domenica 28 novembre 2010

Intervista a Saviano.

Tratto da Una giornata con Saviano: le mie prigioni di velluto
di John Llyod
© «Financial Times»

(Traduzione di Fabio Galimberti per «Il Sole 24 ore» )

Quando era adolescente, Saviano vide suo padre pestato per aver soccorso una vittima della camorra: la «regola» era che quelli bisognava lasciarli morire. Suo padre però mostrava rispetto per gli uomini di potere, e consigliava a suo figlio di essere forte, come i boss della camorra. Forse ha avuto più influenza su di lui un prete anticamorra, don Peppino, a cui Saviano dedica un capitolo in Gomorra e che fu ucciso da coloro che aveva denunciato. Saviano ricorda che il prete gli diceva che chi si opponeva ai clan doveva essere «lì per accusare e testimoniare la parola con la sua unica difesa: dire le cose pubblicamente».


Saviano ha seguito quel consiglio ed è stato questo a dargli la notorietà straordinaria di cui gode. Lui c'è, con forza, in tutto quello che scrive; e c'è ora, con ancora più forza, nel suo programma televisivo. «Credo che scrivere come scrivo io rimane più impresso perché è una narrazione, ed è questo che coinvolge la gente. Non sono solo i fatti a trasmettere la storia. Dev'essere anche letteratura, non solo fatti».



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sabato 27 novembre 2010

Omaggio a... Friedrich Nietzsche

AL SUD

Così io dunque sto sopra un ramo
curvo, e cullo la mia stanchezza.
Un uccello m'invitò a casa sua,
è in un nido d'uccello che mi riposo.

Il mare bianco si è addormentato,
una vela di porpora lo solca.
O torri, fichi, porti e dirupi,
idilli ovunque e belare di greggi-
innocenza del sud, prendimi in te!

Passo passo- che vita sarebbe?
Prima un piede poi l'altro fa tedesco.
Pregai il vento di levarmi in alto,
imparai a librarmi con gli uccelli-
volai a sud, attraversai il mare.

La ragione? Che penoso affare!
Porta alla meta in men che non si dica!
Capii volando quel che m'ingannava-
Già sento ardire, sangue e freschi succhi
per una nuova vita, un nuovo gioco...

Pensar da soli, quest'è certo saggio,
ma cantar soli- sarebbe sciocco!
Dunque udite il mio canto in vostra lode
e mettetevi zitti intorno a me,
voi malvagi uccellini, fate cerchio!

così giovani e falsi, così scaltri
voi mi sembrate fatti per amare
e per ogni diletto e passatempo?
Al nord io amavo- devo confessare-
una donnina vecchia a inorridire:
la vecchia si chiamava "Verità"...

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"L'inverno seguente (1882) vivevo vicino a Genova, in quell'insenatura graziosa e quieta di Rapallo, intagliata fra Chiavari e il promontorio di Portofino. Non ero nel miglior stato di salute; l'inverno freddo e oltremodo piovoso; un alberghetto, proprio sulla riva del mare, sicché la notte il mare mosso mi impediva di dormire, tutto questo insieme mi offriva più o meno l'opposto del desiderabile. Ciononostante e quasi a riprova del mio principio, secondo cui tutto ciò che è decisivo nasce 'nonostante tutto', il mio Zarathustra nacque proprio in quell'inverno e in quelle sfavorevoli circostanze - La mattina andavo verso sud, salendo per la splendida strada di Zoagli, in mezzo ai pini, con l'ampia distesa del mare sotto di me; il pomeriggio, tutte le volte che me lo consentiva la salute, facevo il giro di tutta la baia di Santa Margherita, arrivando fin dietro Portofino. Questo luogo e questo paesaggio sono diventati ancora più vicini al mio cuore per il grande amore che l'indimenticabile imperatore tedesco Federico III ha avuto per essi; per caso mi trovavo di nuovo su questa costa nell'autunno 1886, quando egli visitò per la prima volta questo piccolo dimenticato mondo di felicità. - Su queste due strade mi venne incontro tutto il primo Zarathustra, e soprattutto il tipo di Zarathustra stesso: più esattamente, mi assalì…".

