Passa ai contenuti principali

Prassi o pensiero?

La questione è intricata ma assai semplice.
La questione è: prassi o pensiero?
Il linguaggio arzigogolato del letterato aristocazzico è ormai desueto e poco ascoltato. Le parole del poeta sono solo note armoniche in uno spazio senza tempo.
I sogni di gloria sono solo i soliti feticci lasciati sul comodino dopo essersi svegliati alla mattina presto per...
Per far che?
E qui viene il punto. Si fa per dire, ovviamente, perchè il punto non c'è. Il punto è un segno grafico del tutto astruso: segna un confine astratto tra i pensieri e le parole, ma nella mente, e nella vita, il punto non esiste. Eppure Eliot diceva: "E non chiamatelo fissità,
il luogo dove passato e futuro sono uniti.
Non movimento da né verso,
non ascesa, né declino.
Fuorchè per il punto, il punto fermo,
non ci sarebbe danza e c'è solo danza.
Posso solo dire là noi siamo stati:
ma non so dire dove.
E non so dire per quanto tempo,
perchè questo è collocarlo nel tempo."

Questa è una vaga immagine del punto fermo. Un'affascinante visione del tempo.
Eliot era un maestro a cogliere i segreti del mondo. Io no. Io ancora mi chiedo perchè son qui a scrivere e perchè non dovrei farlo. E cosa dovrei fare al posto di scrivere. La mia passione è il motivo fondamentale per cui non smetto di incastrare parole e immagini. Eppure queste non restituiscono mai un'immagine sincera e schietta della mia persona, tant'è che la sensazione è frustrante a volte, quasi snervante. Eppure quando non scrivo, sento che ho qualcosa da dire a questo mondo.
E non ho più voglia di starmene zitta in un angolo. Ho aperto un blog e ho la possibilità di far leggere i miei pensieri a chi passa fortuitamente di qua.
Quindi io il punto alle mie parole non ce lo metto!
E poi?
E poi ho voglia di tornare a scrivere sulla carta. Tornare alla carta però significa tornare alla vita, la vita vera, quella che Facebook e Messenger sono solo mezzi freddi e asettici per sentire un amico. La vita vera passa attraverso altre cose, altre sensazioni. Passa attraverso immagini irripetibili che una macchina digitale non potrà mai riprodurre. Passa attraverso odori e suoni che sono unici, sono veri.
Il mondo è in divenire, non possiamo fermarlo, immortalarlo. O meglio, possiamo farlo. Il rischio è sentirci immortalati, o nei peggiori dei casi, morti noi stessi.
Triste.
Il contatto con le cose vere è neccessario all'uomo. La tecnologia lo sta allontanando dalla vita del dolore.
In che senso?
Dunque, il dolore è una sensazione strana. Ho letto pochi giorni fa un libro di Medicina orientale. Ivi il dolore è considerato lo stato che precede la guarigione, nel senso che rappresenta il segnale che il corpo sta guarendo. All'inizio l'ho trovato paradossale, ma alla fine, pensandoci su, l'ho trovato geniale.
Provare il dolore è condizione preliminare al benessere. Quindi, il concetto leopardiano del dolore come radice della nostra esistenza sarebbe, anche dal punto di vista fisico, un'illuminante verità. Benissimo. E allora? voi direte...
Allora se ci vien tolta la sensazione della malinconia, della solitudine, della nostalgia, della lontananza, della fine, non è che un giorno ci ritroveremo a dare tutto per scontato, come se tutto fosse oggetto di pura riproduzione tecnica, come se le relazioni siano onnipresenti e le distanze annullate? Come se il bello, la pace, lo star bene siano solo concetti vuoti?
In poche parole, saremo capaci di guardare ancora il mondo senza avere il bisogno di portarcelo nel computer sotto forma di fotografia o video solo per la paura di perdere tempo, di non saperlo apprezzare in quel dato momento?!
Quindi? Prassi o pensiero?
Prassi e poi pensiero. Concretezza e poi lavoro tessile, nel senso di vero e proprio lavoro di intreccio testuale. Narratologia pura. Vita e poi semmai arte.

