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Il caso SISTRI (Manuela Raganati per TuttoGreen)

Il Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) sarebbe dovuto entrare in vigore nell’Ottobre del 2010. Promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il nuovo Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti si propone di alleggerire la burocrazia legata allo smaltimento dei rifiuti da parte delle imprese, riducendo i costi sia per lo Stato, sia per l’imprenditoria e migliorandone l’efficienza.

Come si legge nel sito del Ministero, il Sistri prevede, inoltre, di sostituire i tradizionali sistemi cartacei, registri, formulari rifiuti e dichiarazioni attuali, con un sistema elettronico di controllo che sarà maggiormente efficace per monitorare, su tutto il territorio nazionale, il complesso itinerario degli automezzi che trasportano, tra i vari centri di smaltimento, i rifiuti speciali e pericolosi e i rifiuti urbani nella Regione Campania.

Il Sistri, sulla carta, è apparso subito uno strumento importante, in grado di beneficiare sia sullo stato dell’ambiente, sia gli interessi dello Stato e delle aziende, ma nella realtà dei fatti, la gestione del progetto è apparsa approssimativa. Si sono, così, verificati numerosi ritardi nella distribuzione dei dispositivi elettronici necessari per l’avvio del Sistri: le Black box, da installare sui camion che trasportano i rifiuti ai centri di raccolta e smaltimento, e le chiavette USB per comunicare in modo innovativo e veloce i dati registrati, durante tutto il processo di smaltimento dei rifiuti.

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(Manuela Raganati, in collaborazione con la redazione di
Tutto Green, portale interamente dedicato alla green economy)

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