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"Per capire questo tipo, bisogna in primo luogo aver chiaro il suo presupposto fisiologico: che è ciò che io chiamo la grande salute. Di questo concetto non saprei dare definizione migliore, più personale di quella che ho già dato in uno dei paragrafi finali del quinto libro della Gaia scienza. "Noi uomini nuovi, senza nome, difficilmente comprensibili, noi figli precoci di un avvenire ancora non verificato, abbiamo anche bisogno di un nuovo mezzo per un nuovo scopo, cioè di una nuova salute, una salute più vigorosa, più scaltrita, più tenace, più temeraria, più gaia di quanto non sia stato fino a oggi ogni salute. Per colui che ha sete nell'anima di percorrere con la sua vita tutto l'orizzonte dei valori e di quanto fu desiderato fino a oggi, che ha sete di circumnavigare tutte le coste di questo ideale 'mediterraneo'… per costui è in rimo luogo necessaria una cosa sola, la grande salute - una salute che non soltanto si possiede, ma che di continuo si conquista e si deve conquistare, poiché sempre di nuovo si sacrifica e si deve sacrificare… E ora, dopo essere stati in cammino così a lungo, noi Argonauti dell'ideale, più coraggiosi, forse, di quanto non lo esigesse la prudenza, dopo che molto spesso incorremmo in naufragi e sciagure - ora è come se a ricompensa di tutto ciò ci apparisse dinanzi agli occhi una terra ancora ignota, di cui nessuno ancora ha misurato con lo sguardo i confini… Come potremmo noi, dopo un simile spettacolo e con una tale voracità di conoscere e di sapere, accontentarci dell'uomo di oggi?"


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La poesia Al sud è tratta dai Canti del Principe Ucceldibosco
in Appendice alla Gaia Scienza, 1887;
Il secondo e il terzo brano sono tratti da Ecce Homo, 1888.
La foto del lungomare di Zoagli è di Marco Scuderi.

Per un ulteriore approfondimento sui Viaggi in Italia di

F.Nietzsche consiglio questo intervento di Lucio Saviani
sul sito Panta rei.

Manuela Raganati

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mercoledì 24 novembre 2010

Vieni via con me: un po' come a messa, di Aldo Grasso

Segnalo questo commento di Aldo Grasso apparso oggi sul sito del Corriere della Sera.
Credo sia interessante perchè offre ulteriori spunti di dibattito.

http://www.corriere.it/spettacoli/10_novembre_24/grasso_fil-di-rete_ddee7b72-f794-11df-9137-00144f02aabc.shtml

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Vieni via con me_ Atto III: quello che le donne dicono

Ieri sera, mentre mi gustavo la terza puntata di Vieni via con me,
ascoltando la cover di Sally cantata da Fiorella Mannoia,
bellissima canzone di Vasco Rossi che non conoscevo
e che mi è arrivata subito al cuore,
mi sono accorta di essere una donna, una donna come tante altre.

Quando sei bambina senti che le cose parlano e sussurrano storie,
quando sei ragazza pensi che vorresti piacere agli altri,
quando sei donna senti che il mondo gira dentro un vortice assurdo.

Sei donna perché sei cresciuta con i tuoi sogni di bambina e
ti ritrovi poi ad essere una bambina che deve fare le cose da grande.
Ti ritrovi immersa in un mare di lacrime, senza sapere perché,
senza sapere quando smetterai.

I sensi di colpa costellano la mente delle donne.
I pensieri e le riflessioni che hanno accompagnato una vita
ad un certo punto, diventano fardelli troppo pesanti
da portarsi in borsetta.
Allora, vorresti sapere che cosa fare
delle innumerevoli pagine di diario
scritte in tutti questi anni,
vorresti capire chi sei veramente e che cosa
hanno preso da te gli altri,
per ritrovarti oggi così vuota.

Vorresti camminare per la strada leggera come Sally,
vorresti aprire gli occhi come lei.


