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ALI DI BABBO, MILENA AGUS

[…] Anche Abdou è contento e si capisce che dà le lezioni a madame con piacere e non soltanto con i soldi. Le ha detto che lui ha sempre tante preoccupazioni che non si era mai accorto di essere arrivato in un posto fabuleux e gli dispiace quando non conosce le parole che cerca madame. Perché chi aveva mai pensato al mare che cambia colore secondo le stagioni e quando c’è il sole è come spennellato di un turchese a cui si stata aggiunta una punta verde e più lontano invece è zaffiro e più lontano ancora blu notte e attorno gli scogli più bassi celeste neonato?
E alle rocce di Serpentara e ai Varaglioni, che brillano in questa immensità di azzurri e quando invece c’è lo scirocco diventano color cenere e l’isoletta spunta fra le nuvole? E alle onde, che quando che coprono le pietre della spiaggia e se le porta via la risacca, sono l’unica cosa che si sente in questo grande silence, oppure si infrangono con una tale forza da immergere ogni cosa nel vapore, un gigantesco aerosol naturale, e forse per questo la macchia cede il posto al prato verde e diciamo che si va in Irlanda? E a noi, che spesso facciamo il gioco di stringere gli occhi per costruire una cornice e vengono fuori fotografie diverse del Mediterraneo, e se siamo fortunati, delfini che saltano e sono contenti di niente, soltanto di quel loro saltare? Chi mai aveva pensato a queste cose, dice Abdou, con le umiliazioni e la fame e la nostalgie. Gli alberi, per esempio, erano soltanto una cosa verde che dà i frutti.[...]

(Tratto da Milena Agus, Ali di babbo, Roma, Nottetempo, 2008, p.46)


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