martedì 26 ottobre 2010

Roma, la pioggia... a cosa serve la letteratura?

Ho appena finito di leggere un libro che si intitola
Roma, la pioggia...A cosa serve la letteratura? di
R.P. Harrison. E' un libro che ho comprato molto
tempo fa, ancora ai tempi del liceo. L'avevo
trovato per caso negli scaffali del Libraccio,
quando ancora passavo i miei sabato pomeriggio
a cercare interessanti libri di letteratura,
non vedendo l'ora di arrivare all'università
per dedicare tutta me stessa a questo studio.

Però ho sempre avuto il vizio di comprare libri
e non leggerli, meglio, non leggerli subito.
Infatti, questo libro per quanto sembrasse interessante,
non ha mai avuto da me molta considerazione in tutti
questi anni. E il tempo è passato,
tanto tempo è passato.

Sabato mattina ho iniziato a leggere questo
libro dalla copertina viola su un treno
regionale per Venezia. Un viaggio strano,
un viaggio di evasione da cosa o da chi non so.
Forse solo una ricerca di spazio per meglio
prendere la rincorsa prima di volare, ecco...

La lettura di questo libro mi ha rapita subito.
Mi ha completamente incollato alle pagine,
distogliendomi da una delle cose che più
amo fare: guardare fuori dal finestrino mentre
il treno corre veloce! Avrò guardato
il paesaggio soltanto un paio di volte in tre ore
per poi ritrovarmi sul bellissimo ponte che
attraversa la laguna prima della stazione di
Santa Lucia.

Mi è piaciuto un sacco perchè tratta
argomenti interessanti come la dipendenza dal fumo,
la libertà, l'arte, la letteratura, la morte,
la vita, l'amore, l'amicizia. E' un lungo dialogo
tra un giovane laureando in Lettere, il poeta
Leonard Ash e il signor Owler, un personaggio molto
indefinito, che sembra a volte incarnare
la grande coscienza storica e letteraria della
nostra umanità, a volte lo Zeitgeist della nostra
società, altre volte un semplice osservatore obiettivo
e lucidamente arguto.
I due passeggiando per le strade di una Roma pensosa
e piovosa si scambiano idee e punti di vista diversi
su questioni interessanti.
Ne escono riflessioni profonde che completano
lo sguardo del letterato e che toccano tematiche
tipicamente moderne. Il libro è stato edito presso
Garzanti nel 1995. L'autore è un professore di
Letteratura Italiana all'Università di Standford.

E' strano quando i libri ti portano proprio dove
vorresti arrivare tu e altrettanto strano è
quando i libri arrivano nello stesso luogo in
cui stai lavorando tu. Questo pomeriggio mi son
trovata incredula a scuotere la testa,
ripetendomi: "Non è possibile!".

Oggi ho davvero pensato a quanto siano
imprevedibili le strade del destino, a quanti
infiniti intrecci creino le vie che
si percorrono o che si percorreranno.
Quando scopro queste verità nascoste,
quando queste piccole epifanie folgorano
la vita di sempre,
mi sento piena di speranza e fiduciosa
in quello che sto facendo.

Riporto solo un breve brano dal testo citato:

Camminando mi chiesi di nuovo com'era possibile che,
avendo scelto di passare la mia vita a studiare e
insegnare letteratura, non mi fossi mai chiesto a
che cosa la letteratura serva. C'era voluto Owler:
mi aveva costretto a rispondere, e lo avevo fatto
in modo inadeguato. Ma chi è che fa domande del genere?
Non certo qualcuno che trova una risposta nel fatto
stesso di leggere.
La letteratura non riflette la nostra umanità.
Trova le parole in cui ci troviamo. In cui ci troviamo
riflessi? No, in cui ci troviamo al di là di noi stessi,
in disaccordo con le parole che rivolgiamo al mondo,
oscenamente nominato.
Se la realtà è l'unico mondo che esiste, c'è di che
diventare pazzi, di che immolarsi.
La letteratura è la voce delle cose invisibili.
Infantile?
Forse, ma di un infantilismo che parla in nome di
quanto nel mondo ci stupisce.
Owler sapeva che quel che stavo dicendo, o quel che
cercavo di dire senza riuscirci veramente-
che in un mondo la cui intenzione o il cui effetto è
sottrarci la voce che dice la nostra presenza in esso,
solo la letteratura può aiutarci a tornare loquaci.