Sally cammina per la strada senza nemmeno
guardare per terra
Sally una donna che non ha più voglia
di fare la guerra
Sally ha patito troppo
Sally ha già visto che cosa
ti può crollare addosso
Sally già stata punita
per ogni sua distrazione, debolezza
per ogni candida carezza
tanto per non sentire l'amarezza
senti che fuori piove
senti che bel rumore
Sally cammina per la strada sicura
senza pensare a niente
ormai guarda la gente
con aria indifferente
sono lontani quei momenti
quando uno sguardo provocava turbamenti
quando la vita era più facile
e si potevano mangiare anche le fragole
perch la vita un brivido che vola via
tutto un equilibrio sopra la follia
sopra la follia
senti che fuori piove
senti che bel rumore

ma forse Sally proprio questo il senso, il senso
del tuo vagare
forse davvero ci si deve sentire
alla fine un po' male
forse alla fine di questa triste storia
qualcuno troverà il coraggio
per affrontare i sensi di colpa
e cancellarli da questo viaggio
per vivere davvero ogni momento
con ogni suo turbamento
e come se fosse l'ultimo

Sally cammina per la strada leggera
ormai è sera
si accendono le luci dei lampioni
tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni
ed un pensiero le passa per la testa


forse la vita non stata tutta persa
forse qualcosa s'è salvato
forse davvero non stato poi tutto sbagliato
forse era giusto così
forse ma forse ma sì
cosa vuoi che ti dica io?
senti che bel rumore


(Vasco Rossi)














Salvador Dalì, Donna alla finestra, 1925
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domenica 21 novembre 2010

Morte a Venezia: la clessidra di sabbia

"Io mi ricordo che c'era una clessidra come questa in casa di mio padre.
La sabbia scorre attraverso un forellino così sottile che all'inizio
sembra che il livello della parte superiore non debba cambiare mai.
Cominciamo ad accorgerci che la sabbia scorre via solo verso la fine.
Ma prima di allora ci vuole tanto che non vale la pena pensarci.
Poi, all'ultimo momento, quando non c'è più tempo, ci si accorge che
è troppo tardi, ci si accorge che è troppo tardi per pensarci..."














(Gustav von Ashenbach, in La morte a Venezia di Luchino Visconti, 1971)
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martedì 16 novembre 2010

Dibattito su Vieni via con me: risposta ad un lettore

Caro Enrico, grazie innanzitutto dell’attenzione e del commento lasciato al precedente post! Mi fa piacere che tu abbia lasciato qui le tue impressioni sul programma Vieni via con me di Fazio e Saviano. Sono contentissima che il BHO…BLOG possa essere anche uno spazio di dibattito e confronto, perché è proprio attraverso il dialogo e lo scambio dei punti di vista che si cresce e, concedimi l’afflato retorico, che cresce il Paese. Inoltre mi dai l’opportunità di ampliare il discorso che ho affrontato nel post.
Detto questo, veniamo al dunque!

