Passa ai contenuti principali

Roma, la pioggia... a cosa serve la letteratura?

Ho appena finito di leggere un libro che si intitola
Roma, la pioggia...A cosa serve la letteratura? di
R.P. Harrison. E' un libro che ho comprato molto
tempo fa, ancora ai tempi del liceo. L'avevo
trovato per caso negli scaffali del Libraccio,
quando ancora passavo i miei sabato pomeriggio
a cercare interessanti libri di letteratura,
non vedendo l'ora di arrivare all'università
per dedicare tutta me stessa a questo studio.

Però ho sempre avuto il vizio di comprare libri
e non leggerli, meglio, non leggerli subito.
Infatti, questo libro per quanto sembrasse interessante,
non ha mai avuto da me molta considerazione in tutti
questi anni. E il tempo è passato,
tanto tempo è passato.

Sabato mattina ho iniziato a leggere questo
libro dalla copertina viola su un treno
regionale per Venezia. Un viaggio strano,
un viaggio di evasione da cosa o da chi non so.
Forse solo una ricerca di spazio per meglio
prendere la rincorsa prima di volare, ecco...

La lettura di questo libro mi ha rapita subito.
Mi ha completamente incollato alle pagine,
distogliendomi da una delle cose che più
amo fare: guardare fuori dal finestrino mentre
il treno corre veloce! Avrò guardato
il paesaggio soltanto un paio di volte in tre ore
per poi ritrovarmi sul bellissimo ponte che
attraversa la laguna prima della stazione di
Santa Lucia.

Mi è piaciuto un sacco perchè tratta
argomenti interessanti come la dipendenza dal fumo,
la libertà, l'arte, la letteratura, la morte,
la vita, l'amore, l'amicizia. E' un lungo dialogo
tra un giovane laureando in Lettere, il poeta
Leonard Ash e il signor Owler, un personaggio molto
indefinito, che sembra a volte incarnare
la grande coscienza storica e letteraria della
nostra umanità, a volte lo Zeitgeist della nostra
società, altre volte un semplice osservatore obiettivo
e lucidamente arguto.
I due passeggiando per le strade di una Roma pensosa
e piovosa si scambiano idee e punti di vista diversi
su questioni interessanti.
Ne escono riflessioni profonde che completano
lo sguardo del letterato e che toccano tematiche
tipicamente moderne. Il libro è stato edito presso
Garzanti nel 1995. L'autore è un professore di
Letteratura Italiana all'Università di Standford.

E' strano quando i libri ti portano proprio dove
vorresti arrivare tu e altrettanto strano è
quando i libri arrivano nello stesso luogo in
cui stai lavorando tu. Questo pomeriggio mi son
trovata incredula a scuotere la testa,
ripetendomi: "Non è possibile!".

Oggi ho davvero pensato a quanto siano
imprevedibili le strade del destino, a quanti
infiniti intrecci creino le vie che
si percorrono o che si percorreranno.
Quando scopro queste verità nascoste,
quando queste piccole epifanie folgorano
la vita di sempre,
mi sento piena di speranza e fiduciosa
in quello che sto facendo.

Riporto solo un breve brano dal testo citato:

Camminando mi chiesi di nuovo com'era possibile che,
avendo scelto di passare la mia vita a studiare e
insegnare letteratura, non mi fossi mai chiesto a
che cosa la letteratura serva. C'era voluto Owler:
mi aveva costretto a rispondere, e lo avevo fatto
in modo inadeguato. Ma chi è che fa domande del genere?
Non certo qualcuno che trova una risposta nel fatto
stesso di leggere.
La letteratura non riflette la nostra umanità.
Trova le parole in cui ci troviamo. In cui ci troviamo
riflessi? No, in cui ci troviamo al di là di noi stessi,
in disaccordo con le parole che rivolgiamo al mondo,
oscenamente nominato.
Se la realtà è l'unico mondo che esiste, c'è di che
diventare pazzi, di che immolarsi.
La letteratura è la voce delle cose invisibili.
Infantile?
Forse, ma di un infantilismo che parla in nome di
quanto nel mondo ci stupisce.
Owler sapeva che quel che stavo dicendo, o quel che
cercavo di dire senza riuscirci veramente-
che in un mondo la cui intenzione o il cui effetto è
sottrarci la voce che dice la nostra presenza in esso,
solo la letteratura può aiutarci a tornare loquaci.




