venerdì 31 dicembre 2010

LA FINE DI UN DECENNIO

Oggi finisce il 2010, oggi finiscono i primi dieci anni del secolo...
Entrare in un nuovo anno non è così strano come entrare in una nuova
decade! Pensate indietro, riavvolgete il nastro, cercate le cose belle
di questi ultimi dieci anni e capite cosa di bello è successo in questo
tempo che è volato, ma accidenti, dieci anni non sono certo pochi...

Io così su due piedi, mentre mi appresto a festeggiare con amici il
Capodanno, ripenso agli ultimi dieci anni, tornando alle mie immagini
di quando avevo quindici anni. Bhè, ricordo che ero in piena adolescenza
e avevo un sacco di voglia di crescere, avevo ancora il walkman in
cui ascoltavo cassettine mixate da me. Ascoltavo il punk e lo ska.

Al passaggio del millenio, esattamente dieci anni fa, ero a Parigi.
Sotto alla Tour Eiffel ho festeggiato con i miei il 2000, mentre nel mondo
tutti temevano il MILLENIUM BUG! Sugli Champs Elisees pensavo
solo ad una cosa: i NOFX! :-D

In dieci anni ho dato troppi esami: la mia malattia morale!
Esami di maturità, esami di letteratura, di latino, di geografia, di storia
e ci sono uscita letteralmente sceeeeema!
Anche se gli esami non finiscono mai, per ora, posso urlare:
HO FINITOOOOO GLI ESAMIIIIII!!! :-D

In questi ultimi dieci sono entrate e uscite dalla mia vita tantissime
persone: alcune senza chiudere la porta, altre sbattendomela sul grugno,
ad altre non ho risposto al citofono. Ma credo che questa sia la vita.
Quello che più è importante è ricordarsi dei momenti belli che si
è passati insieme agli amici, pensando che tutto prima o poi,
cambia. Solo sorridendo alla vita, però, si può cogliere l'essenziale.

In questi dieci anni, se ci ripenso, la mia vita è cambiata parecchio.
E se ci penso troppo mi viene su un po' di malinconia, ma non credo
sia il momento per rattristirsi. Anzi, spero che il nuovo anno sia
vissuto da tutti voi come un inizio, una rinascita!

Io penso che le persone care che se ne sono andate hanno lasciato
il posto ad altri bambini che hanno ridato speranze e sorrisi.
Credo che la vita sia bella per questo: niente è mai uguale a sempre,
 anche se, a volte, ci si convince del contrario!

Mi rivedo in questi dieci anni: mi vedo crescere e scoprire nuove
parti di me, mi vedo diventare una persona nuova, con tanti difetti
e pochi pregi, ma di quelli che ci sono, bhè, ne vado fiera.

In questi 10 anni le cose del mondo che ricordo immediatamente sono:
il crollo delle Torri Gemelle nel 2001, la vittoria dei Mondiali dell'Italia
nel 2006, l'era infinita del Berlusca, l'altrettanto infinita crisi economica,
il ritorno della mitica Inter e il terremoto dell'Aquila nel 2009.

E voi cosa ricordate? Scrivete nei commenti.

Non mi resta che augurarvi un 2011 pieno di novità e serenità...

Godetevi l'inizio di un nuovo decennio...
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sabato 25 dicembre 2010

Il BHO...BLOG vi augura BUON NATALE

A tutti i miei cari Bho... Bloggers,
auguri di Buon Natale.
Che sia una giornata di serenità e
felicità per tutti!

Manuela Raganati

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venerdì 24 dicembre 2010

Arrivano le feste di Enzo Bianchi

Arrivano le feste, ma con esse anche una domanda sempre più pertinente: siamo ancora capaci di fare festa? Riusciamo ancora a segnare un tempo come festivo, diverso dal feriale quotidiano? E, se e quando ci riusciamo, di cosa abbiamo bisogno per distinguerlo dalle ormai sempre più numerose occasioni che abbiamo per festeggiare, stimolati come siamo da un mercato che ci vuole sempre pronti a consumare tempo e denaro in beni fuori dall’ordinario? Finiamo per credere che ciò che caratterizza la festa debba essere l’eccesso, la ricchezza, il poter spendere per il superfluo, lo stordirci con lo stra-ordinario.

In questo senso il Natale è divenuta la ricorrenza che più di altre mostra la contraddizione in cui ci troviamo e il conseguente paradosso di trovarci in ansia per la festa: siccome ha perso la preziosità che gli derivava del suo essere unica o quasi durante l’anno, ora sembra condannata a distinguersi dalle mille altre feste che ci siamo inventati attraverso un “di più” di tutto: più spese, più regali, più cibi, viaggi più lontani, adunate più affollate...