Primo punto: la Retorica.
Cito da Wikipedia che, a sua volta, cita da R.Barthes: “La retorica (dal greco ῥητορικὴ τέχνη, rhetorikè téchne, «arte del dire») è l’arte di parlar bene, la disciplina che studia il metodo di composizione dei discorsi, ovvero come organizzare il linguaggio naturale (non simbolico) secondo un criterio per il quale ad una proposizione segua una conclusione. Sotto questo aspetto essa è un metalinguaggio, in quanto cioè un «discorso sul discorso».
Ecco,secondo me, la retorica non è qualcosa che dobbiamo disprezzare a priori, non è sempre un mezzo di cui dobbiamo diffidare, non sempre ci deve mettere in allerta davanti all’oratore che ci parla, come se egli volesse a tutti costi convincerci e obbligarci a sposare la sua idea, o peggio ancora, a comprare un prodotto.
Questo perché?
Cito nuovamente R.Barthes: “Da un lato la retorica studia come organizzare e strutturare un’orazione (parte che potremmo definire “sintagmatica”); dall’altro, essa si occupa anche del cosiddetto ornatus, cioè di tutti quei procedimenti stilistici (figure, tropi, colori in generale) che servono ad ornare il discorso così da renderlo più gradevole e quindi più efficace (parte “paradigmatica”). Dunque, per me la retorica è la componente su cui si fonda tutto il programma di Fazio e Saviano e ciò che ho scritto nel post ‘Saviano: il potere del racconto ’ si ricollega proprio a questa capacità naturale e innata di Saviano a raccontare, assumendo un tono molto recitativo e organizzando le parti del discorso in modo molto efficace e persuasivo. Si, ma che male c’è?
Analizzando i contenuti del programma, io non vedo dove vi possa essere un tentativo di strumentalizzazione del pubblico.
Cito da R.Cardazzo in questo sito http://www.ilcounseling.it/articoli/persuasione.htm : “Se generalmente la persuasione viene vista come un artificio subdolo, essa può benissimo essere vista anche da un lato più accettabile. Nel suo libro L'arte di persuadere, Massimo Piattelli Palmarini propone un'accezione non negativa della persuasione. Egli sostiene che "quando una volontà, un'intenzione, una credenza, o una decisione, devono trasferirsi da una mente a un'altra, allora si devono innescare, sul momento stesso, moti convergenti nell'una e nell'altra", e da qui prende lo spunto per affermare che "per sua natura intima, l'arte della persuasione è un esercizio lieve. Aborrisce i mezzi pesanti. È lecito esercitare un certo ascendente, ma non fare appello al principio di autorità. L'autorità, non a caso, subentra quando la persuasione non basta....il persuadere esclude non solo la minaccia e il ricatto, ma anche mosse sleali come l'appello alla pietà o alla cieca fiducia. Di nuovo, se si deve ricorrere a questi espedienti, significa che la persuasione non basta. La persuasione può tollerare, invece, la lusinga, l'adulazione, il mettere in guardia contro futuri dolori o la suggestione di futuri piaceri, l'ambiguità, il presupposto non detto, la conseguenza non dichiarata".
Dunque la persuasione non è un'opera di convincimento, che si propone di "indurre" qualcuno ad agire contro la propria volontà, facendo leva su meccanismi molto più potenti, nonché lesivi della libertà dell'altro, fino a tollerare la minaccia, il ricatto, il ricorso al senso di colpa, la corruzione, e così via. Si tratta invece di un atto che comporta sempre una scelta, un esercizio di libera volontà, significa, cioè, indurre un cambiamento dell'opinione altrui solo per mezzo di un trasferimento di idee, un passaggio di puri contenuti mentali.
Per concludere con le parole di Piattelli Palmarini, "non si può persuadere uno, che so io, a vedere, a sapere, ad arrivare. Lo si può persuadere, però, rispettivamente, a guardare, a studiare, a partire. Persuadere implica che la persona sia libera non solo di volere, di agire, ma anche di pensare, di credere, di decidere."

Questa è la democrazia: parlare, ascoltare, persuadere, scegliere, dissentire e, perché no, cambiare canale. Credo che Vieni via con me abbia così tanto successo perchè nel programma si dimostra di non aver paura di esprimere le proprie idee e si ricorda a questa Italia che è ancora possibile parlare, anche se hanno fatto di tutto per imbavagliare le critiche a questo governo. Io credo, poi, che le tematiche che sono state scelte da Saviano siano state meritevoli di attenzione e approfondimento, molto più di altre di cui siamo bombardati quotidianamente. Insomma, davanti alla questione della mafia, non c'è retorica che tenga, ahimè.

Secondo punto: l’ossessione della mafia.
Pubblicando il suo Gomorra, Saviano più che celebre, è diventato un mirino della mafia. Io lo ringrazio per la sua 'ossessione', perché oggi siamo tutti a conoscenza di cose che prima non sapevamo. E lo ringrazio perché oggi vive sotto scorta per aver detto quelle verità. Io credo che dovremmo tutti, destra, sinistra, centro, nord, sud, ovest, est, esser grati di ciò che ha detto e scritto il signor Roberto Saviano perché ogni parola che pronuncia sulla mafia, rischia non di fargli perdere audience, ma di fargli perdere la vita.

