domenica 29 novembre 2009

L'abitudine

Amo scrivere e amo ascoltare le persone che leggono
le cose che scrivono. Amo vedere le persone
cambiare i loro abituali atteggiamenti chiusi e
diffidenti in situazione nuove ma divertenti.
Capisco allora il senso delle parole di Tolstoj
quando scrive che l'abitudine uccide la vita delle
persone. Gesti ripetuti e meccanicizzati fan da
sfondo alla nostra esperienza quotidiana, impedendoci
di vedere cosa c'è di veramente nuovo, cosa c'è di
veramente speciale nelle nostre esistenze.
Certo, non sempre possiamo aspettarci l'epifania
che ci apre la via alla consapevolezza, altrimenti
saremmo ancora vittime di un processo abituale, scontato
e schematico. Anche l'esperienza artistica ripetuta,
perenne, abituale ci porterebbe all'alienazione completa.
Questi due mondi convivono nella nostra mente per
darci la possibilità di evadere da una e dall'altra
a seconda dei momenti. E per fortuna, aggiungerei!
Anche nella vita quotidiana perciò dovremmo
cercare di non accontentarci di ripetere ad oltranza
determinate azioni, dovremmo evitare di rimanere
incastrati in una dimensione abitudinaria e
variare continuamente i nostri modi di fare,
i nostri modi di essere.
Un giorno mi è stato detto di non fare mai l'errore
di dare tutto per scontato. Io vi auguro di sentirvelo
dire in faccia perchè è sempre un ottimo scossone
e un'ottima sveglia...
Nulla è scontato e nulla dev'essere preteso
o atteso in modo abituale e inconsapevole...
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lunedì 23 novembre 2009

Awake di Jim Morrison...

SVEGLIO

Scuotiti via i sogni dai capelli
Mia graziosa bambina, dolcezza mia.
Scegli il giorno e scegli il segnale del tuo giorno

Il giorno è dinività
La prima cosa che vedi.

Una vasta spiaggia raggiante sotto una calma luna ingioiellata
Coppie nude corrono per il suo lato tranquillo
E ridiamo come teneri, matti bambini
Compiaciuti nella mente ovattata dell'infanzia.
La musica e le voci sono dappertutto intorno a noi.
Scegli, canticchiano, gli Antichi
Il tempo è nuovamente giunto.
Scegli ora, canticchiano,
Sotto la luna
Di fianco ad un lago antico.
Entra di nuovo nella dolce foresta,
Entra nel sogno erotico,
vieni con noi,
Tutto è disperso e danza.


Henri Julien Fèlix Rousseau, Il Sogno
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domenica 22 novembre 2009

Omaggio a...Marcel Proust

Ogni lettore, quando legge, legge sè stesso.
L'opera dello scrittore è soltanto una specie
di strumento ottico
che egli offre al lettore per permettergli
di discernere quello che, senza libro,
non avrebbe
forse visto in sè stesso.
(da Il tempo ritrovato, 1927)

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domenica 15 novembre 2009

Gli amici che ballano

Ci sono dei momenti in cui ti siedi e tutto si ferma un attimo.
Vedi questa immagine davanti a te, un'immagine che vorresti
fissare ma è continuamente in divenire.

I tuoi amici ballano tutti insieme, su un tappetto,
in un salotto bellissimo, con la musica a palla che tira fuori
ricordi, eccome se ne tira fuori. Si dimenano, si abbracciano,
si scaricano come possono. C'è chi improvvisa balletti arabi,
chi tira delle gomitate assurde, chi se ne frega di tutto, chi
si perde nella musica, chi suda. Volano schizzi di vino o alcool
e tutto scivola continuamente. Le loro facce sono felici,
i loro gesti fan pensare che nessuno di loro stia pensando,
che nessun problema o paranoia li blocchi. E' solo un momento di
euforia di un sabato sera molto carino che ricorda le feste del liceo.

Fuori fa freddo, dentro la casa invece c'è un calore fantastico.
Sono tutti lì, li vedo: chi conosco oramai da una vita e chi
sto ancora conoscendo, tutti insieme appassionatamente,
proprio come in un musical dove tutto è ballato e cantato.
Non riesco a non pensare a quanto siano belli, non riesco a non
essere felice che tutti siano così presi bene.

