martedì 28 settembre 2010

Omaggio a... Paul Klee

Tutto ciò che è effimero è solo un simbolo.
Ciò che vediamo è una proposta, una possibilità, un ripiego.
La verità autentica è invisibile.
Nei colori ci colpisce non l'illuminazione, ma la luce stessa.
Luce e ombra: di questo è fatto il mondo della grafica.
La luminosità diffusa e come velata offre più suggestioni
di un giorno pieno di sole.
Lieve strato di nebbia poco prima del sorgere dell'astro.
E' difficile fissare sulla tela questo momento, è così fuggevole.
Deve penetrare nell'anima.
Dato esteriore e visione del mondo
devono diventare tutt'uno.


Paul Klee, 1917

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domenica 26 settembre 2010

Verfremdung

Cercavo di capire quali fossero stati i suoi passi:
ma l'asfalto è duro,
non permette di lasciar tracce.

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martedì 21 settembre 2010

Pensa bene e starai bene

Da "La vita è splendica. Pensieri per ispirare ogni tuo giorno."
di Sri Swami Satchidananda
Macro Edizioni- 2004


Fai quello che puoi e lascia il resto alla Natura.
La Natura dice sempre: "Che sia così". Tu dici:
"Voglio essere una scimmia", e la Natura dice:
"Che sia così". "Voglio essere una persona intelligente",
"Sono molto infelice", "Sono stufo di tutto" e qualsiasi
cosa dici, la Natura dirà sempre: "Che sia così".
Quindi, dipende solo da te.
Se continui ad avere pensieri negativi, la Natura dirà:
"Che sia così". Poichè l'hai desiderato, l'avrai.
Ti rendi conto di come devi stare attento con i tuoi
pensieri? I tuoi pensieri vengono confermati dalla forza
cosmica: "Che sia così".
Questa è la ragione per cui si dice:
"Si diventa quello che si pensa".
Pensa bene e starai bene,
pensa male e starai male.
Dipende tutto dai tuoi pensieri.
Qualche volta non pensi male di te, ma del tuo prossimo,
e cosa succede?
Diventi quel che pensi.
Perchè si dice:" Non vedere il male, non ascoltare il male,
non parlare male?"
Perchè, facendo così, si diventa il male.
Dirai: "Quel tale è cattivo. Perchè non posso pensarlo e
dirlo?". Quella persona potrà anche essere cattiva,
ma tu, pensando alle sue qualità cattive, diventerai cattivo.
Così facendo, non danneggi lui, danneggi te stesso.

Ecco perchè bisogna sempre pensare bene,
pensare bene,
pensare bene
e vedere sempre il bene.

Allena i tuoi occhi a vedere sempre il lato positivo di ogni cosa.











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http://www.nonworkers.com/
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domenica 19 settembre 2010

Ri-letture: IL CAPPELLO A TUBA. [Chapter 1]

“Rivoglio gli acquerelli di quando ero piccola!”
esclamò rabbiosamente Matilde, quel giorno.
Un senso di solitudine si alimentava dentro lei,
anche se non riusciva a comprendere da cosa fosse causato
e quando fosse iniziato.
Era insolito vederla arrivare con quel broncio in viso.
Erano mesi che il suo sorriso non smetteva un attimo di splendere.

Matilde, 19 anni, ragazza dai contorni ben marcati:
come un ritratto di Manet, la sua figura si stagliava
nel chiaro-scuro di quel ‘Cafè du Impressionism’,
in cui a quei tempi andavamo ogni pomeriggio.
Lì ci conoscevano tutti e si era creato quel piacevole
clima familiare che solitamente non era facile trovare
nei locali di Milano.
Chiacchieravamo molto e qualche volta finivamo anche a
filosofeggiare, senza arrivare mai ad una certezza.

Matilde era sempre là in mezzo,
con quel suo scialle lilla che dava al suo volto un accento
di velato colore che si mischiava
a quelle gote già rosse per il freddo.