Eppure, il cuore e la mente ci dicono che per noi la vera festa è fatta di altro, di cose che non si pesano in quantità ma in qualità, che non si misurano in estensione ma in profondità: incontri autentici, momenti di condivisione, equilibri di silenzi e parole, tempo offerto all’altro nella gratuità. Se siamo onesti con noi stessi, il regalo più gradito non è quello che ci sorprende di più per la sua stranezza o per il suo prezzo, bensì quello che più è capace di narrarci il sentimento di chi lo porge. Come non ricordare la povertà dei regali negli anni del dopoguerra o, ancora oggi, in tante famiglie in difficoltà economiche? Eppure bastava e basta così poco per far risplendere il dono più umile: era e rimane sufficiente che il gesto che lo offre sappia al contempo porgere il cuore di chi dona, sappia parlare al cuore di chi riceve.

A Natale, infatti, non dovremmo sorprendere l’altro con l’ostentazione della ricchezza o della stravaganza, né stordirlo con l’eccesso ostentato, bensì stupirlo e confermarlo con l’amore, l’affetto, l’attenzione che non sempre nel quotidiano trovano il tempo e il modo di essere esplicitati. Il piatto più apprezzato a tavola, allora, non sarà quello più esotico o costoso, ma quello che meglio mostra che conosco i gusti di chi mi sta accanto, che so cosa lo rallegra, che cerco solo di dirgli “ti voglio bene”. Del resto, il regalo che più rallegra ciascuno di noi, di qualunque età, non è mai l’ultima trovata di cui tutti parlano o l’ennesima novità straordinaria che nel giro di pochi mesi sarà superata, ma quel semplice oggetto che mi fa capire che chi lo ha scelto ha pensato proprio a me, ha saputo interpretare i miei desideri inespressi, mi ha letto nel cuore.

Tutte cose, queste, che non si comprano in contanti né con carta di credito, anzi: sovente sono beni poveri, sobri, umili, “feriali”, ma che si accendono di novità per la carica di umanità che sappiamo immettervi. E così, a loro volta accendono di semplicità la festa, fanno sentire che quel giorno è diverso, non perché così dice il calendario dei negozi, non perché lo abbiamo ricoperto d’oro, ma perché abbiamo saputo guardare noi stessi, gli altri, la realtà con occhio diverso, con uno sguardo predisposto a scorgere il bene nascosto in chi amiamo, perché abbiamo saputo essere autenticamente noi stessi, desiderosi di amare e di essere amati. Sì, Natale è davvero festa quando l’amore trova spazio e tempo per essere narrato, semplicemente.

Enzo Bianchi

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mercoledì 22 dicembre 2010

Omaggio a...John Donne: The good morrow

The good morrow, from Songs and Sonnets, 1663.

I wonder by my troth, what thou, and I
Did, till we lov'd? were we not wean'd till then?
But suck'd on countrey pleasures, childishly?
Or snorted we in the seven sleepes den?
T'was so; But this, all pleasures fancies bee.
If ever any beauty I did see.
Which I desir'd, and got, t'was but a dream of thee.

And now good morrow to our waking soules,
Which watch not one another out of feare;
For love, all love of other sights controules,
And makes one little room, an every where.
Let sea-discoverers to new worlds have showne,
Let us possess one world, each hath one, and is one.

My face in thine eye, thine in mine appeares,
And true plaine hearts doe in the faces rest,
Where can we finde two better hemispheres
Without sharpe North, without declining West?
What ever dies, was ot mixt eqaully;
If our two loves be one, or, thou and I
Love so alike, that none do slacken, none can die.

Il buongiorno
Mi chiedo, in verità, che cosa tu ed io
facessimo prima di innamorarci?
              non eravamo ancora svezzati?
ci nutrivamo di piaceri campestri, infantilmente?
o dormivamo profondamente nella caverna
               dei sette dormienti?
se era così, allora, tutti i piaceri non sono che
               fantasie.
Se mai ho visto altra bellezza,
che ho desiderato e avuto, non era che un sogno
                di te.

E allora buon giorno alle nostre anime che
               si destano,
che non si guardano l'un l'altra per paura,
perchè l'amore, tutto l'amore di altre visioni
               controlla,
e fa di una piccola stanza, un universo.
Lasciamo che i naviganti vadano verso nuovi mondi,
lasciamo che le mappe mostrino ad altri mondi
               sempre nuovi,
lasciamo che un mondo ci possegga, ciascuno né ha uno,
uno soltanto.

