mercoledì 27 gennaio 2010

Ricordare è un dovere...

Vorrei che poteste tutti prendervi 10 minuti per ricordare, leggendo questa testimonianza di Liliana Segre, una superstite italiana dell'Olocausto. La ascoltai parlare la prima volta a 13 anni. Ero alle medie. Fu la prima volta che capii l'incapibile. Ancora oggi rileggendo il suo racconto mi vengono i brividi di commozione. Per chi è interessato ad approfondire consiglio questo link http://isole.ecn.org/antifa/article/622/LilianaSegreUnatestimonianza.
Per chi ha voglia di ricordare consiglio http://www.presentepassato.it/Dossier/Guerrapace/14_aprile/Segre_intervento.htm

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venerdì 22 gennaio 2010

Tribute to Erich Rohmer da " Il raggio verde", 1986


"Ho deciso di restare sola finché non avessi incontrato qualcuno che valesse veramente... Voglio dire, quando sei sola e vai con qualcuno così, per una volta, per avere un' avventura... Cioè, ci si sente... Secondo me dopo ci si sente più soli di prima. Capisci, quando la sera poi ritorni a casa tua e sei appena andata a letto con un tizio qualsiasi e sai che non gliene frega niente e non frega niente neanche a te, e nessuno dei due ne ha ricavato niente, ecco, questo io lo trovo ancora più spaventoso che tenersi la propria solitudine. In questo senso, la solitudine diventa uno stile di vita, una regola, capisci?


È meglio vivere sognando un ideale che adattarsi a una mediocre realtà, capisci, e perdere ogni speranza."
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mercoledì 20 gennaio 2010

Aar

Passeggiare di notte
sui sentieri di Aar
con un vento lunare
che investe la pelle
è quasi bello
quanto il profumo
della selvaggia natura
dell'altipiano.

Sento dentro me
lo sciabordio del mare
e il vociare del
vento tra i pini,
gli ontani e...
i litani.

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domenica 10 gennaio 2010

Anche io a volte proprio non mi concepisco...

Cammino passo a passo,
guardo avanti a me. Poi penso che non ha molto senso
guardare il futuro, se quello che ancora non c'è, mi ansia.
Penso allora che sia meglio guardare i piccoli passi sotto di me.
Non il capo chino, ma una testa che fa attenzione a quello che fa.
I miei piedi muovono l'aria e come per magia trasportano tutta me stessa.

Pensate che sia facile camminare ed invece è una cosa così
straordinaria. Siamo fortunati noi esseri animati, noi animai,
come dice il mio amico Dante.
Certo non sarebbe stato male avere anche
due ali giganti sulle spalle, ma il peso insostenibile della leggerezza
non è cosa da poco per chi come me pensa che le borse
dovrebbero portare dentro lo stretto neccessario.

Ma cos'è oggigiorno lo 'stretto neccessario'? L'utile?
L'indispensabile?
Ah io me lo chiedo spesso e non so mai bene come rispondermi.
Ma quando quelle poche volte riesco a concepire l'essenziale
alla fine mi sento libera, da tutto e da tutti.

La conquista di sentirsi leggeri sui propri passi,
sui propri sentieri di vita, sui propri oggi, sui propri momenti
è qualcosa che non ha legami con la pesantezza di una
testa obbligata a guardare troppo in là, sostenuta a forza
da un impeto di 'arrivismo' che non riesco a concepire,
come poche volte, d'altronde, concepisco l'essenziale.

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sabato 9 gennaio 2010

Da "Il ladro di orchidee"

“Tu sei ciò che ami, non ciò che ama te”...

Non riesco a capirla questa frase.

Io sono ciò che amo. Benissimo.
Ma non sono ciò che ama me. OK.

Cioè sono nell'atto di amare,
ma non sono la persona che amo.
Quindi, non bisogna confondere
l'atto di amare le persone,
con il possesso di esse?!
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giovedì 7 gennaio 2010

lunedì 4 gennaio 2010

BUON ANNO 10

"Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. (...) Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano(...)"

Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916.
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