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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2011

CIAO MARCO. CIAO SIC58...

Siamo solo noi
che andiamo a letto la mattina presto
e ci svegliamo con il mal di testa
siamo solo noi
che non abbiamo vita regolare
che non ci sappiamo limitare
siamo solo noi
che non abbiamo più rispetto per niente
neanche per la mente
siamo solo noi...
quelli che poi muoiono presto
quelli che però è lo stesso
siamo solo noi
che non abbiamo più niente da dire
dobbiamo solo vomitare
siamo solo noi
che non vi stiamo neanche più ad ascoltare

siamo solo noi
quelli che non hanno più rispetto per niente
neanche per la gente
siamo solo noi
quelli che ormai non credono più a niente
e vi fregano sempre ...sì...

siamo solo noi
che tra demonio e santità è lo stesso
basta che ci sia posto
siamo solo noi
che facciamo colazione con un toast
del resto

siamo solo noi
quelli che non han voglia di far niente
rubano sempre
siamo solo noi
generazione di sconvolti che non han più
santi né eroi
siamo solo noi
siamo solo noi
siamo solo noi




Voglio tirare sassi sul Canal St.Martin

Questa è una delle scene che mi piacciono di più del
Favoloso Mondo di Amelie.
A dir la verità, mi piacciono quasi tutte e lo conferma il fatto che,
periodicament, mi riguardo l'intero film, come ieri sera.
Quando sono stata a Parigi a trovare Gaia, siamo andate
al Cafè des 2 Moulins. Bellissimo, mancava solo il caschetto nero
di Amelie gironzolare tra i tavoli!

A volte vorrei che la vita fosse così colorata e magica.
Non che a volte non mi succeda di provare alcuni amelismi
(scusate, concedetemi il termine), ma vorrei che fosse sempre
così. Invece a volte, è un po' troppo buio dentro per provare sensazioni
leggere e belle, per cogliere aspetti della realtà che sembrano richiamarsi
l'un l'altro con una semplicità disarmante.
Quello che mi piace di più del film e, penso si ricolleghi a questo,
è che Amelie vive con un senso di totalità, quella totalità che, secondo
Bachtin, la civiltà moderna ha perduto con l'avvento della divisione del lavoro
e dell'autocoscien…

Le foglie come tela per incisioni: Lorenzo Duran

Photos © Lorenzo Duran

Navigando, oggi sono stata colpita da queste straordinarie opere di Lorenzo Duran.
E' incredibile con quanta precisione avvenga l'incisione di queste
foglie, che vengonoutilizzate dall'artista come vere e proprie tele.
Se penso a quante volte, in autunno,mi capita di calpestare
queste fragilissime creature, mi stupisce come Duran le riutilizzi.

Manifestazione di Roma 15.10.2011

Ho trovato questa vignetta su Internet e mi piace condividerla qui perchè sintetizza molto bene il confuso groviglio di pensieri che ho in testa in merito alla manifestazione di Roma di ieri, 15 ottobre 2011. Sono anche io dell'idea che uno Stato organizzato è in grado di prevedere e di contenere le manifestazioni violente che si possono verificare all'interno di grandissimi cortei, come quello di ieri.
Per maggiori approfondimenti, consiglio di leggere l'intervento di Zucconi.
Perciò mi trovo ad esprimere una perplessità: come mai disordini come quelli di piazza San Giovanni si sono manifestati solo a Roma e in nessun'altra città in cui si stava manifestando ieri? E perchè un branco di idioti tira sempre più di una massa di buone idee?

(Manuela Raganati)

I pesci non chiudono gli occhi di Erri di Luca

Ho appena finito di leggere I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca, da poco uscito in libreria, in vendita insieme al dvd 'Di là dal vetro'. Appena è arrivato, mi ha colpito per la sua copertina e per questo titolo, che, su un’amante del mare come me, non potevano che avere immediata presa. Inoltre, negli ultimi quattro fantastici mesi, passati a lavorare in libreria, mi è capitato di vendere spesso libri di Erri De Luca, autore che non conoscevo affatto e che, invece, piace a moltissimi. E anche a me.

Perciò, in poche sere, mi sono ritrovata a leggere questo bel racconto di formazione. Il narratore racconta le sue avventure marinaresche, vissute all’età di dieci anni, su un’isola del Mediterraneo, Ischia, durante le vacanze estive. S’intrecciano, così, i racconti dei primi tumulti pre-adolescenziali e le prime vicende amorose, tipici ingredienti del racconto di formazione, e le lucide riflessioni del narratore sul tempo che scorre, riguardando indietro il suo passato,…

Talking Heads- This must be the place

E' l'ora di questa canzone...
Ed ecco il testo...

