mercoledì 8 dicembre 2010

La Valchiria cavalca la Scala di Milano.

E' da poco terminata l'attesissima prima della Scala,
come ogni anno, tenutasi nel giorno del Santo Patrono
di Milano. Quest'anno il debutto della stagione
è stato affidato all'opera di Wagner La Valchiria,
diretta dal grande Barenboim che ha esordito
affermando di essere molto preoccupato per la
situazione della cultura nel nostro Paese,
ricordando a tutti l'articolo 9 della Costituzione:
"La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

Lo spettacolo è durato all'incirca cinque ore, pause
comprese. Durante il susseguirsi dei tre atti,
il pathos è andato in crescendo, sempre con maggior
forza e impeto. Le scenografie di Enrico Bagnoli
con potenti giochi di luce e nuovi effetti
di video-arte hanno reso lo spettacolo molto più
moderno e avvicente, nonostante la lunghezza dell'opera.
La Valchiria (Die Walküre) è la seconda delle quattro opere
che costituiscono - assieme a L'oro del Reno, Sigfrido e
Il crepuscolo degli dei
- la tetralogia L'anello del Nibelungo, di Richard Wagner.
Gli attori sono stati davvero eccellenti: la bellissima e bravissima
Waltraud Meier, Simon O’Neil nelle vesti dell'eroe Sigmund,
Renè Pape è il terribile Wotan ed infine un'energica Brunilde,
ovvero la Valchiria, è Nina Stemme.
La potenza della sinfonia nasce da un testo molto denso,
ricco di allitterazioni e rime, suoni potenti e ritmi incalzanti.
La bellezza di quest'opera nasce proprio dall'unione
delle note alla poesia.
La storia è complessa: si ispira al famoso poema epico
Nibelungenlied.
L'opera wagneriana risente molto dell'influsso della
tragedia greca: la Necessità governa il mondo
e anche gli dei ne sono soggetti.

Questa Valchiria è stata davvero emozionante e profonda,
chiaro-scura, entra dentro, stravolge ed esce a suon di applausi,
quattordici minuti di applausi!

Per maggiori approfondimenti:
http://www.corriere.it/cultura/speciali/2010/teatro-alla-scala/


Manuela Raganati

fonte:Corriere della sera.it


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