Terzo punto: Maroni. Ora, se la presunta collusione di certi esponenti leghisti, è stata ritenuta un’accusa infamante, è giusto che Maroni abbia dissentito. Però attenzione! La replica vuole essere televisiva. Anche Maroni non ha querelato Rai 3 o Saviano, ma ha chiesto di intervenire davanti a quel succulento pubblico di 9 milioni di persone. Già, perché persuadere dovrebbe essere un compito anche della politica. Ma spesso i politici fanno un uso strumentale della persuasione, un uso del tutto lontano dall’uso retorico di cui ho parlato prima. Ne è riprova che lo spazio per i discorsi politici sempre di più non è il Parlamento, dove ci si azzuffa e si fanno leggi e leggine per i ricchi e potenti d’Italia, ma la televisione. Il discorso di uno scrittore in televisione prende gli applausi o i fischi del pubblico, fa alzare lo share, fa discutere, dibattere, riflettere, (come d'altronde, stiam facendo noi adesso qui)ma quello di un politico è chiaramente finalizzato a prendere voti, a consolidare un potere, a far tacere le critiche che forse, forse non sono proprio campate in aria. Infatti leggo dal Corriere della Sera, la replica di Saviano:«Sono stupito e allarmato dalle parole del ministro Maroni. Non capisco di quali infamie parli. Temo che abbia visto un'altra trasmissione» ha detto Saviano. «Lo invito a rivederla e riascoltarla: io ho parlato solo di fatti, frutto di un'inchiesta giudiziaria dell'Antimafia di Milano e Reggio Calabria sul nuovo assetto della 'Ndrangheta e sulla sua presenza culturale, politica ed economica in Lombardia. Fatti che - ha aggiunto - dovrebbero preoccupare il ministro dell'Interno invece di spingerlo ad accusare chi li denuncia».

Manuela Raganati
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lunedì 15 novembre 2010

Saviano e il potere del racconto

Le storie d'amore hanno un potere speciale:
sono sempre appassionanti, ti incollano all'ascolto
e incuriosiscono l'animo umano, sopratutto quello
più avvezzo alle emozioni.
Quando queste storie sono raccontate da
Roberto Saviano sembrano favole, ma non favole
per bambini, bensì favole per adulti.

E cosa c'è di nuovo nella favola per adulti?
Nella favola per adulti, il narratore è un testimone
di verità, di fatti. La narrazione è una forte
denuncia travestita da racconto pieno di pathos e
incantamento. Queste storie accentrano
l'ascolto del pubblico sui nuclei fondamentali della storia,
rafforzati da potenti immagini evocate attraverso
continue digressioni. E' uno stile retorico del tutto
efficace perchè permette di informare il pubblico
in modo appassionante e coinvolgente,
accompagnandolo all'interno di questioni molto
complesse e a volte inavvicinabili ai più.

Non mi vergogno a dire che stasera ho imparato
finalmente, una volta per tutte, che cosa sia la
mafia in Italia. Non mi vergogno a dire che la
storia di Piero Welbi, fino ad oggi, mi era poco
chiara. Lo ammetto, è ignoranza mia! Però, credo
che in questo mondo e sopratutto in questo Paese
le cose siano sempre date troppo per scontate.
Così spesso si ha fretta di arrivare alle conclusioni,
spesso non si riflette sulle premesse.

