domenica 1 novembre 2009

Trainspotting: guardare i treni che passano

Sedute sulla panchina una giovane e una donna matura
aspettavano il loro treno. Guardavano il paesaggio.
La loro infanzia si stagliava su quell'orizzonte
di campagna, oramai quasi dimenticato.
I binari erano scie fredde di metallo, in quel
pomeriggio del 31 ottobre. La stazione di Secugnago
era piccola e disabitata, nessuna biglietteria e
nessun segno di presenza umana. Credo che lì,
al calare della sera, nessuno si sarebbe
sentito al sicuro. Passò un treno merci, sui suoi
vagoni legno e ferro. La velocità sconquassò
l'aria. Vento.

Il sole era calato, i ricordi si erano annidati
tra i capelli. Le cascine erano casolari vecchi e
nuovi che riportavano indietro nel tempo, quando
lì qualche conoscente viveva i suoi giorni
senza pensar troppo all'avvenire.
La giovane vide delle galline sul ciglio della
strada. Vicino all'erba del fosso, prendevano
un po' di quel sole pallido, ormai novembrino.
La piazza del Municipio le ricordava le passeggiate
nel paese alla domenica mattina e le serate
delle giostre in quei lontani settembre.

In quel luogo ormai tutto era ancora più tranquillo,
più di sempre, tutto più piccolo e silenzioso.
Quasi mute in apparenza, le immagini di quel luogo, in verità,
le sapevano comunicare profondamente la sua infanzia,
le facevano venire alla memoria tutta una serie
di flash sulla sua vita: le biciclette, i ruscelli, i campi,
gli acquedotti, i passeri e le foglie rosse di un rampicante.
In quel luogo ormai non c'erano che lontani ricordi
di persone che se ne erano andate ma che non era
impossibile ritrovare e, ben lo sapeva, la donna
affianco alla giovane anch'essa colma di pensieri,
ricordi e malinconie.

Una piccola necropoli sorgeva in mezzo ai campi di
granoturco. In quel momento dell'anno però il
granoturco non c'era, era già stato falciato via.
Così sembrava tutto un po' più desolante, ma era
solo un impressione momentanea. Prevaleva il
senso della natura. I fiori erano tantissimi in
quel cimitero, erano addobbi gioiosi su tombe di marmo.
Le persone erano affaccendate a sistemare quei
luoghi freddi e anche un po' tristi, ma quel giorno
era come se lì vi fosse una specie di festa,
come se momentaneamente non si sentisse tristezza,
almeno per un giorno.
La giovane posò un vaso di girasole. Accarezzata fin dal
risveglio da un senso di gratitudine verso la vita,
quella mattina aveva deciso di lasciare un segno su quella
tomba. Essi erano angeli protettori per lei.
Decise allora di assemblare un piccolo vaso con della sabbia
di Sardegna, ancora mista a piccole conchiglie,
e un girasole colto dalla sua vita,
il suo simbolo di gratitudine nei loro confronti.

Le strade erano un fiume di pace e malinconia.
L'aria sapeva di legno affumicato. Arrivavano
dal terreno strani odori di letame ed erba,
di camini accesi e di bucato steso all'aperto.
Alcune insegne di bar o negozi ricordavano
alle due donne che quelli erano i luoghi
frequentati da tutte quelle persone
che non c'erano più, ma che lì erano sempre
vivi, vivi nei ricordi di chi gli voleva bene.

Qualcosa era cambiato ma la maggior parte
delle cose sembrava avvolta da uno
strano velo magico che manteneva intatto
il passato.

Questo il potere dei treni, condurre
avanti e indietro nello spazio sì,
ma anche nel tempo.



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