(deviantart.com)

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Bombacarta
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giovedì 21 ottobre 2010

Omaggio a... Fernando Pessoa (ovvero il mio oggi)

Dal LIBRO DELL'INQUIETUDINE di Bernardo Soares:

12
(67)

Questa è una giornata nella quale mi pesa, come un ingresso in carcere, la monotonia di tutto. Ma la monotonia di tutto non è altro che la monotonia di me stesso.
Ciascun volto, anche lo stesso che abbiamo visto ieri, oggi è un altro, perchè oggi non è ieri. Ogni giorno è il giorno che è, e non ce n'è mai stato un altro uguale al mondo. L'identità è solo nella nostra anima (l'identità sentita con se stessa, anche se falsa), attraverso la quale tutto si somiglia e si semplifica. Il mondo è cose staccate e spigoli distinti; ma se siamo miopi, essa è una nebbia insufficiente e continua.

Il mio desiderio è fuggire. Fuggire da ciò che conosco, fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo. Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non esser questo luogo.
Non voglio più vedere questi luoghi, queste abitudini e questi giorni.
Voglio riposarmi, da estraneo, dalla mia organica simulazione.
Voglio sentire il sonno che arriva come vita e non come riposo.Una capanna in riva al mare, perfino una grotta sul fianco rugoso di una montagna,
mi può dare questo. Purtroppo soltanto la mia volontà non me lo può dare.
La schiavitù è la legge della vita, e non c'è altra legge perchè questa deve compiersi, senza possibile rivolta o rifugio da trovare.
Certuni nascono schiavi, altri diventano schiavi, ad altri ancora la schiavitù
viene imposta.
L'amore codardo che tutti noi proviamo per la libertà (libertà che, se la conoscessimo, troveremmo strana perchè nuova, e la rifiuteremmo) è il vero indizio della nostra schiavitù. Io stesso, che ho appena detto che desidererei una capanna
o una grotta per essere libero dalla noia di tutto, che poi è la noia che provo per me, oserei forse andare in quella capanna o in quella grotta consapevole che, dato che la mia noia mi appartiene, essa sarebbe sempre presente?
Io stesso, che soffoco dove sono e perchè sono, dove mai respirerei meglio se la malattia è nei miei polmoni e non nelle cose che mi circondano?
Io stesso, che ardentemente sogno il sole puro e i campi liberi, il mare visibile e l'orizzonte largo, chissà se mi adatterei al letto e al cibo o a non dover scendere otto rampe di scale per arrivare alla strada o a non entrare nella tabaccheria dell'angolo o a non scambiar il buongiorno con l'ozioso barbiere.

Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita e, quale bava del grande Ragno, ci unisce in modo sottile a ciò che è prossimo, imprigionandoci in un letto lieve di morte lenta dove dondoliamo al vento.

Tutto è noi e noi siamo tutto;
ma a che serve questo, se tutto è niente?

Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un'improvvisa ombra,
una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto,
qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano:
e poi la notte
nella quale emergono senza senso
i geroglifici infranti delle stelle.


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giovedì 14 ottobre 2010

Ode alla cipolla di Pablo Neruda

Dedicata a chi non si toglie facilmente di dosso un pensiero
o un'idea o una persona...

Ode alla cipolla

Cipolla
luminosa ampolla,
petalo su petalo
s’è formata la tua bellezza
squame di cristallo t’hanno accresciuta
e nel segreto della terra buia
s’è arrotondato il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
è avvenuto il miracolo
e quando è apparso
il tuo lento germoglio verde,
e sono nate
le tue foglie come spade nell’ orto,
la terra ha accumulato i suoi beni
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come con Afrodite il mare remoto
copiò la magnolia
per formare i seni,
la terra così ti ha fatto,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata a splendere
costellazione fissa,
rotonda rosa d’ acqua,
sulla
mensa
della povera gente.
Generosa
sciogli
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
bruciante nella pentola,
e la balza di cristallo
al calore acceso dell’ olio
si trasforma in arricciata piuma d’oro.

Ricorderò anche come feconda
la tua influenza l’ amore dell’ insalata
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti forma fine di grandine
a celebrare la tua luminosità tritata
sugli emisferi di un pomodoro
Ma alla portata
delle mani del popolo,
innaffiata con olio,
spolverata
con un po’ di sale,
ammazzi la fame
del bracciante nel duro cammino.

Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta
in delicata
carta,esci dal suolo,
eterna,intatta,pura,
come semenza d’astro,
e quando ti taglia
il coltello in cucina
sgorga l’ unica lacrima
senza pena.
Ci hai fatto piangere senza affliggerci.

Tutto quel che esiste ho celebrato,cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle piume accecanti,
ai miei occhi sei
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone innevato

e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina.

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venerdì 8 ottobre 2010

Ri-dichiarazioni...

NIENTE AL MONDO

E’ PIU’ BELLO CHE SCRIVERE.

ANCHE MALE.

ANCHE IN MODO DA FAR RIDERE

LA GENTE.

