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Visualizzazione dei post da Novembre, 2010

Intervista a Saviano.

Tratto da Una giornata con Saviano: le mie prigioni di velluto
di John Llyod
© «Financial Times»

(Traduzione di Fabio Galimberti per «Il Sole 24 ore» )

Quando era adolescente, Saviano vide suo padre pestato per aver soccorso una vittima della camorra: la «regola» era che quelli bisognava lasciarli morire. Suo padre però mostrava rispetto per gli uomini di potere, e consigliava a suo figlio di essere forte, come i boss della camorra. Forse ha avuto più influenza su di lui un prete anticamorra, don Peppino, a cui Saviano dedica un capitolo in Gomorra e che fu ucciso da coloro che aveva denunciato. Saviano ricorda che il prete gli diceva che chi si opponeva ai clan doveva essere «lì per accusare e testimoniare la parola con la sua unica difesa: dire le cose pubblicamente».


Saviano ha seguito quel consiglio ed è stato questo a dargli la notorietà straordinaria di cui gode. Lui c'è, con forza, in tutto quello che scrive; e c'è ora, con ancora più forza, nel suo programma televisi…

Omaggio a... Friedrich Nietzsche

AL SUD

Così io dunque sto sopra un ramo
curvo, e cullo la mia stanchezza.
Un uccello m'invitò a casa sua,
è in un nido d'uccello che mi riposo.

Il mare bianco si è addormentato,
una vela di porpora lo solca.
O torri, fichi, porti e dirupi,
idilli ovunque e belare di greggi-
innocenza del sud, prendimi in te!

Passo passo- che vita sarebbe?
Prima un piede poi l'altro fa tedesco.
Pregai il vento di levarmi in alto,
imparai a librarmi con gli uccelli-
volai a sud, attraversai il mare.

La ragione? Che penoso affare!
Porta alla meta in men che non si dica!
Capii volando quel che m'ingannava-
Già sento ardire, sangue e freschi succhi
per una nuova vita, un nuovo gioco...

Pensar da soli, quest'è certo saggio,
ma cantar soli- sarebbe sciocco!
Dunque udite il mio canto in vostra lode
e mettetevi zitti intorno a me,
voi malvagi uccellini, fate cerchio!

così giovani e falsi, così scaltri
voi mi sembrate fatti per amare
e per ogni diletto e passatempo?
Al nord io amavo- devo c…

Vieni via con me: un po' come a messa, di Aldo Grasso

Segnalo questo commento di Aldo Grasso apparso oggi sul sito del Corriere della Sera.
Credo sia interessante perchè offre ulteriori spunti di dibattito.

http://www.corriere.it/spettacoli/10_novembre_24/grasso_fil-di-rete_ddee7b72-f794-11df-9137-00144f02aabc.shtml

Vieni via con me_ Atto III: quello che le donne dicono

Ieri sera, mentre mi gustavo la terza puntata di Vieni via con me,
ascoltando la cover di Sally cantata da Fiorella Mannoia,
bellissima canzone di Vasco Rossi che non conoscevo
e che mi è arrivata subito al cuore,
mi sono accorta di essere una donna, una donna come tante altre.

Quando sei bambina senti che le cose parlano e sussurrano storie,
quando sei ragazza pensi che vorresti piacere agli altri,
quando sei donna senti che il mondo gira dentro un vortice assurdo.

Sei donna perché sei cresciuta con i tuoi sogni di bambina e
ti ritrovi poi ad essere una bambina che deve fare le cose da grande.
Ti ritrovi immersa in un mare di lacrime, senza sapere perché,
senza sapere quando smetterai.

I sensi di colpa costellano la mente delle donne.
I pensieri e le riflessioni che hanno accompagnato una vita
ad un certo punto, diventano fardelli troppo pesanti
da portarsi in borsetta.
Allora, vorresti sapere che cosa fare
delle innumerevoli pagine di diario scritte in tutti questi ann…

Morte a Venezia: la clessidra di sabbia

"Io mi ricordo che c'era una clessidra come questa in casa di mio padre.
La sabbia scorre attraverso un forellino così sottile che all'inizio
sembra che il livello della parte superiore non debba cambiare mai.
Cominciamo ad accorgerci che la sabbia scorre via solo verso la fine.
Ma prima di allora ci vuole tanto che non vale la pena pensarci.
Poi, all'ultimo momento, quando non c'è più tempo, ci si accorge che
è troppo tardi, ci si accorge che è troppo tardi per pensarci..."














(Gustav von Ashenbach, in La morte a Venezia di Luchino Visconti, 1971)

Dibattito su Vieni via con me: risposta ad un lettore

Caro Enrico, grazie innanzitutto dell’attenzione e del commento lasciato al precedente post! Mi fa piacere che tu abbia lasciato qui le tue impressioni sul programma Vieni via con me di Fazio e Saviano. Sono contentissima che il BHO…BLOG possa essere anche uno spazio di dibattito e confronto, perché è proprio attraverso il dialogo e lo scambio dei punti di vista che si cresce e, concedimi l’afflato retorico, che cresce il Paese. Inoltre mi dai l’opportunità di ampliare il discorso che ho affrontato nel post.
Detto questo, veniamo al dunque!