Quel pomeriggio d’autunno, l’aria fresca e il grigiore di Milano
creavano un’atmosfera a dir poco surreale:
era facile, dopo aver guardato il cielo, sentir dentro di sé
un vuoto incolmabile che prendeva forme strane e inspiegabili.
Non c’è da meravigliarsi, in quella città succedeva di tutto,
in quell'epoca!

Aspettavo Matilde per il nostro consueto caffè delle cinque.
Avevo intenzione di parlarle di quel groviglio di amarezza
che faceva da sfondo ai miei ultimi pomeriggi.
Stavo davvero male, avevo bisogno di un po’ d’ascolto.
Speravo che almeno lei potesse ridare un po’ di colore
a quel pomeriggio in bianco e nero.

Lei invece arrivò improvvisamente al tavolino dove ero seduta
con un passo veloce e alquanto nervoso.
Si sfilò la borsetta che teneva a tracolla e,
da quel breve movimento incrociato,
s’intuì che qualcosa dentro la turbava.

Esclamò allora,dopo essersi seduta,quella frase così strana:
“Rivoglio gli acquerelli di quando ero piccola!”
Per un attimo rimasi in silenzio,guardandola negli occhi,senza sapere cosa dire.
Nella mia mente mi chiedevo a cosa potesse riferirsi…


[to be continued...]

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sabato 18 settembre 2010

Invito alla lettura di...

Il BHO...BLOG invita a leggere questo passo dal testo
"Così parlò Zarathustra" di F.Nietzsche, pubblicato dal blog
particellesecondarie.

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giovedì 16 settembre 2010

Prassi o pensiero?

La questione è intricata ma assai semplice.
La questione è: prassi o pensiero?
Il linguaggio arzigogolato del letterato aristocazzico è ormai desueto e poco ascoltato. Le parole del poeta sono solo note armoniche in uno spazio senza tempo.
I sogni di gloria sono solo i soliti feticci lasciati sul comodino dopo essersi svegliati alla mattina presto per...
Per far che?
E qui viene il punto. Si fa per dire, ovviamente, perchè il punto non c'è. Il punto è un segno grafico del tutto astruso: segna un confine astratto tra i pensieri e le parole, ma nella mente, e nella vita, il punto non esiste. Eppure Eliot diceva: "E non chiamatelo fissità,
il luogo dove passato e futuro sono uniti.
Non movimento da né verso,
non ascesa, né declino.
Fuorchè per il punto, il punto fermo,
non ci sarebbe danza e c'è solo danza.
Posso solo dire là noi siamo stati:
ma non so dire dove.
E non so dire per quanto tempo,
perchè questo è collocarlo nel tempo."

