domenica 18 luglio 2010

Porta Romana

Porta Romana è bellissima questa mattina.
Sembra un lungo viale settecentesco.
Pochissime le auto parcheggiate, sporadici i passaggi dei veicoli,
silenziosi i passi dei pochi passanti domenicali.

Le strade spaziose e vuote sono spaccate in due: ombra e sole
sembrano contentendersi il presente e il passato.
L'asfalto del marciapiede
è assolato, anche se il sole di questa mattina è ventilato e limpido,
come da tempo non succedeva e l'ombra è immersa in un sogno antico;
il pavè è l'aia di un piccione che becca una rotaia morta.

La casa di fronte mi entra negli occhi addolcendo i respiri.
Una casa di ringhiera, ristrutturata, rosa è cosparsa di fiori verdi.
Qua e là, sembra dipinta da un vecchio pittore.
Il campanile della chiesa sconsacrata, subito dietro,
si libra in cielo, come una
rondine settembrina che fa ritorno nei paesi caldi.

Affacciata alla finestra da dove mia nonna
guardava il mondo in cui era cresciuta,
ricordo i campi al sole di questa vecchia Milano,
ricordo i prati di Boccioni, ricordo la campagna,
ricordo la città che qui finiva.

E ancora, a volte, nelle giornate più assorte,
Porta Romana torna un paesino padano,
immerso nelle sue preghiere festive e
nei suoi silenzi votivi.

Luglio penetra la vita,
porta lontani, lontani da qui, dagli altri, da sè stessi...
Ma la città finalmente respira,
brilla, gioca.

E' ancora
una piccola giostra in piazza
ed io
sono ancora una piccola bambina
su una nave che si allontana.



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