sabato 19 giugno 2010

Da Cecità a Pensar, pensar. Buon viaggio Josè

Lo ammetto, Cecità non sono riuscita a finirlo.
L'ho iniziato a leggere durante un progetto di comunicazione
sociale organizzato da Pubblicità Progresso
che io e la mia amica avevamo deciso di svolgere
sul tema della cecità, appunto, tre anni fa.
Abbiamo lavorato sul percorso di Dialogo nel buio, allestito nelle sale dell'Istituto dei Ciechi
di Milano, in via Conservatorio, 7.

La mia riflessione sul tema della cecità era iniziata
dalla lettura di questo libro, a mio parere, e non solo mio,
uno dei libri più difficili della nostra letteratura
(e per nostra intendo quella che si colloca
nella storia ultra recente, quella dagli anni Novanta in poi).
Cecità di Josè Saramago è stato pubblicato nel 1995,
presso Einaudi.

Cecità è claustrofobico, angosciante, estremamente crudo.
Una lettura complessa e impegnativa perchè tutta la narrazione
è costruita sul non vedere. Si annulla quindi il punto di vista,
inteso come punto di vista fisico sul mondo,
ma si potenzia all'inverosimile il punto di vista ideologico
e psicologico su un mondo completamente
indifferente alla tragedia, fino alle estreme conseguenze.

Infatti, la cecità in questo libro è concepita come
un'epidemia che si diffonde lentamentante in una città,
in un paese, in una nazione, tra cittadini e istituzioni
che non hanno un nome. Verrebbe da dire,
un'indifferenza identitaria della società come
stato normale delle cose.
E il superamento di questa normalità avviene solo attraverso
l'anormalità della contaminazione.

Infatti, nel libro, ci si rende conto del problema,
del dolore e della sofferenza, solo se contagiati,
solo se quel problema tocca direttamente, solo se
la tragedia investe e rende protagonista.
Solo se la cecità diventa un ghetto di umiliazione e
di confinamento ai limiti dell'umanità.
Quindi, la cecità è qui immaginata come
la punizione e la redenzione
inviata da un cieco destino, da una terribile Ananke.

La tragedia da chi è vissuta diventa realtà invisibile,
ma realtà vissuta.
La tragedia da chi è ancora vedente,
è solo osservata da fuori prima con
indifferenza ed egoismo, con il distacco di chi non è coinvolto
e poi con la progressiva angoscia del pericolo cui tutti,
prima o poi, vanno a scontrarsi.

Riflettendoci oggi, la metafora è sconcertante ed è un'interessante
chiave di lettura per comprendere l'attualità nelle sue varie
sfaccettature storiche, politiche e sociali. A volte, i problemi ci
toccano solo se riguardano esclusivamente noi stessi.
Ma non voglio, qui addentrarmi in un problema
di natura etico-morale.

Voglio solo ricordare questo libro, peraltro, come dicevo,
ancora da terminare, e quindi da rileggere, come il punto d'avvio
di una ricerca sul guardare anche attraverso gli altri sensi,
o sul percorrere strade in altri sensi.
Cecità è un libro straordinariamente costruito sulla potenza
descrittiva di tutti i nostri sensi che non siano la banale vista
esteriore e superficiale delle cose.

L'udito, l'olfatto, il tatto e il gusto sono le percezioni altre
attraverso le quali viene articolandosi l'esperienza del mondo
in Cecità, attraverso le quali il narratore descrive lo spazio.
L'autore Josè Saramago, scomparso purtroppo
ieri all'età di 87 anni, forse voleva indicarci un modo nuovo,
o meglio altro di vedere e quindi pensare le cose.

Ed è bello che poche ore prime di partire per il suo altro
viaggio (e qui cito un altro libro a cui sono particolarmente
legata che si chiama Viaggio in Portogallo del 1981 e che
riflette proprio sul viaggio come costruzione di un
proprio percorso attraverso le proprie esperienze
fisiche e spirituali), Josè Saramago abbia pubblicato
queste parole che ci invitano ad una grande e profonda
riflessione. Le prossime righe sono le ultime parole
pubbliche di Saramago e sono un'eredità che noi tutti
dobbiamo accogliere.

Cito dal blog dell'autore alla pagina
http://caderno.josesaramago.org/
Pensar, pensar
Junho 18, 2010 por Fundação José Saramago
Acho que na sociedade actual nos falta filosofia. Filosofia como espaço, lugar, método de refexão, que pode não ter um objectivo determinado, como a ciência, que avança para satisfazer objectivos. Falta-nos reflexão, pensar, precisamos do trabalho de pensar, e parece-me que, sem ideias, nao vamos a parte nenhuma.

Trad.Penso che nella società attuale, ci manchi la filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo determinato, come la scienza che invece procede per soddisfare i suoi obiettivi. Ci manca la riflessione, pensare, ci manca il lavoro di pensare e mi sembra che, senza idee, non andiam da nessuna parte.

Revista do Expresso, Portugal (entrevista), 11 de Outubro de 2008

BUON VIAGGIO JOSE'!

(Foto dal blog Das Kabarett dove potrete trovare un altro interessante contributo su Cecità)


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