lunedì 28 febbraio 2011

Omaggio a...Trilussa

Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!

E ancora tengo er grugno de cartone

che servì p’annisconne quello mio.

Sta da vent’anni sopra un credenzone

quela Maschera buffa, ch’è restata

sempre co’ la medesima espressione,

sempre co’ la medesima risata.

Una vorta je chiesi: – E come fai

a conservà lo stesso bon umore

puro ne li momenti der dolore,

puro quanno me trovo fra li guai?

Felice te, che nun te cambi mai!

Felice te, che vivi senza core! -

La Maschera rispose: – E tu che piagni

che ce guadagni? Gennte! Ce guadagni

che la genti dirà: Povero diavolo,

te compatisco… me dispiace assai…

Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!

Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:

e se te pija la malinconia

coprete er viso co’ la faccia mia

così la gente nun se scoccerà… -

D’allora in poi nascónno li dolori

de dietro a un’allegia de cartapista

e passo per un celebre egoista

che se ne frega de l’umanità!

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martedì 22 febbraio 2011

Anima di carta,o forse sarebbe meglio dire, di pixel!

E' una sera di febbraio, una che sul calendario non si è mai vista.
Non si è mai vista perchè non mi ricorda niente del mio passato,
anche se questo pomeriggio ho riascoltato vecchie canzoni.
Piuttosto sento nell'aria uno strano, stranissimo profumino di
futuro. Cos'è il futuro? Ah, non c'è dato saperlo, purtroppo o
perfortuna...

Stasera apro il BHO...BLOG e vedo che il mio giardino zen
accoglie dei commenti bellissimi di due lettori.
Mi fanno sorridere e pensare
che quello che scrivo qui non è solo un misero diario o un piccolo
insulso segno nel mondo virtuale.
Forse è qualcosa di più...

A volte mi chiedo: ma perchè ho questo sogno di 'far la scrittrice'?
In tanti, quando lo dico in giro, mi sa che si trattengono
sotto, sotto una bella risata! Ma forse mi vedono
 così convinta e sicura di quello che dico che hanno pietà.
A volte mi dico: ma non potevi sognare di far l'avvocato,
 l'architetto, la musicista, la ballerina, la nuotatrice...
 bho... insomma...qualcosa di più concreto!
E, invece, il mio sogno è proprio questo:
parole, disegni e immagini
di parole, colori di parole, frasi,
partiture di sentimenti, pensieri in
versi, versi dell'anima, anime di carta...
A volte mi chiedo se sarebbe più realistico richiudere
tutto in un cassetto e smettere di sperare che un giorno
possa realizzarmi in questo campo.

Ogni volta che leggo i vostri bellissimi commenti,
però, penso che questa è la mia strada
e vi ringrazio davvero tanto di
ricordarmelo ogni volta.

La mia anima di carta, o forse sarebbe meglio dire
di pixel, non smetterà mai di creare storie.


                                        Foto da 4 civette sul comò (alterato).
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domenica 20 febbraio 2011

Visioni urbane, Verfremdung

Intanto, Stazione Centrale nella sua littoria freddezza e mastodonticità, nella sua sporca e degradata popolazione senza tetto, nella sua mobile, fluida, inconsistente realtà transeunte, nella sua vagabonda cognizione d’essere, sembra diventata un’enorme e disordinato armadio dove trovare le mie ‘scarpette gialle’. Lo straniamento più totale sale all’improvviso, al contatto umano con uno dei tanti uomini ombra che popolano la folla anonima della stazione. Un uomo ombra in divisa è sempre più portato al contatto umano rispetto agli altri uomini ombra. L’ennesimo uomo ATM incrocia il mio sguardo scrutatore, un po’ da pazza, ormai anch’esso scuro, chiedendomi che cosa stesse succedendo in fondo, dall’altra parte della stazione. Un frastuono di musica e grida rendeva questa foresta di cemento più straniante di quanto avessi mai provato.