Sarà perchè sono alticcia, sarà perchè sono una sentimentalona,
sarà perchè ora ho la sindrome della zia Mariuccia,
o sarà perchè semplicemente mi piace cogliere
le cose dalle situazioni che vivo e in cui mi trovo,
ma penso che se morissi in questo momento,
me ne andrei felice, perchè in questo istante
vedo che stanno tutti alla grande
e che mi piacerebbe un sacco ricordarmeli immersi in
questa danza di musica e risate.

I miei amici...quante gioie e quanti dolori!
Quanti ricordi leggo in quei visi, in quei occhi...
Chissà cos'è che ancora ci lega così, a stare insieme
dopo tanto tempo. D'altronde non è poi così ovvio.

Siamo tutti lì e lì ci sono anche io. E vi osservo.
Serate come queste non le dimentico, non so perchè.



O forse sarà astinenza da Greese???
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sabato 14 novembre 2009

Il diario dei Goncourt ovvero le avventure erotiche dei grandi autori francesi

Il Journal, Memorie di vita letteraria dei Fratelli Gouncourt, tra i maggiori sostenitori della letteratura naturalistica teorizzata da Teine e Zola, è un lunghissimo diario che testimonia più di quarant'anni di pettegolezzi e notizie da salotto e vernissage. Opera dalle grandi dimensioni, scritta tra 1851 e 1896, è costituita da una serie di memorie, riflessioni e dialoghi sulla vita parigina.
Importante per definire orientativamente gli sviluppi generali della poetica ottocentesca, è anche un divertentissima lettura per scoprire le manie sessuali degli autori francesi della seconda metà d'Ottocento.

E vi assicuro che c'è da spisciarsi a leggere certe notizie, false o vere che siano, su certi autori...Infatti, se avete un po' di tempo, vi consiglio di leggere questo intervento. ( Ci arrivate solo dai Collegamenti esterni della pagina di Wiki,
http://it.wikipedia.org/wiki/Jules_de_Goncourt)


Io mi sono troppo divertita a leggere delle inclinazioni pederaste di T.Gautier, delle orge di G.de Maupassant, dello sperma creativo di H.de Balzac, della proverbiale infedeltà di Zola e delle sue strane eiaculazioni,( «…al tempo in cui incontrava tremende difficoltà a scrivere, gli capitava, dopo una mezz'ora di rifiniture intorno una frase, di eiaculare senza erezione.» AHAHAHAHHA! )e del fugace rapporto sessuale in un cimitero di Turgenev...
Che menti malate i letterati...aahahahahaah

Chapeau!
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venerdì 13 novembre 2009

Omaggio a...Luigi Russolo

Luigi Russolo, un pittore futurista degli inizi del 20° secolo, fu forse il primo artista noise. Nel suo manifesto del 1913, L'Arte dei Rumori, egli dichiarò che la rivoluzione industriale aveva dato agli uomini moderni una maggiore capacità di apprezzare i suoni più complessi.
Russolo riteneva che la tradizionale musica melodica fosse riduttiva e prevedeva che un giorno sarebbe stata sostituita dal rumorismo musicale. Egli progettò e costruì un certo numero di dispositivi generatori di rumore chiamati Intonarumori e li assemblò in un'unica orchestra. Una performance del suo Gran Concerto Futuristico (1917), andò incontro a forte disapprovazione e violenza da parte del pubblico, come Russolo stesso aveva previsto.

http://www.ubu.com/sound/dada.html

All'inizio l'arte della musica ricercava purezza, limpidezza e dolcezza del suono. Successivamente i diversi suoni sono stati amalgamati, assicurando che potevano, tuttavia, accarezzare l'orecchio con dolci armonie. Oggi la musica, in quanto diventa sempre più complicata, si sforza di amalgamare i suoni più dissonanti, strani e duri. In questo modo si arriva sempre più vicini al suono-rumore.
(dal Manifesto di Luigi Russolo)



Nella società moderna il rumore è un concetto esteso e complesso
che comprende sempre più significati, riconoscibili in ogni campo dell'esperienza
quotidiana.
Provare l'esperienza del rumore significa primariamente fastidio.
Il fastidio di essere colpiti da suoni violenti come un trapano o un clacson nel traffico della strada, il volume alto della pubblicità, il grido umano...
Secondariamente il fastidio diventa assuefazione.
Subentra l'abitudine.
Immersi in un continuo flusso di rumore, continuiamo
ad essere infastiditi da qualcosa che non riusciamo neanche più
a distinguere: è rumore. Una perenne nevrosi acustica mette in tensione
le nostre cellule acustiche.

