mercoledì 10 febbraio 2010

Il biondomoro (1950), P.P.Pasolini


Nella raccolta di racconti Alì dagli occhi azzurri
ho letto oggi questi passi da Il Biondomoro.
Mi hanno colpito per l'espressività e l'intensità di alcuni
accostamenti tra le parole.

(...) Vita e morte, vita e notte, vita e rosso della notte,
vita e ombra dentro gli occhi del ragazzo, vita e ruzza,
vita e il cuore nella tomba. Morte e vita, morte e alba,
morte e luce del mattino, morte e sole, morte e sole
dentro gli occhi del ragazzo, morte e fresco,
morte e il cuore dei compagni.(...)

Pasolini accosta l'immagine della vita a quella della morte:
una tradizionale opposizione alle radici dell'esistenza
degli esseri viventi. Qui la forte tensione che oppone
i due termini, però, è resa attraverso momenti di luce e momenti
di buio, quasi intermittenze tra dolore e speranza.
Accostando l'immagine della vita a quella della notte
si crea una sorta di ossimoro, così come in vita e ombra
o vita e tomba. E poi ancora morte e alba, morte e luce,
morte e sole, morte e fresco, morte e cuore.
La vita è accostata alle tenebre e alla tomba, così come la
morte è avvicinata ad immagini positive, luminose, leggere.
Il risultato, ottenuto quasi incrociando l'idea di morte
con quella di vita, è incredibile:
queste stesse parole, così disposte, sprigionano la vitalità della
contraddizione tra vita e morte, tra l'inizio e la fine.

(...) Innocenza, silenzio del peccato,
peccato, silenzio dell'innocenza sua,
vita, silenzio della morte,
morte, silenzio della vita sua, zozzo ner sole del
Rione, puro nel sole del Rione.


Anche in questo passo conclusivo, vengono messe
in evidenza le idee contrastanti di innocenza
e peccato, di vita e morte e di sporcizia e candore,
alla luce di un sole che inesorabilmente
investe il Rione e che silenziosamente si prende
la vita portando progessivamente la morte.



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