Roberto Saviano inizia ogni sua denuncia che riguarda
la realtà contemporanea con un bel
"Ora vi racconto una storia di...una storia su...".
Da vero scrittore inizia ogni sua argomentazione
con un invito al pubblico ad entrare insieme a lui
in uno spazio di ricezione rappresentato non solo da
un'esposizione di fatti, analisi e interpretazioni
ma anche, e forse sopratutto, da un momento di
emozioni e sentimenti insiti in chiare e profonde
parole. Insomma, Saviano invita i telespettatori
ad entrare in una sorta di spazio letterario.
I monologhi di Saviano creano magia attorno
ad argomenti come la macchina del fango, il Risorgimento,
la mafia o l'eutanasia. Non essendo questi temi
propriamente poetici, questa magia sembra nascere
dalla stessa carica evocativa delle narrazioni di Saviano.
Mentre cita eventi e persone reali, Saviano pensa
già ad essi come fatti e personaggi di una storia
da scrivere o che sarebbe potuta esser scritta
o che potrà esser scritta,
dunque, così ce li presenta: come protagonisti di
romanzi o racconti. E sia chiaro che questo modo
di trattare la realtà per me
è una prerogativa di pochissimi!

La storia d'amore di Mina e Piero è un esempio.
Saviano ci racconta come nasce, dove nasce, come
cresce e con quali terribili difficoltà.
Ma la forza dell'amore può tutto e alla fine
sconfigge anche la morte, tant'è che Piero oggi,
attraverso la voce di Mina, parla ancora.
Questa dell'amore e della morte è una favola
assai antica, quasi senza tempo. Ma quando
si riesce a spiegare la realtà attraverso una
storia dai toni magici,
questa storia ti entra dentro e non se ne va
più
, come dice il buon Saviano per l'appunto.

Concludo con questa citazione che credo che
dopo la puntata di stasera di Vieni via con meabbia ancora più senso:

"Nelle fiabe non si insegna ai bambini che esistono
i draghi, quello lo sanno già...
...si insegna ai bambini che i draghi
si possono sconfiggere. Ed è quello
che fanno scrittori come Saviano.
Non dicono che la mafia c'è,
ma dicono che la mafia può essere sconfitta."

(R.Benigni a "Vieni via con me" dell'8/11/2010 su RAI 3 )

Manuela Raganati
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lunedì 8 novembre 2010

Via, via vieni via con me...

Stasera ho sfiorato la commozione almeno
tre o quattro volte. Quel senso di stretta
alla gola che ad un tratto ti prende e
ti stritola le emozioni dentro e ti fa
capire che dopo tutto, nonostante tutto,
nonostante più di un decennio di berlusconismo,
nonostante le indegne riforme sulla giustizia,
sull'università, sull'emigrazione, i tagli
sulla cultura e nonostante la poca informazione
di un paese che si professa ancora democratico,
insomma, dopo tutto, sei vivo, sei qui e
porca miseria, quei signori lì, quei
grandi uomini che sono lì a metterci la
faccia, il nome e la vita, sono lì a
ricordarci, una volta per tutte, che questa
'cosa è nostra', ma non in quel senso là che
piace tanto ai colletti bianchi o ai
Sandokan, no... La res publica, signori e
signore, la res publica... La cosa di tutti,
la cosa per cui il mio, il tuo, il suo
trisavolo han combattuto, la cosa che ci
riguarda sì sì che ci riguarda... e sai perchè?
Perchè sta cadendo a pezzi e noi con lei...
Simbolo tragico, quanto è vero:
l'armeria dei gladiatori di Pompei,
rimasta intatta per 2000 anni e... puff!Oggi macerie.

Roberto Saviano stasera mi sembrava un oratore
nel foro antico. Ha detto un paio di cose sulla neccessità
di saper distinguere tra accuse e calunnie che mi
ricordavano un passo della Pro Caelio.
Mi ha fatto sorridere pensare che la storia ritorna
anche per ciò che riguarda le strategie di difesa
di chi è potente e ricco. E sporco...
Chi è sporco getta fango addosso agli altri
pur di difendere la propria persona.

La macchina del fango livella,
la macchina del fango pensa che
ci può uniformare tutti insieme nel famoso
grande calderone... Se tutti virtualmente possiamo
essere attaccati nel nostro intimo, se il nostro intimo
vissuto può essere usato contro di noi da qualcuno
più potente di noi,
forse non è che siamo tutti minacciati da una dittatura
da cui dobbiamo al più presto liberarci???