Primo punto: la Retorica.
Cito da Wikipedia che, a sua volta, cita da R.Barthes: “La retorica (dal greco ῥητορικὴ τέχνη, rhetorikè téchne, «arte del dire») è l’arte di parlar bene, la disciplina che studia il metodo di composizione dei discorsi, ovvero come organizzare il linguaggio naturale (non simbolico) secondo un criterio per il quale ad una proposizione segua una conclusione. Sotto questo aspetto essa è un metalinguaggio, in quanto cioè un «d…

Saviano e il potere del racconto

Le storie d'amore hanno un potere speciale:
sono sempre appassionanti, ti incollano all'ascolto
e incuriosiscono l'animo umano, sopratutto quello
più avvezzo alle emozioni.
Quando queste storie sono raccontate da
Roberto Saviano sembrano favole, ma non favole
per bambini, bensì favole per adulti.

E cosa c'è di nuovo nella favola per adulti?
Nella favola per adulti, il narratore è un testimone
di verità, di fatti. La narrazione è una forte
denuncia travestita da racconto pieno di pathos e
incantamento. Queste storie accentrano
l'ascolto del pubblico sui nuclei fondamentali della storia,
rafforzati da potenti immagini evocate attraverso
continue digressioni. E' uno stile retorico del tutto
efficace perchè permette di informare il pubblico
in modo appassionante e coinvolgente,
accompagnandolo all'interno di questioni molto
complesse e a volte inavvicinabili ai più.

Non mi vergogno a dire che stasera ho imparato
finalmente, una volta per tutte, che cosa sia la
mafia in Italia. Non …

Via, via vieni via con me...

Stasera ho sfiorato la commozione almeno
tre o quattro volte. Quel senso di stretta
alla gola che ad un tratto ti prende e
ti stritola le emozioni dentro e ti fa
capire che dopo tutto, nonostante tutto,
nonostante più di un decennio di berlusconismo,
nonostante le indegne riforme sulla giustizia,
sull'università, sull'emigrazione, i tagli
sulla cultura e nonostante la poca informazione
di un paese che si professa ancora democratico,
insomma, dopo tutto, sei vivo, sei qui e
porca miseria, quei signori lì, quei
grandi uomini che sono lì a metterci la
faccia, il nome e la vita, sono lì a
ricordarci, una volta per tutte, che questa
'cosa è nostra', ma non in quel senso là che
piace tanto ai colletti bianchi o ai
Sandokan, no... La res publica, signori e
signore, la res publica... La cosa di tutti,
la cosa per cui il mio, il tuo, il suo
trisavolo han combattuto, la cosa che ci
riguarda sì sì che ci riguarda... e sai perchè?
Perchè sta cadendo a pezzi e noi con lei...
Simbolo tragico, quanto è ver…

Ri- lettura: " Dal diario di viaggio:Bali"

8 aprile 2001
Sono sospesa sul mondo,con le nuvole
che mi sostengono in questo lungo volo.
Sul mio orologio sono le 19,30,
e ora sono quasi sopra l’Himalaya
e questo è davvero emozionante.

Sento di aver dimenticato tutto a casa,
di non aver portato niente con me.
Ma la realtà è che non avrei voluto
portare niente con me.

Mancano ancora 5 ore e mezza
all’atterraggio a Bangkok,Thailandia.
Il mio piccolo microcosmo è sempre più lontano.

Bangkok.
Dopo esser scesi dall’aereo,
ci ha investito il caldo orientale.
30 gradi alle 6 del mattino…
L’atmosfera thailandese ci ha avvolto immediatamente,
appena entrati in aeroporto.
Dopo aver passeggiato nell’area commerciale,
siamo arrivati davanti ad una grande vetrata
che dava sulle piste ma soprattutto prestava all’occhio
un’immagine favolosa:
l’alba di quel sole che ogni giorno nasce lì ad oriente
per morire in Occidente. Da sempre.

Era sensazionale essere lì davanti a quel sole,
quasi mi sembrava di conoscerne una parte nuova di esso.
Dopo una lunga corsa intorno al mondo…

Pier Paolo Pasolini. Una morte violenta.

Sono passati trentacinque anni dall'omicidio
di Pier Paolo Pasolini.
Scrivere qualche parola a riguardo mi sembra
un dovere.
Ieri sera, mentre tornavo a casa su un
silenziosissimo taxi, guardando le strade
di una Milano allagata dalla pioggia, non
facevo che pensare all'ultima notte di
trentacinque anni fa dell'a me caro scrittore,
quasi come se non se ne fosse ancora
definitivamente andato da questo mondo.
Quella notte sul lungomare di Ostia
fu una morte violenta.

Spesso nelle pagine della sua narrativa
ricorrono immagini e scene cariche di
aspra violenza: dai giochetti sadici dei
Ragazzi di vita, alle rapine di Una vita violenta,
dalle scene di rabbia di madri senza speranza,
ai pugni tra fratelli. Insomma, la violenza
come espressione di un mondo al limite
dell'umanità è uno dei simboli negativi
della Roma pasoliniana.

La città vissuta dall'autore friulano non
si configura affatto come il tipico salotto
letterario dove l'intellettuale borghese
affonda le sue natiche su calde e…

Tempi moderni

I pensieri senza senso, i pensieri che non vanno,
quelli che non fanno bene e che nessuno vede.
Le ondate di forme capovolgono il cuscino.
I sensi persi alla ricerca di una via.
Una via che non c'è.
A parlare è una voce profonda più del disgusto,
l'eco si perde nella notte di tempesta.
Il cielo è pesante, un coperchio di ferro
su cui piange qualche divinità implacabile.
I morti non sono sotto terra, i morti siamo noi.

Le campane annunciano la resurrezione di Faust,
il mondo è qui ora, poi chissà.
Una Gretchen muore d'amore,
una coppia di Filemone e Bauci difende il passato,
Mefistofele sogghigna nei volti mascherati
di ognuno di noi.