(deviantart.com)

Leggi anche:
Bombacarta

Commenti

  1. Parlare - sarebbe - strepitoso.
    Se solo si porebbe..uhm..potesse, in effetti, è più ipotetico.. cos ì si dice. Ma come .. fare ..uhm .. a condurre ..pensare, ma forse.. è parlare?o scrivere? Ma chissà, che cosia, che chi, chesi farà..... Forse pèro..

    RispondiElimina

Posta un commento

Cosa ne pensi? Ti è piaciuto il post? Lascia un commento!

Post popolari in questo blog

Progetto Seacoustic: i suoni di pesci, posidonie e coralli a Tavolara

di Manuela Raganati


Da sempre si dice muto come un pesce. 
Ma la notizia che arriva dalla Sardegna smentisce questo luogo comune.
Il gruppo di ricerca Chorus e l'Agence de l'eau, in collaborazione con l'Area Marina Protetta di Tavolara, hanno catturato i suoni subacquei e registrato la playlist del mare, nell’area di Molarotto, Molara e Capo Coda Cavallo. E che musica! 

Cinque i giorni di ascolto e registrazioni realizzate in orari diversi. Suoni differenti in base all’orario, alla presenza umana. Vocalizzi che l'orecchio umano non può captare, ma che non sfuggono agli idrofoni.
L'affascinante progetto si chiama Seacoustic: le intercettazioni sonore sono state catturate attraverso degli idrofoni calati sott'acqua. I grandi e sofisticati microfoni sono riusciti a registrare le chiacchierate nel blu di saraghi, cerne, murene, posidonie e coralli.
Il bellissimo ambiente dell'Area Marina Protetta di Tavolara si rende ancora una volta teatro di belle scoperte: qu…

30 aprile...sei anni dopo

Passa il tempo, quasi non distinguo quanto.
Questa data è sempre un misto di emozioni.
Colleziono 30 aprile per ricordare un ragazzo
che ci ha lasciato davvero troppo presto.
Lo conoscevo poco, ma mi è bastato poco
per capire quant'è ingiusta a volte la vita.
Forse è proprio quel 30 aprile che ho capito
quanto fosse triste la perdita di un amico,
anche se non era proprio un mio amico,
ma Alessio era amico di persone a cui,
tutt'oggi, voglio molto bene.
Nonostante lo abbia
frequentato solo un paio di sere a Roma,
bhè...sono ancora qui a scriverne...

Il 30 aprile a me piace ricordarlo
perchè in quei giorni in cui andavo ancora al
liceo, la maturità si avvicinava.
Stavo scrivendo una tesina su Salvador Dalì.
Mi ricordo che quando ebbi quella notizia
mi chiusi in camera a piangere.
Anche fuori il cielo pioveva.
La mia vita stava cambiando,
quella di un'altro giovane non sarebbe
mai più mutata...
Un anno dopo scrissi quello che se avrete voglia di leggere
rimane il mio manifesto del 30 aprile (vd.sot…

Metoo e femminismo: il manifesto di Marina Terragni

di Manuela Raganati


Esce per Sonzogno, Gli uomini ci rubano tutto. Riprendersi il corpo, il femminismo, il mondo un libro-manifesto che approfondisce le tematiche attualmente tanto in voga su quotidiani online e show televisivi. Marina Terragni 
A che punto è la battaglia femminista? Apparentemente avanza su molti fronti. Basti pensare al movimento #metoo, che ha messo sulla difensiva migliaia di uomini potenti. O al grande discorso ai Golden Globe di Oprah Winfrey («il tempo della brutalità maschile è scaduto»). O alla marcia mondiale delle donne per protestare contro l’elezione di Donald Trump. Ma proprio mentre il dominio patriarcale sembra simbolicamente vacillare, per le donne in carne e ossa – dice Marina Terragni – le cose non vanno affatto bene: gli indicatori materiali (salute, lavoro, stipendi, giustizia) sono tutti negativi, mentre crescono i numeri della violenza sessuale e la politica non è stata mai tanto misogina. Dopo un secolo di femminismo, il bilancio lascia ancora a …