Il mio viso nei tuoi occhi, il tuo nei miei appare
i cuori semplici si manifestano nel viso,
Dove possiamo trovare due migliori emisferi
senza il gelido nord, senza il declinante ovest?
ciò che muore, non era fuso in modo armonioso;
se i nostri due amori non sono che uno,o, tu ed io
ci amiamo in modo così simile, che nessuno
              viene meno, nessuno morirà.     

       
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martedì 21 dicembre 2010

Spettacolo metropolitano in quel di Sesto.

Esco dalla metropolitana di Sesto Marelli,
mi ritrovo davanti ad un inaspettato spettacolo metropolitano.
Il sole delle cinque del pomeriggio nel giorno che precede
il solstizio d'inverno è di un colore quasi artificiale.
I raggi vengono riflessi dalle facciate dei grattacieli
della città postindustriale.
I vetri a specchio degli edifici sono aranciati
da un sole che sembra finto.
All'orizzonte, sulla periferia, spunta un'irreale luna bianca.
La visione di questa Sesto fredda e onirica
è affascinante. Il ghiaccio sulla strada e, ai lati, la neve rendono
questo luogo ancora più lontano dal centro.
Infine, catturo nella mente, dalla calda finestra,
un tramonto offuscato da nubi invernali in cui
intravedo la mia immagine.
Poco più sotto, la gelida ferrovia.

Manuela Raganati.

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martedì 14 dicembre 2010

Il pagliaccio nel cortile

Seduto su uno scoglio in mezzo al mare
un povero pagliaccio
sussurra al vento
la sua tristezza.

Un giorno sedeva in un buio e grigio
cortile e
nessuno lo ha mai capito.

Ed ora erra per
il mondo e ogni sera
si ritrova davanti ad un tramonto
e pensa cosa mai ha sbagliato.

Il mare lo circonda,
le onde lo bagnano,
la salsedine gli sporca la parrucca...

Fissa l'orizzonte
senza trovare
la fine.

Manuela Raganati

from
http://www.dirkvanden.net/images%20by%20dirk.htm
"Sad Clown" - oil on canvas board - 36"x24"
by Dirk Vanden
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giovedì 9 dicembre 2010

Salone del Libro Usato: un libro, una pepita d'oro

Oggi sono stata invitata ad andare al Salone del Libro Usato organizzato dalla Biblioteca di via Senato con il patrocinio della Regione nel Padiglione 1 di FieraMilanoCity.
Non mi aspettavo di trovare così tanti espositori: quattrocento, provenienti da tutta Italia e anche qualcuno dall'estero. Appena sono entrata ho capito che avrei perso la testa con tutti quei vecchi libri!

Ho trovato davvero di tutto: libri di narrativa di primo, secondo, terzo livello; libri per l'infanzia degli anni '30-'40; libri antichi con magnifiche rilegature, libri di carte geografiche di grandi dimensioni; prime edizioni di titoli importantissimi come Il sogno di una cosa, L'odore dell'India, Alì dagli occhi azzurri di Pier Paolo Pasolini e Incontri d'amore di Corrado Alvaro. C'erano libri e riviste d'arte di ogni epoca, stampe a basso prezzo, dischi e fumetti, guide turistiche, cartine stradali, mini-libri e persino cartoline e fotografie antiche.


Un vero e proprio bazar di cultura e arte!

 Passeggiando tra gli stands mi sentivo così piccola, e grande al tempo stesso!
Insomma, tutti quei libri e oggetti culturali sono sopravvissuti al tempo e allo spazio.
Alcuni stands erano specializzati proprio nei fuori catalogo.
Gli oggetti culturali, infatti, proprio come tutti gli altri oggetti,
sono destinati ad un uso ma anche un non-uso.
E persino ad un ri-uso.
Per questi avvicendamenti ciclici, un oggetto culturale
ha una vita potenzialmente infinita.
Certamente, questo è un discorso puramente teorico,
ma credo che una fiera di queste dimensioni e caratteristiche
sia un buon esempio di quella che si identifica come
la grande circolazione degli oggetti culturali.

Insomma, un libro economico negli anni '70 costava 600 lire,
oggi costa 2.50-3 euro.
Ha assunto un nuovo valore, un nuovo interesse?
Quel titolo è ancora ristampato? Quel libro è appartenuto a qualcuno?
A chi? E perchè se n'è disfato?
Oggi perchè compro questo libro invece che un altro?
La miriade dei titoli, dei generi e delle edizioni è disorientante.
Quali sono i criteri allora per riconoscere quali libri sono sopravvissuti al tempo?

