultimo numero c'era la foto di una strada di campagna all'alba, quel tipo di strada sulla quale potreste trovarvi a fare l'autostop, se foste così avventurosi. Sotto c'erano queste parole "Siate affamati, siate assurdi". Questo era il messaggio di congedo. Rimanere affamato. Rimanere assurdo. Me lo sono sempre augurato. Ed ora, a voi, che state per laurearvi, io auguro solo questo:
Siate affamati. Siate assurdi.
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domenica 9 ottobre 2011

Discorso di Steve Jobs agli universitari part.2

La seconda storia parla d'amore e di perdita


Sono stato fortunato - ho scoperto quello che amavo fare molto presto. Woz ed io fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo vent'anni. Lavorammo duro, e in 10 anni la Apple crebbe dai due che eravamo in un garage ad una società da 2 miliardi di dollari con più di 4000 impiegati. Avevamo appena creato il nostro miglior prodotto - il Macintosh – un anno prima, e io avevo appena compiuto 30 anni. E fui licenziato. Come si fa ad essere licenziato dalla compagnia che hai fondato? Beh, non appena la Apple si espanse assumemmo qualcuno che pensavamo fosse molto capace nel gestire l'azienda, e per il primo anno le cose andarono bene. Ma la nostra visione del futuro cominciò a divergere e alla fine decidemmo di rompere. Quando ci fu la rottura i nostri dirigenti decisero di stare dalla sua parte. Così, a trent'anni, ero fuori. Il centro della mia vita da adulto era completamente andato, sparito, è stato devastante. Non ho saputo che pesci pigliare per un po' di mesi. Sentivo di aver deluso la precedente generazione di imprenditori per aver mollato la presa. Incontrai David Packard e Bob Noyce per cercare di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Fu un fallimento pubblico, pensai addirittura di suicidarmi. Ma qualcosa, lentamente, si faceva luce in me.

Amavo ancora quello che avevo realizzato. L'inaspettato e repentino cambiamento alla Apple non aveva cambiato quello che provavo, neanche un poco. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Quindi decisi di ricominciare.

All'epoca non me ne accorsi, ma il mio licenziamento dalla Apple fu la cosa migliore che poteva capitarmi. Il peso del successo fu rimpiazzato dall'illuminazione di essere un principiante ancora una volta, con molta meno sicurezza su tutto. Questo mi liberò e mi consentì di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi, fondai una società di nome NeXT, un'altra di nome Pixar, e mi innamorai di una meravigliosa donna che sarebbe poi diventata mia moglie.

Pixar finì per creare il primo film animato al computer della storia, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione più famoso al mondo. Apple, con una mossa notevole, acquisì NeXT, io tornai ad Apple, e la tecnologia che sviluppai con NeXT è oggi nel cuore dell'attuale rinascita di Apple. Laurene ed io abbiamo una stupenda famiglia.

Sono sicurissimo che niente di tutto ciò sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato da Apple. E' stato un boccone amarissimo da buttar giù, ma era la medicina di cui avevo bisogno. A volte la vita ti colpisce in testa come un mattone. Non perdete la fede. Sono convinto del fatto che l'unica cosa che mi ha consentito di proseguire sia stato l'amore che provavo per quello che facevo. Dovete trovare ciò che amate. E' questo è tanto vero per il vostro lavoro quanto per chi vi ama. Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l'unico modo per essere veramente soddisfatti e quello di fare quello che pensate sia il lavoro migliore. E l'unico modo per fare il lavoro migliore è quello di amare quello che fate. Se non lo avete ancora trovato, continuate a cercare. Non vi fermate. Come tutti gli affari di cuore, lo saprete quando lo troverete. E, come nelle migliori relazioni, diventerà sempre migliore col passare degli anni. Quindi, continuate a cercarlo fino a quando non l'avrete trovato. Non fermatevi. (continua…)





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giovedì 6 ottobre 2011

Il discorso di Steve Jobs part.1

Questo è il testo del discorso di Steve Jobs, fondatore di Apple Computer e Pixar Animation studio, in occasione della consegna dei diplomi di laurea celebrata a Stanford.

Sono onorato di essere con voi oggi per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Ad essere sincero, questa è la cosa più vicina ad una laurea, per me.
Oggi voglio raccontarvi tre storie che mi appartengono. Tutto qui. Niente di particolare. Solo tre storie.

La prima storia parla di unire i puntini.

