venerdì 7 maggio 2010

Immigrato per una sera

Fuori piove, ho appena finito di leggere NONOSTANTE MILANO,
una sorta di pamphlet di sapore rosso, regalatomi al Cox.
Una lettura complessa dalle tematiche politiche molto scottanti.
Ripenso alla serata al Leoncavallo quando siamo andati a
festeggiare il compleanno della Stefi con i suoi allievi della
scuola di italiano, ragazzi di ogni età e di ogni provenienza,
immigrati in Italia in cerca di lavoro e di una condizione migliore.

Quanta difficoltà a sentirmi a mio agio in mezzo a persone
così diverse da me per colore e cultura, lingua e stato sociale!
Quante BARRIERE esistono realmente tra noi AUTOCTONI
e loro IMMIGRATI! Sentirsi in minoranza è davvero un'esperienza
amara. Ti senti minacciato?
Più che altro diverso, quasi inutile,
invisibile, quasi un fenomeno da baraccone con tutti
gli occhi addosso o forse nessuno.
Non è per niente facile rapportarsi con persone
diverse da noi, ormai affetti da questa degenerazione politica.
La difficoltà è tangibile:
alcuni di questi ragazzi hanno l'aspetto
di tanti altri che spesso vediamo per le strade e che guardiamo con
diffidenza solo perchè non appartengono alla nostra esperienza quotidiana.
Quale difficoltà sembra insormontabile?
Trovare qualcosa da dire. Sì, sentirsi veramente spinti a dialogare,
essendo sè stessi, nonostante le difficoltà culturali.

Stiam perdendo la capacità di fraternizzare, siamo così chiusi nell'eremo di noi stessi pieni della nostra individualità che ci risulta quasi impossibile parlare con gli altri.
Semplicemente parlare.

E quasi prende una sorta di timore di fronte all'altro,
una paura di essere aggrediti nella propria persona,
danneggiati.

Credo che per riuscire a rapportarsi con le persone
non ci voglia una laurea ma tanta voglia di combattere
le cose calandosi in un mondo nuovo senza pregiudizi,
senza nette classificazioni sociali, senza ricchi e potenti,
senza agiati, senza paria.

Non so bene quello che penso perchè non so ancora bene
quale sia la mia posizione sulla questione integrazione.
Cioè mi rendo conto che sarei ipocrita a fare discorsi
pieni di retorica sugli immigrati, quando sono
la prima che l'altra sera al Leoncavallo si è sentita
STRANA. Ma quella sensazione mi porta a riflettere
ancora su cosa significhi essere DIVERSO, o meglio,
esser considerato diverso, in minoranza, insistentemente
colpito da sguardi che osservano.

Insomma provare per una sera quello che moltissime
persone provano spesso qui nella nostra città.
L'emarginazione credo sia un'esperienza dolorosissima,
anche se spesso i volti di queste persone sono molto
fieri seppur nella loro rabbia, disperazione, rassegnazione.
E' l'impotenza dell'EREMITA che ha smesso di
SAPER PARLARE.


3 commenti:

  1. manu trovo molto ingenuo quello che hai scritto
    se sentivi quelle barriere significa che te le autoimponevi forse perchè non eri abituata a quell'ambiente. il mio consiglio è datti da fare, esci e conosci sempre più persone sempre più diverse..le barriere non sono date dalla società, ma da come ti vivi l'esperienza della società

    RispondiElimina
  2. L'ingenuità è alla base dell'esperienza umana e conoscitiva di sè stessi e dei propri limiti.
    Condividerla è l'inizio di un abbassamento di tali barriere. L'intento qui non è polemico ma piuttosto riflessivo. Ti ringrazio dei consigli, ma ognuno vive l'esperienza della società a suo modo e con i propri tempi. Ed è propria questa una delle componenti più affascinanti della diversità. grazie dell'intervento.

    RispondiElimina
  3. DIVERSITà in questo caso è divisione, e lo dici anche tu:
    "Stiam perdendo la capacità di fraternizzare, siamo così chiusi nell'eremo di noi stessi pieni della nostra individualità che ci risulta quasi impossibile parlare con gli altri.
    Semplicemente parlare."
    Ma DIVISIONE cos'è?
    Forse è quando, l'immagine del "me stesso" che custudiamo gelosamente nel nostro cervello, come nostra esclusiva PROPRIETà, s'inciampa, per così dire va in tilt, e le parole non escono, e ci si batte in ritirate dentro le mura, e si rimane muti, nudi e sconsolati come dopo un elettroshock.
    Ma donde giunge quest'immagine di noi stessi che dal cervello ci dirige, mentitrice spudurata che anche di fronte alla prova empirica dell'inadeguatezza della propria potenza, vigliacca ci abbandona senza conoscere vergogna?

    la logica del potere ha già dimostrato, e lo dimostra quotidianamente, la sua contraddizione che consiste nel non accettare contraddizioni. è tipico del potere che si vuole assoluto, in fondo, affermarsi in quanto legge assoluta, e non badare alla realtà, all'"altro", che è sempre visto come una minaccia, un nemico. Quanto spesso capita di incontrare un re che ha rinunciato, per sua spontanea e onesta volontà, alla PROPRIA corona?
    ma c'è anche un'altra logica, di cui si parla davvero poco ed i cui esempi, di questi tempi, sono assai rari, che anche nelle notti più buie, nelle situazioni più disperate, fluisce, è sempre fluita, come dire sotterranea, per poi prorompere. é questa una logica illuminata, una "ragione naturale". E, mi arrischio a dirlo, una logica dell'amore, democratica, che prima di affermare che tutti gli uomini sono uguali, lo SCEGLIE, e sulla sua stessa pelle ne ricerca dimostrazione, lo sperimenta, spesso rimanendone scottata, ma sempre perseverando nel suo proposito.

    Ecco, in questi tempi, in ogni campo dell'esperienza umana, spadroneggia l'egoismo assolutistico, di qualità misera a dire la verità. Io non voglio giudicare e credo che sia una strada come un'altra per la realizzazione del sè (per una certa antropologia il senso della vita dell'animale uomo). Dico però misero perchè se si dovesse davvero intraprendere quella strada non si dovrebbe contentarsi di qualche appagamento virtuale o impercettibile. Illusi e miseri.

    Questo egoismo di potere che spadroneggia, che seziona gli uomini facendoli vagare per le strade a brandelli, solo un antidoto può avere, ed io credo sia l'amore in quanto ho detto sopra, ragione naturale ec. (non compassione, non si fraintenda!), che comincia innanzitutto dall'amore di sè. E si badi, amore non rigetta il "sacrificio", quando è opportuno.

    un bacio manu,
    albi

    RispondiElimina

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