Dunque, tutte queste questioni sono state oggetto
di studi critici interessantissimi,
come per esempio La modernità letteraria
di Vittorio Spinazzola.
Quando però ti ritrovi davanti a montagne
di libri ammassati uno sopra all'altro,
senza sapere cosa cerchi e sopratutto senza sapere
cosa troverai, ti senti un po' come un ricercatore di pepite d'oro.
Però, la differenza fondamentale è che
ogni lettore è una persona con gusti e sensibilità diverse
e che ogni libro, in realtà, è una pepita d'oro.

Ho sempre amato i libri per molti motivi: le parole,
le immagini, le copertine,
l'odore della carta, il simbolo della casa editrice,
 le prefazioni, le postfazioni,
le citazioni, le dediche, le dimensioni.
Per tanti altri motivi, per un certo periodo
della mia vita oramai passato, ho odiato i libri.
Spesso hanno causato in me una soggezione incredibile.
Li ho in parte esiliati dalla mia stanza, per questo.
Creavano in me un senso di oppressione.
Oggi mi sono resa conto di quanto essi facciano
parte della mia vita,
di quanto siano sempre stati con me e di quanto mi piacciano.

Proprio qualche giorno fa, raccontavo come mi sono
innamorata della letteratura:
immersa negli scaffali del Libraccio a guardare estasiata
tutti i libri di poesia e narrativa, di critica e
saggistica di grandi e piccoli autori,
di grandi e piccoli editori, di grande e piccolo, piccolissimo prezzo.
Passavo i miei sabato pomeriggio a cercare libri
su Montale perchè a me Montale parlava diretto al cuore.
Oggi ho riprovato quella sensazione, ma ancora più intensamente!
Tutti quei libri, pronti a ripartire per chissà
quale altro magazzino, scaffale o fiera
(oggi, infatti, si chiudeva il Salone del Libro Usato
 inauguratosi il 5 dicembre)
mi hanno fatto ricordare chi sono e perchè ho preso questa strada.

L'anno prossimo non dimenticate di fare visita a questo
Salone perchè se vi piacciono i libri e gli oggetti
 d'intrattenimento culturale, troverete sicuramente
qualcosa da comprarvi e portarvi a casa.
Anzi, saranno proprio loro a trovare voi!

Manuela Raganati
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mercoledì 8 dicembre 2010

La Valchiria cavalca la Scala di Milano.

E' da poco terminata l'attesissima prima della Scala,
come ogni anno, tenutasi nel giorno del Santo Patrono
di Milano. Quest'anno il debutto della stagione
è stato affidato all'opera di Wagner La Valchiria,
diretta dal grande Barenboim che ha esordito
affermando di essere molto preoccupato per la
situazione della cultura nel nostro Paese,
ricordando a tutti l'articolo 9 della Costituzione:
"La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

Lo spettacolo è durato all'incirca cinque ore, pause
comprese. Durante il susseguirsi dei tre atti,
il pathos è andato in crescendo, sempre con maggior
forza e impeto. Le scenografie di Enrico Bagnoli
con potenti giochi di luce e nuovi effetti
di video-arte hanno reso lo spettacolo molto più
moderno e avvicente, nonostante la lunghezza dell'opera.
La Valchiria (Die Walküre) è la seconda delle quattro opere
che costituiscono - assieme a L'oro del Reno, Sigfrido e
Il crepuscolo degli dei
- la tetralogia L'anello del Nibelungo, di Richard Wagner.
Gli attori sono stati davvero eccellenti: la bellissima e bravissima
Waltraud Meier, Simon O’Neil nelle vesti dell'eroe Sigmund,
Renè Pape è il terribile Wotan ed infine un'energica Brunilde,
ovvero la Valchiria, è Nina Stemme.
La potenza della sinfonia nasce da un testo molto denso,
ricco di allitterazioni e rime, suoni potenti e ritmi incalzanti.
La bellezza di quest'opera nasce proprio dall'unione
delle note alla poesia.
La storia è complessa: si ispira al famoso poema epico
Nibelungenlied.
L'opera wagneriana risente molto dell'influsso della
tragedia greca: la Necessità governa il mondo
e anche gli dei ne sono soggetti.

Questa Valchiria è stata davvero emozionante e profonda,
chiaro-scura, entra dentro, stravolge ed esce a suon di applausi,
quattordici minuti di applausi!

Per maggiori approfondimenti:
http://www.corriere.it/cultura/speciali/2010/teatro-alla-scala/


Manuela Raganati

fonte:Corriere della sera.it
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lunedì 6 dicembre 2010

Ri- lettura: Buon Natale Signor Piccione

Buongiorno signor Piccione? Ha visto che bel sole quest'oggi?

