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Medley ovvero Il gelato è fashion...

Oggi ho camminato tanto, non a causa dello sciopero,
ma per la voglia di sgranchire (e tornano
ancora i 'granchi', vd.post sotto)
le gambe e la mente, ultimamente un po' fossilizzata
sulle sillabe della metrica latina che proprio non capirò mai!
Lunghe le strade che ci dividono, sotto il sole ancora
più silenziose, nonostante il traffico di Milano, che
a luglio però, è meno caotico del solito.
M'impongo un passo lento, non ho nessuna fretta, nessuna
meta, nessuna stella cometa, come rincarano gli Ustmamo.
Arriverò a casa a che ora? Non importa, l'importante è che
mi sia goduta una passeggiata nella mia città.
Gli alberi stendono un lungo tappeto d'ombra
sul quale io danzo a passo lento sulle mie ballerine,
le 5 euro meglio spese dell'anno! Mi sento stranamente
leggera, come sollevata da un peso, quasi pronta per partire,
anche se è tutto il contrario nella realtà. Ma questa è
la mia passeggiata e decido io cosa pensare e cosa
perdere nel vento, vento metaforicamente immaginato come
il movimento veloce della metropoli, vento assente nell'afosa
realtà. Questo cammino non ha pretese o attese, solo la
sospensione completa del dovere. "Libero com'ero stato ieri,
ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi,
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori..."

Già, sono fuori, fuori dalle mie quattro mura di carta e parole,
fuori da tutto quello che rappresenta la mia scalata,
sono qui fuori, dove la vita scorre, con te o senza di te,
with or without you...
I piedi mi porteranno a casa, ma al loro ritmo! Sentono un vago
desiderio di poggiarsi sull'asfalto, sentono il bisogno di
sentire la terra, liberano anch'essi la voglia di toccare
ciò che hanno sotto di essi. Si dice 'toccare con mano', di solito.
Io dico voglio 'toccare con piede'. Adesso che il sandalo
finalmente s'è rotto, la mia pianta rimette radici nel
suolo da cui è venuta: l'asfalto. Sei un fiore che è cresciuto
sull'asfalto e sul cemento.

La via dei negozi mi attrae per le sue vetrine piene
di vestiti colorati. Mi diverto a pensare a come sarebbero le
vetrine del mio negozio. Pensando al casino del mio armadio,
non potrebbero che essere le vetrine di un negozio dell'usato,
o vintage, che sembra faccia più figo. Ah, per rimanere
in tema di nuove mode: a Milano il gelato è fashion!
Non scherzo, dico davvero! Per quanto il gelato sia da sempre
un intramontabile ingrediente di ogni estate, io non ho mai
visto pullulare così tante gelaterie in giro.
C'è la gelateria biologica,la gelateria vegetariana,
la gelateria mini, la gelateria maxi,
la gelateria inglese, la gelateria in radica, la gelateria moda,
la gelateria zozzona, la gelateria take away o quella con i
tavolini in mezzo ai passanti. Insomma c'è n'è davvero per
tutti i gusti! Ma per una che ci mette mezz'ora solo per
scegliere pistacchio e liquirizia, è meglio andare sul sicuro!
La classica gelateria di una volta che non trovi più neanche nei
paesi di campagna, è quella che all'ora del crepuscolo,
diventa una sorta di centro di aggregazione di un quartiere.
La gelateria di una volta, chiamiamola così, ha sempre
delle panchine davanti perchè il gelato non si può
mangiare senza fermarsi a gustarlo. E laddove si trovano
panchine, troverete degli alberi, se vivete ancora in una città
dove gli assessori e il sindaco pensano prima a voi uomini che
alle macchine. Bene, su quelle panchine, troverete alcuni
anziani che cercano fresco e mangiano gelato in coppetta,
troverete famigliole ecuadoregne di circa sessanta individui cad.
che occupano 3 panchine solo con i passeggini, tutti con coppetta,
perchè è più comoda. Troverete, poi,
l'immancabile ficcanaso che proprio non ce la fa a non
impicciarsi dei fatti degli altri. Lui mangia un cono due gusti.
Ed infine troverete chi si incontra per un bacio e un abbraccio,
ovviamente su un cono da sgranocchiare. "Gelato al cioccolato,
dolce e un po' salato, tu gelato al cioccolato, un bacio al cioccolato
io te l'ho rubato, tu gelato al cioccolato, rimani così
che dolce sei tu"

Torno sui miei passi, ripensando che anche la metrica latina,
d'altronde, è questione di piedi. E allora sul ritmo del distico
elegiaco mi ritrovo già in viale Montenero,
"Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza complicare il pane,
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote
ma doppiate.
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene l'aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare,
lasciami sognare in pace...
Liberi com'eravamo ieri,
dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e
andare fuori..."

Sono arrivata a casa con la mente più fresca,
con un gelatino in panza e con un sacco di
passi lasciati dietro a me da andare a
ricercare presto ma ho dei centimetri di
libri sotto i piedi!

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