Manuela Raganati



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sabato 19 febbraio 2011

Medusa

La stanza si sta riempiendo di zanzare, il caldo mi sta facendo svenire, lo stomaco mi comprime o forse sono io che comprimo lo stomaco. Sento le voci nel cervello, le s-parole s-parlate in qualche angolo della strada dove lo svago all’aperto riempie le città del mondo. La strada è entrata nella galleria delle incertezze di luglio, quelle che chiamano da dentro e che non sai come ti rimandano fuori. Il mostro da combattere ha lo stesso volto di sempre, nulla può la testa di Medusa, perciò forse è meglio che la posi su un morbido letto caldo e rifatto da poco, rifatto a sera, rifatto e basta. Le fitte contraggono, le persone bussano ma non capiscono che sono diversa e se non accettano che sono diversa, perché io stessa non accetto che son diversa?


Ma cosa sono? Sono io Medusa che pietrifica con lo sguardo, orribile vista che uccide? O sono solo un volto di giovane donna martoriato dalle stesse bruciature sulla pelle, le mie macchie, quelle con cui sono cresciuta, quelle che hanno nascosto la mia giovinezza e che mi hanno portato ad essere sempre e solo me stessa, perché con quelle in volto, ero io e solo io. Ecco allora che il mostro prende volto, la forza interiore, l’energica poesia, il magma sotteso a quel mondo che trema, sempre pronto a rinascere sulle rovine del tempo, senza mai dimenticare, senza mai fare veramente tabula rasa. Ecco la città di fuoco, rossa e immaginifica, ecco il terremoto che crepa la pelle, che sventra il volto, che sprofonda l’occhio nell’azzurro dell’anima.

Ma io sono il mostro che vedi, questa testa mozzata, così irreale, così violenta, così arruffata, così contorta eppure sono viva, sono carne viva che ti può mordere e ho mille corpi su cui starmene, ho mille serpi tra i capelli, ho la forza della Fenice nell’anima.

(di Manuela Raganati)

Immagine tratta da Kalaris Web blog
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lunedì 14 febbraio 2011

Poesia d'amore. (Omaggio a... Salvatore Quasimodo)

Il vento vacilla esaltato e porta
foglie sugli alberi del Parco,
l'erba è già intorno
alle mura del Castello, i barconi
di sabbia filano sul Naviglio Grande.
Irritante, scardinato, è un giorno
che torna dal gelo come un altro,
procede, vuole. Ma ci sei tu e non hai limiti:
violenta allora l'immobile morte
e prepara il nostro letto di vivi.

(Da Dare e avere)

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martedì 8 febbraio 2011

Il cigno nero. The Black Swan di D.Aronofsky (Prossimamente nei cinema)

Ritrovarsi a danzare su un palcoscenico
sognato da tutta la vita, è come sfidare
sè stessi in una gara di ballo all'ultimo
passo. Il cigno bianco volteggia leggero
e aggraziato, inseguendo il sogno della
perfezione assoluta. Il cigno nero danza
conturbante e misterioso, intrigando
con sensualità l'occhio di chi l'osserva.
Quale lato della personalità saprà
vincere questa eterna lotta di bellezza?

Il nuovo film di Aronofsky, in uscita nei cinema
 il 18 febbraio 2011, è di fine ambientazione.
Si svolge in un contesto anonimo, in un'atmosfera
sospesa e allucinata, prevalentemente in un teatro
di ballo, dove Nina, la protagonista, cerca di
diventare la prima ballerina del famoso balletto
Il lago dei cigni, cercando di vincere le sue
insicurezze e le sue ossessioni.
Quale cigno prevarrà in lei?

Consigliato da Manuela Raganati.