L’UNICA COSA CHE SO FARE

E’ QUESTA.

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giovedì 7 ottobre 2010

Ciao Sarah

"Ecco gli amabili resti cresciuti intorno alla mia assenza, quei legami talvolta tenui, talvolta frutto di grandi sacrifici, ma per lo più magnifici, che si formarono dopo la mia scomparsa"

Non ce la faccio, scusate,
non ce la faccio proprio a starmene zitta...
Lo so che di fronte a certe cose
non ci sono e non ci dovrebbero essere
parole di commento,
se non profonda riflessione e rispetto.
Ma sono davvero turbata
dalla notizia del ritrovamento del cadavere di Sarah Scazzi.
Io non riesco a mandare giù che una vita si possa distruggere così.
Io non riesco ad accettare.
Profonda rabbia e profondo senso del ribrezzo.
15 anni finiti in un pozzo.

La primavera scorsa ho visto un film di Peter Jackson, intitolatato
AMABILI RESTI.
Ebbene, la storia è molto simile a questa del 'giallo di Avetrana',
o 'giallo di fine estate', come l'han chiamato i giornali,
(peraltro uscita di dubbio gusto).

E' da ieri notte che ripenso alle immagini del film,
tornate a galla dalla memoria,
per triste associazione tematica con questo orribile,
orribile, orribile omicidio.

E' un film straziante, come straziante è questa notizia,
come d'altronde tutte le notizie di cronaca nera.

Sì, ma qui si tratta di una ragazzina vittima di un indefinibile
assassino: suo zio...
Turba ancora di più pensare che queste ripugnanti storie di sangue
e violenza nascano all'interno della cerchia familiare.
Non è la prima, ahimè, non sarà l'ultima. Ma continua a turbarmi.

Ma fatemi esprimere, fatemi gridare:
che schifo. che schifo. che schifo.

Chiedo scusa a tutti per questo intervento, ma pensando a Sarah,
non riesco proprio a togliermi di mente il finale
di Amabili Resti
quando la voce fuori campo di una ragazzina, la protagonista, dice:
"Mi chiamo Salmon, come il pesce, Susie come primo nome,
avevo 14 anni quando fu assassinata il 6 dicembre 1973,
ero qui per un momento e poi me ne sono andata...
Auguro a tutti una felice e lunga vita."


Anche quella, come questa, purtroppo, era una storia vera.
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martedì 5 ottobre 2010

BURIED. SEPOLTO

Sepolto sotto terra. In una cassa di legno.
Cosa e chi lo tirerà fuori da quell'orribile prigione?
BURIED è il nuovo film di Rodrigo Cortés che uscirà nelle sale il 15 ottobre 2010.
Non è di certo un film facile, leggero, spensierato, probabilmente non sarà un film per tutti (astenersi claustrofobici), forse non sbancherà ai botteghini, ma sicuramente non vi lascerà uscire dalle sale senza aver provato emozioni forti.
Vi toglierà il respiro.

L' idea narrativa è davvero geniale: un uomo chiuso in una cassa sotterrata, un cellulare e alcuni altri oggetti. Tutta la trama della storia passa attraverso questi pochissimi 'attanti', per dirla alla Greimas. L'intreccio è un po' assurdo, ma contrasta in modo efficace con il crudo e intenso realismo della claustrofobica agonia di questo eccezionale Ryan Reynolds, che per chi ancora non lo sapesse è il fortunato maritino della bella Scarlett Johansson.

Io durante i primi dieci minuti di film pensavo di avere, da un momento all'altro, una crisi di panico. Durante la visione di questo film è importante sapersi controllare con il processo d'identificazione. Quando poi si entra nella cassa, ci si ambienta in modo sorprendente a questo angusto spazio, vera prigione dei sensi. Il buio è opprimente, corrispettivo oggettivo della mancanza d'aria. L'interprete è davvero bravo a trasmettere emozioni forti attraverso la mimica facciale, probabilmente nella versione in lingua originale, anche attraverso le modulazioni della voce.
E' indubbiamente un film interessante sotto l'aspetto della sperimentazione filmica, un film girato quasi a costo zero e che, vi sembrerà impossibile, essendo interamente girato per 94 minuti in una cassa, ma vi lascerà anche alcuni interessanti spunti sulla nostra società, primo fra tutti: il cinismo.

Link:
http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/10/06/news/buried_film-7780049/?ref=HREC2-10


http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/01/25/news/buried-sundance-2068561/

http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=47828&film=Buried-Sepolto



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venerdì 1 ottobre 2010

Omaggio a... Fabio Volo :-D

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
la felicità non e' quella che affanosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,. ..
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.

Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose...
...e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.

E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

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