La grezza critica del rumore però può indirizzarsi verso la formulazione di una
vera e propria estetica del rumore. E' così che nasce arte da qualcosa di brutto e fastidioso che assume un connottato estetico. Una sperimentazione artificiosa nello sconfinato mondo della dissonanza, dell'a-ritmicità, dei suoni dell'industria.

« Il rumore che è ancora incomprensibile è il rumore che abbiamo dato che cerca la più grande verità, celandosi dietro la più grande resistenza »
(Morton Feldman )

In musica, la dissonance è la qualità di suoni che costituiscono l'"instabile", e ha un fonetica di "necessità" per "risolvere" una "stabile" consonanza. Nonostante il fatto che parole come "spiacevole" e "reticolo" siano spesso utilizzate per descrivere il suono di dura dissonanza, di fatto tutta la musica con un armonico o una base tonale - anche la musica che è generalmente percepita come armonica - incorpora un certo grado di dissonanza.

In elettronica il noise può far riferimento all'elettronica corrispondente al segnale di rumorosità (in un sistema audio) o un'elettronica corrispondente al segnale (visivo) del rumore comunemente considerato 'bianco' su una televisione o su degradate immagine video. In elaborazione del segnale o del calcolo possono essere considerati dati senza significato, che sarebbero, dati che non vengono utilizzati per trasmettere un segnale, ma semplicemente come un prodotto indesiderato prodotto da altre attività. Il noise può bloccare, distorcere o modificare il significato di un messaggio in entrambe le comunicazioni, umana ed elettronica.
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venerdì 6 novembre 2009

Slumdog Millionaire

Ore 14 di un venerdì di novembre, il trapano nella testa,
la voglia di sonnecchiare, il dover uscire tra poco e il
grigiore del cielo, incerto sul da farsi. Ieri sera, avevo
bisogno di staccare un po' e guardarmi un bel film.
Avevo da vedere da esattamente 2 mesi, The Millionaire!

Bellissimo film, davvero. Mi piace molto l'uso del
flash-back, questo incessante andirivieni tra passato e
presente scandito dalle domande del famoso gioco a premi
Il Milionario. Format esportato in tutto il mondo,
in India come in Italia il quiz si guarda per 'evadere'.
Però da questa faccia dell'India il programma è
visto come un sogno di ricchezza che possa
liberarti dall'amara miseria di Mumbai, la ex-Bombay.
Nascere negli slum significa molte
cose, prima di tutto imparare e conoscere dalle
disgrazie della propria vita, dagli incontri con le
persone, dai momenti difficili e dalle situazioni
di stento e povertà. Imparare ad arrangiarsi,
sempre, senza smettere di amare, senza
arrendersi mai. Perchè quando qualcosa è scritto,
è scritto.

D: It is written



Colonna sonora davvero grandiosa...E grande Danny Boyle, sempre una certezza!
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lunedì 2 novembre 2009

Omaggio a...Alda Merini

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenare tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.



Il primo novembre 2009, a Milano si addormenta
per sempre
una grande poetessa che ha saputo comunicare
a tutti e con tutti.
Addio Alda, avrei voluto conoscerti anche io.

Qui troverete un racconto importante...
http://soldatorock.blogspot.com/2009/11/il-direttore-di-giornale-racconto-su.html

E qui una sua bellissima poesia su Milano...
http://meltingminds.blogspot.com/2009/11/omaggio-ad-alda-merini.html

Questo è l'amore che provo per Milano...ma lei è riuscita ad esprimerlo...io sono ancora molto lontana dal riuscirci...