Concludo con le parole di un ragazzo, un uomo che
ha messo davanti alla sua vita, la verità:

Quando sento che le cose mi vanno male...
quando sento, come a tutti capita,
che non ce la fai
che vanno sempre avanti i peggiori...
quando senti come in questa fase in cui
il governo è già caduto...
il governo è già caduto...
ma si ha paura di fare un passo avanti
perchè si ha paura di diventare bersaglio
della macchina del fango...
quando succede questo,
io penso alla forza e il talento di
Giovanni Falcone
che era il talento e la forza di un uomo
che adorava VIVERE...voleva VIVERE...
e sopratutto aveva un principio che lo guidava
era quello di poter esser felice,
solo se lo potevano essere anche gli altri

e che il diritto, e quindi la battaglia alle mafie
di questo meraviglioso e dannoso paese,
è l'unica premessa per la felicità...
è questo che penso nei momenti più difficili...

(Roberto Saviano a Vieni via con me, RAI3- 8.11.2010)

http://www.youtube.com/watch?v=B-aYnTZ6AX8

Manuela Raganati

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venerdì 5 novembre 2010

Ri- lettura: " Dal diario di viaggio:Bali"


8 aprile 2001
Sono sospesa sul mondo,con le nuvole
che mi sostengono in questo lungo volo.
Sul mio orologio sono le 19,30,
e ora sono quasi sopra l’Himalaya
e questo è davvero emozionante.

Sento di aver dimenticato tutto a casa,
di non aver portato niente con me.
Ma la realtà è che non avrei voluto
portare niente con me.

Mancano ancora 5 ore e mezza
all’atterraggio a Bangkok,Thailandia.
Il mio piccolo microcosmo è sempre più lontano.

Bangkok.
Dopo esser scesi dall’aereo,
ci ha investito il caldo orientale.
30 gradi alle 6 del mattino…
L’atmosfera thailandese ci ha avvolto immediatamente,
appena entrati in aeroporto.
Dopo aver passeggiato nell’area commerciale,
siamo arrivati davanti ad una grande vetrata
che dava sulle piste ma soprattutto prestava all’occhio
un’immagine favolosa:
l’alba di quel sole che ogni giorno nasce lì ad oriente
per morire in Occidente. Da sempre.

Era sensazionale essere lì davanti a quel sole,
quasi mi sembrava di conoscerne una parte nuova di esso.
Dopo una lunga corsa intorno al mondo,
finalmente ero riuscita ad afferrarlo.

L’alba di Bangkok.Il sol Levante.
Mentre la sua luce si espandeva,colorando
il mondo con tonalità così tenui da rilassare anche
gli occhi stanchi dei viaggiatori,mi sono accorta che
l’aeroporto a quell’ora era ancora deserto.
Solo una persona era sdraiata
sulla moquette della sala d’attesa.
Non so chi fosse,né ho potuto capirlo:
forse un viaggiatore o forse un semplice squatter della città.
Quel suo volto così espressivo mi ha colpito molto.
L’ho ribattezzato ‘il volto di Bangkok'.
Aveva la carnagione scura,tratti orientali e una casacca color pesca.
Stava dormendo.
La luce dell’alba era così forte che l’ha svegliato,
perciò si è alzato,proprio come si è alzato il sole su Bangkok.

SOL LEVANTE
Il sol levante,
davanti al mio spirito
in cerca di orientali essenze,
la luce nell’anima.

L’alba...
Così presto mai vista
nel mondo.
Mai vista così a est.

E la luce scavò nelle grotte
illuminando un viso,
il volto di Bangkok.
Un secondo sole,
la sua casacca.
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martedì 2 novembre 2010

Pier Paolo Pasolini. Una morte violenta.

Sono passati trentacinque anni dall'omicidio
di Pier Paolo Pasolini.
Scrivere qualche parola a riguardo mi sembra
un dovere.
Ieri sera, mentre tornavo a casa su un
silenziosissimo taxi, guardando le strade
di una Milano allagata dalla pioggia, non
facevo che pensare all'ultima notte di
trentacinque anni fa dell'a me caro scrittore,
quasi come se non se ne fosse ancora
definitivamente andato da questo mondo.
Quella notte sul lungomare di Ostia
fu una morte violenta.

