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Recensione di OGNI NOTTE UN SOGNO di D'Ambrosio Angelillo


















Ogni notte un sogno: un titolo efficace per questa nuova raccolta di racconti onirici di Giuseppe D’Ambrosio Angelillo, fondatore della Piccola Casa Editrice ACQUAVIVA. Leggiamone qualche brano: «Avevo l’ufficio sotto la metropolitana di Milano. Un tavolo grande e largo e capace. Avevo lì i libri e i quaderni e lavoravo. La gente passava tutt’intorno a me, mi guardava strano e telava. Qualcuno pure mi sorrideva. Molti mi prendevano per pazzo. […] La maggior parte delle persone non bada a me, quasi non mi vede ma io sono in mezzo a loro, in mezzo al popolo di Milano, e per di più nella sotterranea, mi sento davvero il segretario di una delle più grandi anime del mondo, l’Anima di Milano».[1] L’autore in questo racconto, intitolato Il mio ufficio in metropolitana, si dipinge, in poche pennellate, in un piccolo autoritratto biografico. Lo scrittore, per vivere a stretto contatto con la città, ha stretto un rapporto profondo con gli spazi pubblici, con la strada, il luogo degli incontri casuali ed edificanti, quelli che durano pochi attimi e che, seppur fuggevoli, ti lasciano un segno inconfondibile, quello dell’unità nella totalità. Infatti, questo libro contiene più di duecento racconti e svariati filoni tematici che, intrecciandosi, tessono una sublime trama onirica, o forse sarebbe meglio dire surreale. 

«Stavo sulla riva di una spiaggia. C’erano delle cabine lungo la strada assolata. La spiaggia era larga e piena di dune. Io decido di andare a fare il bagno e vado verso il mare guardando il cielo. Ma invece di andare dritto vado verso sinistra. Dopo una lieve salita scendo ed ecco che si spalanca davanti a me un abisso, la spiaggia è su una scogliera e il mare mugghia di sotto a una ventina di metri. Io mi precipito giù ma mi aggrappo a fatica agli ultimi metri di sabbia, ma è sabbia, posso sprofondare da un momento all’altro».[2] Ogni notte un sogno è un labirinto dell’io, un profondo percorso nella città, una scatola di ricordi, tanti dedicati alla grande amica di D’Ambrosio Angelillo, Alda Merini. «Un libro su Alda. Un fungo come un altro. Ma Alda è la foresta intera».[3]
Un alone di amarezza scende su alcuni racconti: l’indifferenza e l’isolamento sono i mali che affliggono la nostra società, spesso troppo accecata dalle futilità quotidiane, per cogliere un briciolo di poesia nelle cose. Un’ultima osservazione va fatta a riguardo delle bellissime illustrazioni che corredano la raccolta, molte delle quali sono dipinte dalla mano dell’autore, come tutte le copertine delle edizioni Acquaviva, vere e proprie piccole e preziose opere d’arte.


(Manuela Raganati)

 

[1] Giuseppe D’Ambrosio Angelillo, Il mio ufficio in metropolitana, Milano, Ed. Acquaviva, 2010, p.35.
[2] Giuseppe D’Ambrosio Angelillo, La spiaggia, Milano, Ed. Acquaviva, 2010, p.104.
[3] Giuseppe D’Ambrosio Angelillo, Un libro su Alda, Milano, Ed. Acquaviva, 2010, p.40.



Commenti

  1. Devo essere davvero molto carino e la copertina mi piace un sacco.
    E tu come sempre sei bravissima ;)

    RispondiElimina
  2. Cara Manu, ti ringrazio molto per le tue belle parole... Che dire? Mi hai commosso, io che ci ho ormai la pelle corazzata e certe volte mi difendo con un cinismo mica tanto mascherato... ma quando vengo a contatto con persone alte e nobili la mia vera natura torna a prevalere e allora mi commuovo come sempre anche per cose che uno potrebbe dire: "Ma è un fuori di testa questo qui?". Ebbene sì, sono un fuori di testa di poesia, che male c'è?
    Grazie di cuore!
    Giuseppe

    RispondiElimina

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