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Granchi

I granchi mi inquietano.
Fin da quando sono piccola ho sempre pensato che
fossero i ragni del mare con quelle loro zampette veloci
e a forma di pinza. A Ponza li catturavo con mio cugino
e li facevo morire, poverini, in mezzo ai cespugli:
crudeltà infantile! Per questo, crescendo, la 'paura'
dei granchi non si è placata, ma anzi, rafforzata dal senso
di colpa: quasi mi aspettassi la vendetta marina.
Spesso li intravedo sulla mia spiaggia e faccio finta
che non esistano...
Loro fanno lo stesso con me, d'altronde...
Questo conferma che la guerra deve ancora iniziare.
(Penso sia bene specificare che sono un po' aracnofobica...)

E' strano però come proprio il granchio sia diventato per me
simbolo di qualcosa che sta per iniziare, qualcosa che
a che fare con l'amore. Fu quasi un rito d'iniziazione
l'incontro con un piccolo crostaceo, proprio poco prima
di dichiarare il mio primo amore.
Ero al largo, vicino ad una boa,
guardavo il cielo sopra di me. L'imbrunire è uno dei momenti
che amo di più a Porto Coda Cavallo.
Sentii muoversi qualcosa sopra di me: un granchio
all'altezza del petto, all'altezza del cuore.
Un brivido.
Tornai a riva con una decisione.
Questo fu molto tempo fa.

Alcune sere fa, dopo aver scritto per ore la storia della
mia vita a qualcuno che di me ancora nulla non sa,
mi son resa conto di aver la neccessità di raccontare,
di raccontarmi, per meglio comprendere la mia esistenza.
Era da molto che non tiravo le fila del
discorso, del mio discorso, e mi son resa conto
che era bello farlo attraverso
la lettura di qualcuno che fa parte di un possibile futuro.

La sensazione però di vedere nascere una nuova amicizia
mi ha quasi turbato. E ancor di più il fatto che l'abbiano capito,
prima di me, due amici importanti, quello che ancora non
mi conosce e quello che non smette mai di conoscermi.
Il granchio questa volta è tornato sotto forma di
metafora.

"Non stare sulla porta del tuo cuoricino come un granchietto
pronto a rintanarsi subito".

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