Oh sì...è proprio una bella giornata...

Lei cosa farà per Natale?

Bhè io credo che me lo passerò a tubare con mia moglie...

Ma davvero? Ma che bella idea...Sa un po' la invidio...

Ma come signorina? Cosa dice? Le sembra un pensiero da fare...?

Bhè no, però a me il giorno di Natale mette strane sensazioni addosso...

Il giorno di Natale è un giorno che si riempie di significati...solo per le persone che ne sanno trovare...

Crede che non lo sappia? E' proprio questo il problema signor Piccione. A me non è dato volare se non con il pensiero, lei invece...

Io vorrei sapere volare con il pensiero, sa signorina?
Io non sono un falco, un'aquila, nè un tenero passero.
Non sono nobile, romantico. Non sono un cantante melodico, nè lirico.
Sono solo un ordinario uccello metropolitano,
sono solo un piccione. Faccio qualche volo,
combino qualche danno e mi ritrovo spesso in compagnia
di altri piccioni uguali a me, in cerca di qualche briciola
da beccare. Non sono mica tanto bello e
sembro un po' aggressivo ma anche stupido.
I bambini qualche volta hanno paura di me.
Ma io sono così, nessuno mi può cambiare...
Non faccio grandi riflessioni, sa, mi annoio a pensare...
Preferisco farmi un volo...Ma poi il massimo che riesco
a raggiungere è il cornicione di un palazzo...

Bhè Signor Piccione non si lamenti, la prego.
Guardare la città dall'alto è incantevole.
In qualsiasi angolo, si scopre un tetto strano e
le forme delle case di notte sembrano scenografie
su un palcoscenico dai riflettori spenti...

Eh sì, lei è proprio una sognatrice...
Ma pensi concretamente a quanto sia fastidioso ripararsi
sotto una tettoia al quinto piano quando piove o nevica...

Ma sì certo che ci penso...ma lei invece pensi a quanto
sia romantico tubare con sua moglie
guardando le luci delle case accese, magari proprio
la notte di Natale, quando l'aria sa di amore puro...

Signorina, cosa c'è che non va?
Perchè preferirebbe un Natale senza pensieri?

Mah Signor Piccione non è che mi sia molto chiaro il motivo preciso.
D'altronde il fatto che ne parli con lei non è un sintomo di lucidità.
Non crede?! Però il Natale per me racchiude tanti sentimenti che non tutti
capiscono. Ho cercato di esprimerli spesso ma non ho mai trovato il canale
giusto per farmi capire dagli altri. D'altronde poi bisognerebbe condividere il mio stesso spirito natalizio e questo non è scontato pretenderlo...

Ah bhè! Signorina, se cerca appoggio in me, si può certo scordare di convincermi sul fatto che sia una festa ancora genuina e sentita da tutti.
Ma si guardi intorno, signorina!
Sono tutti indaffarati a cercare di riempire le tavole e
di procurarsi sollazzi speciali senza neanche saperne il perchè...
Anche chi le sta accanto non fa diversamente, purtroppo...
E lei da grande forse farà lo stesso…no?
Eppure, eppure...Nessuno è migliore o peggiore dell'altro, anzi...
Però signorina non è volando via che troverà conforto alla sua malinconia,
mi creda. Anzi, da lassù, dai cornicioni che dominano la città,
si sente tutto, ma proprio tutto e ogni voce arriva
a consolare le mie baritonali sofferenze
ma con un'intensità crudele che mi fa desiderare spesso
di lasciarmi cadere giù...
Una volta è successo, sa signorina...Non lo sa quasi nessuno...
Era notte ed ero terribilmente triste e solo.
Era la vigilia di Natale, giustappunto e
io non sapevo con chi passarla.
Fu un attimo, il cornicione è così piccolo
quando non si sa dove andare.
Mi buttai e sentii che attraversavo velocemente l'aria,
così velocemente
che mi pentii e cambiai idea subito...
Pochi metri prima di toccare l'asfalto,
battei le mie ali e mi risollevai.
Signorina, lei ha il pensiero per volare,
lei vola con le sue stesse passioni,
con i suoi sentimenti e con le sue energie.
Non si faccia portare giù
proprio da esse ma voli ancora più in alto,
più in alto di un cornicione.

Già...Buon Natale signor Piccione...

Buon Natale Signorina...

Manuela Raganati


Per la foto si ringrazia Fotoreporter 2007

http://www.flickr.com/photos/12403715@N04/1553525190/?addedcomment=1#comment72157622816061637
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