Questa è una vaga immagine del punto fermo. Un'affascinante visione del tempo.
Eliot era un maestro a cogliere i segreti del mondo. Io no. Io ancora mi chiedo perchè son qui a scrivere e perchè non dovrei farlo. E cosa dovrei fare al posto di scrivere. La mia passione è il motivo fondamentale per cui non smetto di incastrare parole e immagini. Eppure queste non restituiscono mai un'immagine sincera e schietta della mia persona, tant'è che la sensazione è frustrante a volte, quasi snervante. Eppure quando non scrivo, sento che ho qualcosa da dire a questo mondo.
E non ho più voglia di starmene zitta in un angolo. Ho aperto un blog e ho la possibilità di far leggere i miei pensieri a chi passa fortuitamente di qua.
Quindi io il punto alle mie parole non ce lo metto!
E poi?
E poi ho voglia di tornare a scrivere sulla carta. Tornare alla carta però significa tornare alla vita, la vita vera, quella che Facebook e Messenger sono solo mezzi freddi e asettici per sentire un amico. La vita vera passa attraverso altre cose, altre sensazioni. Passa attraverso immagini irripetibili che una macchina digitale non potrà mai riprodurre. Passa attraverso odori e suoni che sono unici, sono veri.
Il mondo è in divenire, non possiamo fermarlo, immortalarlo. O meglio, possiamo farlo. Il rischio è sentirci immortalati, o nei peggiori dei casi, morti noi stessi.
Triste.
Il contatto con le cose vere è neccessario all'uomo. La tecnologia lo sta allontanando dalla vita del dolore.
In che senso?
Dunque, il dolore è una sensazione strana. Ho letto pochi giorni fa un libro di Medicina orientale. Ivi il dolore è considerato lo stato che precede la guarigione, nel senso che rappresenta il segnale che il corpo sta guarendo. All'inizio l'ho trovato paradossale, ma alla fine, pensandoci su, l'ho trovato geniale.
Provare il dolore è condizione preliminare al benessere. Quindi, il concetto leopardiano del dolore come radice della nostra esistenza sarebbe, anche dal punto di vista fisico, un'illuminante verità. Benissimo. E allora? voi direte...
Allora se ci vien tolta la sensazione della malinconia, della solitudine, della nostalgia, della lontananza, della fine, non è che un giorno ci ritroveremo a dare tutto per scontato, come se tutto fosse oggetto di pura riproduzione tecnica, come se le relazioni siano onnipresenti e le distanze annullate? Come se il bello, la pace, lo star bene siano solo concetti vuoti?
In poche parole, saremo capaci di guardare ancora il mondo senza avere il bisogno di portarcelo nel computer sotto forma di fotografia o video solo per la paura di perdere tempo, di non saperlo apprezzare in quel dato momento?!
Quindi? Prassi o pensiero?
Prassi e poi pensiero. Concretezza e poi lavoro tessile, nel senso di vero e proprio lavoro di intreccio testuale. Narratologia pura. Vita e poi semmai arte.

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sabato 4 settembre 2010

I sassi di Capo Pecora

Ore 3. Sabato mattina. Occhio a palla. Eppure la giornata è stata stancante. Forse è così che ci si sente quando si è soddisfatti di ciò che si è fatto. Il silenzio avvolge il mondo come un coperchio su una pentola. Le palpebre iniziano ad appesantirsi. Domani i piatti si lavino da soli!
E’strano come un paio di scarpe nuove ti possa far sentire diversa. Incredibile il potere delle cose su noi stessi. Uno spera di non essere schiavo del consumismo ed invece si ritrova la spazzatura piena di piatti e bicchieri di plastica. Sporchi. Tra l’altro mi chiedo ancora se vadano nella differenziata. Le pentole invece sono di acciaio inox. Difficili da differenziare. Impossibili direi.
Ultimamente sono avvezza a piccole manie di protagonismo e ad ansia di prestazione. Forse è passato inosservato che sia sempre stata così. L’importante è che non ho nulla da rimproverarmi se non che spesso prima di decidere a prendermi cura di me stessa è necessario che io mi torturi. Masochismo puro?
Camminando sui sassi della spiaggia di Capo Pecora si è concretizzata la mia attitudine a scegliere sempre la strada più complicata e difficile per arrivare alla meta. Come se non trovassi giusto a percorrere la strada più semplice e lineare, mi son trovata spesso a voler salire su sassi pericolosi. Solo grazie ad un bastone sono riuscita a non cadere. Ma non solo.
L’aiuto delle persone che ti stanno accanto è qualcosa che non bisognerebbe tralasciare. In due le cose si fanno meglio. E in tre? Quattro? Cinque? Etc. Non lo so, sono così scettica sull’argomento che non mi voglio dar risposte. Ho capito una cosa però: proprio quando dai un’altra possibilità ad una persona, capisci il perché ti sei allontanato da quella persona.
Pensieri alla rinfusa affollano questa testa ancora accesa a notte fonda. La notte è fatta per dormire, è vero, ma a volte scordo quanto sia bello perdersi nel silenzio di Milano. Una notte è anche fatta per sé stessi dopo una giornata dedicata agli altri. Settembre: l’inizio di un nuovo anno. Troverò il sasso giusto dove mettere il piede?

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