martedì 2 novembre 2010

Pier Paolo Pasolini. Una morte violenta.

Sono passati trentacinque anni dall'omicidio
di Pier Paolo Pasolini.
Scrivere qualche parola a riguardo mi sembra
un dovere.
Ieri sera, mentre tornavo a casa su un
silenziosissimo taxi, guardando le strade
di una Milano allagata dalla pioggia, non
facevo che pensare all'ultima notte di
trentacinque anni fa dell'a me caro scrittore,
quasi come se non se ne fosse ancora
definitivamente andato da questo mondo.
Quella notte sul lungomare di Ostia
fu una morte violenta.

Spesso nelle pagine della sua narrativa
ricorrono immagini e scene cariche di
aspra violenza: dai giochetti sadici dei
Ragazzi di vita, alle rapine di Una vita violenta,
dalle scene di rabbia di madri senza speranza,
ai pugni tra fratelli. Insomma, la violenza
come espressione di un mondo al limite
dell'umanità è uno dei simboli negativi
della Roma pasoliniana.

La città vissuta dall'autore friulano non
si configura affatto come il tipico salotto
letterario dove l'intellettuale borghese
affonda le sue natiche su calde e comode
poltrone di pelle, sorseggiando cultura
e boccheggiando idee come fumo da una sigaretta.
Pasolini scelse un mondo molto lontano
dalla sua abituale esperienza. Per neccessità,
si trovò a vivere in condizioni di povertà
e quindi si trovò a contatto con le persone
e gli ambienti che leggiamo nei suoi romanzi
e nelle sue poesie, ma che anche vediamo nei
suoi film. Scelse così di parlare con gli
abitanti di quelle strade della periferia,
dimenticate anche da Dio.
Sentì l'urgenza di raccontare quel mondo lontano
dalle istituzioni, dalla storia e dalla morale.
E si sa che per raccontare qualcosa,
prima bisogno osservarlo da vicino.

Pasolini amò quel mondo.
La sua fu una passione nata dalla sintesi di tre
elementi che, a ben pensarci oggi,rappresantarono
l'inizio della sua fine:
l'ideologia, il sentimento e la vita.

L'ideologia per Pasolini non fu solo un programma
di contenuti da seguire, una scaletta di argomenti
da trattare in pubblico o una semplice utopia.
Ideologia per Pasolini fu difesa di una posizione
sempre stabile, sempre chiara, spesso polemica.
Il sentimento d'amore, si sa, per Pasolini
non fu mai un'esperienza di pace interiore.
La sua omosessualità dichiarata fu esperienza
interiore logorante e spesso conflittuale.
L'accettazione degli omosessuali, ricordiamoci,
è un fatto nuovo, recente, se lo è!
La vita, poi, contiene in sè, biologicamente,
la morte. Le immagini descritte dalle sua
voce poetica fanno pensare di esser appartenute
ad una lucida mente critica,
un'anima di certo amante della vita in tutte
le sue più contrastanti sfumature,
in tutte le sue più stridenti contraddizioni.

Vivere al centro di uno scandalo perenne, però,
pur incarnando un costante punto di vista critico
su un mondo in piena trasformazione come
quello del boom economico, della guerra fredda,
dell'avvento della televisione,
non fu esperienza comune agli scrittori nostrani.

Pasolini amò quella vita che la morale borghese
con cui era cresciuto non poteva ammettere,
nè comprendere, troppo chiiusa nei suoi interessi
e valori. Pasolini andò oltre quegli steccati,
si trovò a pascolare nei pratoni della Casilina,
a camminare sui lungoteveri infebbrati
all'autentica ricerca di nuove esperienze di vita.

Ed è così paradossale credere che proprio
da quel mondo che Pasolini tanto amò,
arrivò la sua tragica morte violenta.



1 commento:

  1. a proposito di ideologia, di sentimento, di vita

    http://www.manifestodiottobre.it/

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