mercoledì 23 marzo 2011

The Fighter di D.O. Russel

Il ring spesso è una metafora della vita.
Per questo, credo, che il pugilato sia tanto affascinante:
colpire e difendersi, non arrendersi mai, resistere, rialzarsi,
incassare e saper sferrare il colpo giusto al momento giusto,
o perdere con dignità.
Ma spesso ciò che conta di più è chi c'è all'angolo del ring
a sostenerti, ad incitarti, a consigliarti la mossa giusta da fare,
e forse, nella vita, è proprio questo che fa la differenza.
Quello che mi ha più colpito di questo film è la riflessione
sulla famiglia. Nonostante i problemi e le incomprensioni che
si creano intorno alla sua compromessa carriera da pugile,
Micky sa che non può rinunciare al fratello Dicky, appena uscito
dal carcere per iterato consumo di crac.
Ed è lo stesso Micky che cerca di far capire a tutte le
persone che lo stanno aiutando nella preparazione dell'incontro
finale, turbate dal ritorno di Dicky, che non può fare a meno
neppure di nessuno di loro.
Tutti, nessuno escluso, sono indispensabili alla vittoria di
The Fighter.

È il tuo momento. Io ho avuto il mio e l'ho buttato via.
Tu non devi farlo.

(Manuela Raganati)



2 commenti:

  1. Il trionfo della violenza e la mercificazione occulta della carne senza consapevolezza di se.

    Sono bravi gli Americani a rendere luccicante la loro bigiotteria. Il pugilato negli States è un puro business dove gravitano miliardi di dollari e dove niente è come sembra, tutto è corrotto e tutti si vendono al miglior offerente … e allora la fabbrica dei sogni Hollywoodiana ogni tanto racconta una storia strappalacrime e a lieto fine per offuscare le menti e rinverdire il buon vecchio sogno americano (quello dove più le prendi e più alla fine il trionfo sarà grande)

    Nulla da eccepire al film come puro intrattenimento. Quasi due ore che ti appassionano e ti fanno tifare per il ragazzo martire … soprattutto per la scritta che si vede all’inizio del film: ‘’questa è una storia vera’’. E bravissimo anche l’ultimo Batman nei panni del tossico, oscar più che meritato!

    Ho un amico a Lowell, MA e mi ha detto che la sua città è proprio quel cesso di posto che si vede nel film…anzi peggio!

    Cristiano

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  2. Bella anche la tua recensione, mi piace perchè incazzosa e incazzata.
    Tra l'altro, la retorica dell'American Dream è fastidiosamente palese e forse
    rallenta un po' il ritmo del film, ma forse è proprio funzionale a quel tipo di
    ambientazione, alla Lowell dei bassifondi, alla lentezza mentale del fumatore
    di crack. Dicky è davvero espressivo, molto più di Micky: ma ancora una volta,
    ribadisco, l'importanza di chi sta all'angolo...

    RispondiElimina

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