This must be the place ovvero l'insostenibile leggerezza dell'essere

Ieri sera ho potuto assistere alla prima assoluta di This must be the place, il nuovo film di Paolo Sorrentino con Sean Penn attore protagonista, nei panni di Cheyenne, un cantante rock degli anni ’80, ormai fuori dallo star system. E fin qui, niente di strano. Il regista segue la vita quotidiana di Cheyenne, tra la spesa al supermercato, il caffè al bar, le cene con amici, lo sport e il sesso con la moglie, ma sempre indossando la stessa maschera, quel cerone bianco e il rossetto rosso, che tanto lo legano al suo passato e sotto i quali vorrebbe nascondere la tristezza della sua anima. Dilaniato dai sensi di colpa, Cheyenne si trascina quasi su sé stesso, trasportando con sé un carrellino, immagine penosa di una rock star ormai ‘in pensione’. Tutto il film mi è sembrato avvolto da quella che Kundera definì l’insostenibile leggerezza dell’essere. Sarà solo l’esperienza di un viaggio alle origini, in una surreale America, a restituirgli la voglia di vivere, la voglia di guardare al f…

Il discorso di Steve Jobs agli universitari (Ultima parte)

La terza storia parla di morte

Quando avevo 17 anni, lessi un brano che diceva più o meno: "se vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, prima o poi sarà l’ultimo veramente". Mi rimase impresso, e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato nello specchio ogni mattina e mi sono chiesto:"se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei veramente fare quello che sto facendo oggi?" E ogni volta che la risposta era "No" sapevo di aver bisogno di cambiare qualcosa.
Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante. Mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perchè praticamente tutto - tutte le aspettative, l'orgoglio, le paure di fallire - tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante.
Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare la trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. …

Discorso di Steve Jobs agli universitari part.2

La seconda storia parla d'amore e di perdita


Sono stato fortunato - ho scoperto quello che amavo fare molto presto. Woz ed io fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo vent'anni. Lavorammo duro, e in 10 anni la Apple crebbe dai due che eravamo in un garage ad una società da 2 miliardi di dollari con più di 4000 impiegati. Avevamo appena creato il nostro miglior prodotto - il Macintosh – un anno prima, e io avevo appena compiuto 30 anni. E fui licenziato. Come si fa ad essere licenziato dalla compagnia che hai fondato? Beh, non appena la Apple si espanse assumemmo qualcuno che pensavamo fosse molto capace nel gestire l'azienda, e per il primo anno le cose andarono bene. Ma la nostra visione del futuro cominciò a divergere e alla fine decidemmo di rompere. Quando ci fu la rottura i nostri dirigenti decisero di stare dalla sua parte. Così, a trent'anni, ero fuori. Il centro della mia vita da adulto era completamente andato, sparito, è stato devastante. …

Il discorso di Steve Jobs part.1

Questo è il testo del discorso di Steve Jobs, fondatore di Apple Computer e Pixar Animation studio, in occasione della consegna dei diplomi di laurea celebrata a Stanford.

Sono onorato di essere con voi oggi per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Ad essere sincero, questa è la cosa più vicina ad una laurea, per me.
Oggi voglio raccontarvi tre storie che mi appartengono. Tutto qui. Niente di particolare. Solo tre storie.

La prima storia parla di unire i puntini.

Ho smesso di frequentare il Reed College dopo i primi 6 mesi, ma ci sono rimasto per altri 18 mesi prima di lasciarlo definitivamente. Perchè lo feci?
Tutto cominciò prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studente universitaria nubile e decise di darmi in adozione. Sentiva nel suo cuore che io dovessi essere adottato da un laureato, così venne preparata la mia adozione, alla nascita, per un avvocato e sua moglie. Solo quando vidi la luce questi deci…

Omaggio a... Kahlil Gibran

E un giovane disse: Parlaci dell'amicizia.
Ed egli rispose:
L'amico è il vostro bisogno corrisposto.
E' il campo che seminate con amore e mietete rendendo grazie.
E' la vostra mensa e il vostro focolare;
Perchè a lui giungete affamati e in cerca di pace.

Quando l'amico vi dice quel che pensa, non abbiate timore di
dire il no, o il sì, che sono nella vostra mente.
E quand'è silenzioso, il vostro cuore non cessi di ascoltare
il suo cuore;
Giacchè nell'amicizia, senza parlare, tutti i pensieri e i desideri
e aspettative nascono e vengono condivisi con gioia non acclamata.

Quando lasciate l'amico, non rattristatevi;
Perchè ciò che di più amate in lui può sembrarvi più chiaro
durante la sua assenza, come la montagna allo scalatore
appare più nitida dal piano.