Commenti

  1. prassi o pensiero?

    proooot!

    è luigi!, voleva dirci, -"simultaneità"-nel-sé-!

    alibbabà,
    ieri era venerdì17settembre!

    RispondiElimina

Posta un commento

Cosa ne pensi? Ti è piaciuto il post? Lascia un commento!

Post popolari in questo blog

Progetto Seacoustic: i suoni di pesci, posidonie e coralli a Tavolara

di Manuela Raganati


Da sempre si dice muto come un pesce. 
Ma la notizia che arriva dalla Sardegna smentisce questo luogo comune.
Il gruppo di ricerca Chorus e l'Agence de l'eau, in collaborazione con l'Area Marina Protetta di Tavolara, hanno catturato i suoni subacquei e registrato la playlist del mare, nell’area di Molarotto, Molara e Capo Coda Cavallo. E che musica! 

Cinque i giorni di ascolto e registrazioni realizzate in orari diversi. Suoni differenti in base all’orario, alla presenza umana. Vocalizzi che l'orecchio umano non può captare, ma che non sfuggono agli idrofoni.
L'affascinante progetto si chiama Seacoustic: le intercettazioni sonore sono state catturate attraverso degli idrofoni calati sott'acqua. I grandi e sofisticati microfoni sono riusciti a registrare le chiacchierate nel blu di saraghi, cerne, murene, posidonie e coralli.
Il bellissimo ambiente dell'Area Marina Protetta di Tavolara si rende ancora una volta teatro di belle scoperte: qu…

La vera storia di Esther la super maialina | Edizioni Sonda

di Manuela Raganati

Esce oggi 8 Marzo 2018 per la casa editrice Sonda La vera storia di Esthter la super maialina, un albo illustrato di Steve Jenkins, Derek Walter e Caprice Crane. Illustrazioni di Cori Doerrfeldche.

Si tratta della versione illustrata per i più piccoli del libro best seller del New York Times, tradotto in tutto il mondo, Esther the Wonder Pig: Changing the World One Heart at a Time.


La maialina più famosa del web Tutto nasce da un fatto realmente accaduto. Nell’estate del 2012, due ragazzi canadesi, Derek Walter e Steve Jenkins, hanno deciso di allargare la loro famiglia (già composta da due cani e due gatti) adottando Esther, una maialina di appena sei settimane che credevano un «innocuo» porcellino d’India. Non lo era. Esther è cresciuta sempre di più fino a diventare la maialina più famosa del Web, con più di un milione fan sulla sua pagina Facebook “Esther the Wonder Pig”.

Esther è diventata una super star, ma ha soprattutto donato un nuovo senso alla vita dei…

Metoo e femminismo: il manifesto di Marina Terragni

di Manuela Raganati


Esce per Sonzogno, Gli uomini ci rubano tutto. Riprendersi il corpo, il femminismo, il mondo un libro-manifesto che approfondisce le tematiche attualmente tanto in voga su quotidiani online e show televisivi. Marina Terragni 
A che punto è la battaglia femminista? Apparentemente avanza su molti fronti. Basti pensare al movimento #metoo, che ha messo sulla difensiva migliaia di uomini potenti. O al grande discorso ai Golden Globe di Oprah Winfrey («il tempo della brutalità maschile è scaduto»). O alla marcia mondiale delle donne per protestare contro l’elezione di Donald Trump. Ma proprio mentre il dominio patriarcale sembra simbolicamente vacillare, per le donne in carne e ossa – dice Marina Terragni – le cose non vanno affatto bene: gli indicatori materiali (salute, lavoro, stipendi, giustizia) sono tutti negativi, mentre crescono i numeri della violenza sessuale e la politica non è stata mai tanto misogina. Dopo un secolo di femminismo, il bilancio lascia ancora a …