Ho smesso di frequentare il Reed College dopo i primi 6 mesi, ma ci sono rimasto per altri 18 mesi prima di lasciarlo definitivamente. Perchè lo feci?
Tutto cominciò prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studente universitaria nubile e decise di darmi in adozione. Sentiva nel suo cuore che io dovessi essere adottato da un laureato, così venne preparata la mia adozione, alla nascita, per un avvocato e sua moglie. Solo quando vidi la luce questi decisero, all'ultimo momento, che avrebbero preferito una bambina. Quindi i miei genitori, che erano in lista d'attesa, vennero chiamati nel mezzo della notte da una voce che chiedeva: "Abbiamo un bambino indesiderato, lo volete?" Essi dissero: "Certo". Mia madre biologica scoprì in seguito che mia madre non si era mai laureata e che mio padre non aveva neanche il diploma di scuola superiore. Rifiutò di firmare i documenti per l'adozione. Accettò, riluttante, solo qualche mese dopo quando i miei genitori promisero che un giorno sarei andato all'università.
17 anni dopo andai all'università. Ma ingenuamente scelsi un istituto universitario costoso quanto Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori lavoratori furono spesi per la retta. Dopo sei mesi non riuscivo a vederne l'utilità. Non avevo idea di cosa fare nella vita e nessun indizio su come l'università avrebbe potuto aiutarmi a capirlo. Così spesi tutti i soldi che i miei genitori avevano risparmiato in un'intera vita di lavoro. Decisi di non seguire il piano di studi obbligatorio, confidando nel fatto che tutto si sarebbe sistemato. Ero molto spaventato da quella decisione, ma col senno di poi, sarebbe stata una delle migliori decisioni che avessi mai preso. Nel momento in cui scelsi un piano di studio personalizzato avevo la possibilità di ignorare le lezioni che non mi interessavano e di scegliere quelle che mi apparivano più interessanti.
Non era per niente romantico. Non avevo una stanza al dormitorio, così dormivo sul pavimento in stanze di amici. Restituivo vuoti di cocacola per i 5 centesimi di deposito e ci compravo da mangiare, mi facevo più di 10 chilometri a piedi attraverso la città, ogni domenica notte, per avere un pasto a settimana al tempio degli Hare Krishna. Che bello! Tutto quello in cui inciampai semplicemente seguendo la mia curiosità ed il mio intuito si rivelò in seguito di valore inestimabile.
Per esempio:
il Reed College all'epoca offriva quello che era probabilmente il miglior corso di calligrafia del paese. In tutto il campus, ogni manifesto, ogni etichetta su ogni cassetto, era meravigliosamente scritto a mano. Decisi di prendere lezioni di calligrafia. Appresi la differenza tra i tipi di caratteri con grazie e senza grazie. Imparai l'importanza della variazione dello spazio tra combinazioni diverse di caratteri. Mi insegnarono quali elementi fanno della tipografia, una grande tipografia. Era affascinante: si trattava di storia, bellezza ed arte, cose che la scienza non può catturare.
Niente di tutto ciò aveva la benchè minima speranza di una qualunque applicazione nella mia vita. Ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Macintosh, tutto mi tornò utile. E lo mettemmo interamente nel Mac. Era il primo computer che curasse la tipografia. Se non avessi mai scelto quel corso, al college, il Mac non avrebbe mai avuto font proporzionali e font a larghezza fissa. E siccome Windows ha copiato il Mac, è probabile che nessun computer li avrebbe avuti. Se non avessi scelto di interrompere il piano di studi obbligatorio non avrei scelto quel corso di calligrafia ed i personal computer avrebbero potuto non avere la stupenda tipografia che hanno ora. Era ovviamente impossibile unire i puntini guardando al futuro mentre ero al college e capire in cosa si sarebbe concretizzato. Ma la realizzazione era estremamente chiara, guardandomi alle spalle, dieci anni dopo.
Ve lo ripeto, non puoi unire i puntini guardando al futuro, puoi connetterli in un disegno, solo se guardi al passato. Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa - il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto la differenza nella mia vita.
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domenica 2 ottobre 2011

Omaggio a... Kahlil Gibran




E un giovane disse: Parlaci dell'amicizia.
Ed egli rispose:
L'amico è il vostro bisogno corrisposto.
E' il campo che seminate con amore e mietete rendendo grazie.
E' la vostra mensa e il vostro focolare;
Perchè a lui giungete affamati e in cerca di pace.

Quando l'amico vi dice quel che pensa, non abbiate timore di
dire il no, o il sì, che sono nella vostra mente.
E quand'è silenzioso, il vostro cuore non cessi di ascoltare
il suo cuore;
Giacchè nell'amicizia, senza parlare, tutti i pensieri e i desideri
e aspettative nascono e vengono condivisi con gioia non acclamata.

Quando lasciate l'amico, non rattristatevi;
Perchè ciò che di più amate in lui può sembrarvi più chiaro
durante la sua assenza, come la montagna allo scalatore
appare più nitida dal piano.
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