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Ri- lettura: " Dal diario di viaggio:Bali"


8 aprile 2001
Sono sospesa sul mondo,con le nuvole
che mi sostengono in questo lungo volo.
Sul mio orologio sono le 19,30,
e ora sono quasi sopra l’Himalaya
e questo è davvero emozionante.

Sento di aver dimenticato tutto a casa,
di non aver portato niente con me.
Ma la realtà è che non avrei voluto
portare niente con me.

Mancano ancora 5 ore e mezza
all’atterraggio a Bangkok,Thailandia.
Il mio piccolo microcosmo è sempre più lontano.

Bangkok.
Dopo esser scesi dall’aereo,
ci ha investito il caldo orientale.
30 gradi alle 6 del mattino…
L’atmosfera thailandese ci ha avvolto immediatamente,
appena entrati in aeroporto.
Dopo aver passeggiato nell’area commerciale,
siamo arrivati davanti ad una grande vetrata
che dava sulle piste ma soprattutto prestava all’occhio
un’immagine favolosa:
l’alba di quel sole che ogni giorno nasce lì ad oriente
per morire in Occidente. Da sempre.

Era sensazionale essere lì davanti a quel sole,
quasi mi sembrava di conoscerne una parte nuova di esso.
Dopo una lunga corsa intorno al mondo,
finalmente ero riuscita ad afferrarlo.

L’alba di Bangkok.Il sol Levante.
Mentre la sua luce si espandeva,colorando
il mondo con tonalità così tenui da rilassare anche
gli occhi stanchi dei viaggiatori,mi sono accorta che
l’aeroporto a quell’ora era ancora deserto.
Solo una persona era sdraiata
sulla moquette della sala d’attesa.
Non so chi fosse,né ho potuto capirlo:
forse un viaggiatore o forse un semplice squatter della città.
Quel suo volto così espressivo mi ha colpito molto.
L’ho ribattezzato ‘il volto di Bangkok'.
Aveva la carnagione scura,tratti orientali e una casacca color pesca.
Stava dormendo.
La luce dell’alba era così forte che l’ha svegliato,
perciò si è alzato,proprio come si è alzato il sole su Bangkok.

SOL LEVANTE
Il sol levante,
davanti al mio spirito
in cerca di orientali essenze,
la luce nell’anima.

L’alba...
Così presto mai vista
nel mondo.
Mai vista così a est.

E la luce scavò nelle grotte
illuminando un viso,
il volto di Bangkok.
Un secondo sole,
la sua casacca.

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