domenica 20 giugno 2010

(immensamente) Giulio non lo sa di Giuseppe Braga

Ciao, bentornato, come stai?, Giulio mi sorride dall’alto delle scale.

Giulio non lo sa che sto arrancando col palato disidratato e, appena gli sono vicino, terminati i gradini, mi stringe la mano.

Giulio non lo sa, ma io sto sudando per tutta una serie di motivi, non secondario quello per cui mi sono coperto troppo (maglioncino a collo alto e giacca di velluto) e fuori ci saranno una trentina di gradi col 98% di umidità.


Giulio non lo sa che anche oggi ho sbagliato a vestirmi. Lui dopotutto aveva fatto le cose per bene (a lui del tempo non doveva importare, mica doveva controllare le previsioni meteo) e nella mail me l’aveva detto il motivo, un motivo ben specifico, che poi sarebbe il motivo per cui io adesso sono lì, in casa editrice, ma Giulio non lo sa che io negli ultimi sette, otto secondi, complice il caldo micidiale e l’emozione, mi sono scordato tutto, ma proprio tutto. E Giulio non sa neppure che la mia psiche, definiamola pure così, mi sta giocando brutti scherzi, sta mettendosi d’impegno per farmi partire il boccino, la mia psiche, messa sotto pressione, diventa ballerina. Sia come sia, il corto circuito è avvenuto e io sto nel pallone più completo.

Giulio non lo sa, ma io quel motivo specifico per cui sono lì, alle due di un pomeriggio di maggio che sembra ferragosto ai tropici, io quel motivo specifico me lo sono scordato.

Giulio non lo sa, ma inizio a intravedere facce, oggetti, perlopiù ribaltati e deformati, mostri orribili a due teste, extraterrestri verdognoli maleodoranti, luoghi immaginifici che si alternano a scatti, come fossero diapositive sovraesposte. Mi gira pure la testa, forse sto per svenire e mi aggrappo alla ringhiera.

(TO BE CONTINUED ...
@ Piani alti cultura bassa 2.0)


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