Spesso nelle pagine della sua narrativa
ricorrono immagini e scene cariche di
aspra violenza: dai giochetti sadici dei
Ragazzi di vita, alle rapine di Una vita violenta,
dalle scene di rabbia di madri senza speranza,
ai pugni tra fratelli. Insomma, la violenza
come espressione di un mondo al limite
dell'umanità è uno dei simboli negativi
della Roma pasoliniana.

La città vissuta dall'autore friulano non
si configura affatto come il tipico salotto
letterario dove l'intellettuale borghese
affonda le sue natiche su calde e comode
poltrone di pelle, sorseggiando cultura
e boccheggiando idee come fumo da una sigaretta.
Pasolini scelse un mondo molto lontano
dalla sua abituale esperienza. Per neccessità,
si trovò a vivere in condizioni di povertà
e quindi si trovò a contatto con le persone
e gli ambienti che leggiamo nei suoi romanzi
e nelle sue poesie, ma che anche vediamo nei
suoi film. Scelse così di parlare con gli
abitanti di quelle strade della periferia,
dimenticate anche da Dio.
Sentì l'urgenza di raccontare quel mondo lontano
dalle istituzioni, dalla storia e dalla morale.
E si sa che per raccontare qualcosa,
prima bisogno osservarlo da vicino.

Pasolini amò quel mondo.
La sua fu una passione nata dalla sintesi di tre
elementi che, a ben pensarci oggi,rappresantarono
l'inizio della sua fine:
l'ideologia, il sentimento e la vita.

L'ideologia per Pasolini non fu solo un programma
di contenuti da seguire, una scaletta di argomenti
da trattare in pubblico o una semplice utopia.
Ideologia per Pasolini fu difesa di una posizione
sempre stabile, sempre chiara, spesso polemica.
Il sentimento d'amore, si sa, per Pasolini
non fu mai un'esperienza di pace interiore.
La sua omosessualità dichiarata fu esperienza
interiore logorante e spesso conflittuale.
L'accettazione degli omosessuali, ricordiamoci,
è un fatto nuovo, recente, se lo è!
La vita, poi, contiene in sè, biologicamente,
la morte. Le immagini descritte dalle sua
voce poetica fanno pensare di esser appartenute
ad una lucida mente critica,
un'anima di certo amante della vita in tutte
le sue più contrastanti sfumature,
in tutte le sue più stridenti contraddizioni.

Vivere al centro di uno scandalo perenne, però,
pur incarnando un costante punto di vista critico
su un mondo in piena trasformazione come
quello del boom economico, della guerra fredda,
dell'avvento della televisione,
non fu esperienza comune agli scrittori nostrani.

Pasolini amò quella vita che la morale borghese
con cui era cresciuto non poteva ammettere,
nè comprendere, troppo chiiusa nei suoi interessi
e valori. Pasolini andò oltre quegli steccati,
si trovò a pascolare nei pratoni della Casilina,
a camminare sui lungoteveri infebbrati
all'autentica ricerca di nuove esperienze di vita.

Ed è così paradossale credere che proprio
da quel mondo che Pasolini tanto amò,
arrivò la sua tragica morte violenta.

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lunedì 1 novembre 2010

Tempi moderni

I pensieri senza senso, i pensieri che non vanno,
quelli che non fanno bene e che nessuno vede.
Le ondate di forme capovolgono il cuscino.
I sensi persi alla ricerca di una via.
Una via che non c'è.
A parlare è una voce profonda più del disgusto,
l'eco si perde nella notte di tempesta.
Il cielo è pesante, un coperchio di ferro
su cui piange qualche divinità implacabile.
I morti non sono sotto terra, i morti siamo noi.

Le campane annunciano la resurrezione di Faust,
il mondo è qui ora, poi chissà.
Una Gretchen muore d'amore,
una coppia di Filemone e Bauci difende il passato,
Mefistofele sogghigna nei volti mascherati
di ognuno di noi.

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