Per ulteriori info:
Comingsoon

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domenica 6 febbraio 2011

La net-art

Ci troviamo in un mare di segni che è il testo letterario.
Il processo creativo è totalmente svincolato da un
contesto e diviene così completamente e coscientemente
controllabile dall'artista. Oggi la net-art parla del
programmatore come dell'unico vero artista rimasto.
Tutto il valore dell'opera d'arte sta nel software che gli
sta dietro e il compito del lettore è risalire alla matrice;
ma per farlo deve leggere il libretto di istruzioni per
l'uso che l'autore ha imballato insieme all'opera.
In realtà questo processo di 'digitalizzazione' dell'arte
è già inscritto nel codice genetico della produzione
artistica del Novecento. Le decine di manifesti
artistici, postavanguardie, neoavanguardie, dichiarazioni
di poetiche, la letteratura sotto vincolo dell'OULIPO
che caratterizzano il Novecento e che arrivano fino ai
giorni nostri con i manifesti della net-art o gli ipertesti
letterari hanno proprio la funzione di anticipare la
spiegazione del software dell'opera d'arte prima ancora
della sua fruizione. Il pericolo che si intravede in questa
tendenza consiste "nel voler correggere un formalismo
con un materismo, un estetismo all'antica con un tecnicismo
up to date" nel separare "il concetto e il dispositivo, l'essenza
e la tecnica di un'arte" (Debray 1992, p.104), nel
considerare contenuto dell'arte solo i meccanismi di
fabbricazione o percezione.

(da Emiliano Ilardi, Il senso della posizione, Roma, Meltemi,
pp.114-115)

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mercoledì 2 febbraio 2011

"Donne di Roma" alle donne del BUNGA BUNGA

[...] Son delle fruttarole, tutto sommato:
 potenti come mule, toste come il tufo,
malate di cuore e iraconde: ma fruttarole.
 La loro vita è ridotta a due tre
fatti: una piccola casa nera, vecchia come il Colosseo,
forse qui, nei vicoletti dietro a Campo dei Fiori,
 o forse in qualche quartiere nuovo,
dell'Ina-Casa, a San Paolo o via Portuense:
due, tre, quattro figli, metà maschi, metà femmine,
metà piccoli e metà adolescenti, qualcuno magari
a fare il soldato; e un marito con lo chassì scassato,
 che parla come avesse una pila bollente in gola,
paonazzo o pallidone, che già gli si vede "tutta
Terracina in faccia". Le solite cose.
 Perchè allora tanta grandezza?
Perchè sembrano tante cupole di San Pietro?
Perchè sono bufale o scrofe, veramente antiche,
 pure, vitali come bufale:
sono nate prima che nascesse Cristo;
 la loro filosofia è quella stoica, discesa al popolo:
per vivere bisogna lottare, non ci sono misteri.
Tocca soffrire, ma sopportare: e intanto arrangiarsi,
anche con rabbia.
C'è forse un Dio, cristiano, cattolico, che bisogna
placare con candele e preghiere: e poi arrangiarsi:
 è qui, sulla terra, che si è premiati o puniti:
mangiare e bere, per premio, avere figli delinquenti,
mariti ubbriaconi per castigo.
I maschi sono pieni di debolezze, traditori, scioperati,
libidinosi; tocca alla donna tenere in mano l'esistenza
 così come, nascendo, tocca. E la dolorosa, irosa certezza
 di quelle faccie piene di bitorzoli e
magozze, fa paura, a noi, incerti cristiani... [...]

(da Pier Paolo Pasolini, Donne di Roma,
in Storie della città di Dio,
Torino, Einaudi, 1995, p.80)

Leggendo questo brano, ho pensato all'iniziativa
di "Donne dicono NO"
di cambiare la propria immagine del profilo su Facebook
con quella di donne esemplari,
per dichiararsi contro la società del Bunga Bunga.
Io non ho trovato nessuna foto di donna che
mi rappresentasse veramente,
ma trovo, invece, che un'immagine letteraria di questo tipo
sia altrettanto forte ed edificante, per ricordare alle donne
che si prostituiscono per un paio di
scarpe in più o per un posto in politica, che la vita è sacrificio!

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