Il poeta è sempre in vacanza. Ed è contro le vacanze. Per questo, anche d' estate rimane in città. Alle ferie d' agosto preferisce le passeggiate languide lungo i canali. Piuttosto che in un confortevole albergo ama riposarsi nel disordine di casa sua. Le vacanze le trascorro da sempre nella mia casa sui Navigli, rimpiangendo Patty Pravo e ascoltando «Mille lire al mese». In quale posto potrei stare meglio che qui? Tra queste mura sono nati i miei figli e le mie poesie.Sono un' eremita nata, la casa è il mio rifugio. Ho sempre sognato di vedere un giorno, attaccata fuori dalla porta, una targhetta con su scritto: «Qui è nata e vissuta Alda Merini». Sarei stata più felice solo se a questa casa avessero lasciato la vecchia muffa, le pareti scrostate, il suo passato. Invece anche qui hanno passato la vernice nuova e i vicini di un tempo non ci sono più. Ora ho una casa tutta «leccata», senza raucedini. Intorno a me neanche un colpo di tosse catarrosa, solo giovani belli e intelligenti. Neanche un cretino. D' estate, poi, tutti via. A farmi compagnia rimangono i preti giovani e bellissimi che passano tutti i giorni a trovarmi. Mi regalano felicità e impulsi creativi, con il caldo l' ispirazione si affievolisce. Esco di rado, per andare al Duomo o davanti al Castello Sforzesco. Rimango lì per ore e ore.Mi immedesimo in Pia De' Tolomei, la suggestione è grandissima. Le trattorie mi annoiano oramai, si mangia pesante. Le ho girate tutte. Ho cenato con piatti di gnocchi, di risotti, di ossibuchi con polenta. Ora non ne ho più fame. Sono un cuor contento, mi basta stare qui con dieci ventilatori a guardare i miei Navigli. Il mare lo vedo in televisione e mi piace molto. Non so nuotare, mi sarebbe piaciuto imparare. Alle spiagge assolate ho sempre preferito la montagna. Ho fatto qualche scarpinata in Val d' Aosta, sono una provetta scalatrice. Ma ogni volta che sono partita ho sognato la mia città. E' bellissimo tornare a Milano, di notte. Si potrebbe lasciarla per sempre solo per andare in Paradiso. Ma forse desidererei, anche da lì, la mia casa.
Alda Merini
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domenica 1 novembre 2009

Trainspotting: guardare i treni che passano

Sedute sulla panchina una giovane e una donna matura
aspettavano il loro treno. Guardavano il paesaggio.
La loro infanzia si stagliava su quell'orizzonte
di campagna, oramai quasi dimenticato.
I binari erano scie fredde di metallo, in quel
pomeriggio del 31 ottobre. La stazione di Secugnago
era piccola e disabitata, nessuna biglietteria e
nessun segno di presenza umana. Credo che lì,
al calare della sera, nessuno si sarebbe
sentito al sicuro. Passò un treno merci, sui suoi
vagoni legno e ferro. La velocità sconquassò
l'aria. Vento.

Il sole era calato, i ricordi si erano annidati
tra i capelli. Le cascine erano casolari vecchi e
nuovi che riportavano indietro nel tempo, quando
lì qualche conoscente viveva i suoi giorni
senza pensar troppo all'avvenire.
La giovane vide delle galline sul ciglio della
strada. Vicino all'erba del fosso, prendevano
un po' di quel sole pallido, ormai novembrino.
La piazza del Municipio le ricordava le passeggiate
nel paese alla domenica mattina e le serate
delle giostre in quei lontani settembre.

In quel luogo ormai tutto era ancora più tranquillo,
più di sempre, tutto più piccolo e silenzioso.
Quasi mute in apparenza, le immagini di quel luogo, in verità,
le sapevano comunicare profondamente la sua infanzia,
le facevano venire alla memoria tutta una serie
di flash sulla sua vita: le biciclette, i ruscelli, i campi,
gli acquedotti, i passeri e le foglie rosse di un rampicante.
In quel luogo ormai non c'erano che lontani ricordi
di persone che se ne erano andate ma che non era
impossibile ritrovare e, ben lo sapeva, la donna
affianco alla giovane anch'essa colma di pensieri,
ricordi e malinconie.

Una piccola necropoli sorgeva in mezzo ai campi di
granoturco. In quel momento dell'anno però il
granoturco non c'era, era già stato falciato via.
Così sembrava tutto un po' più desolante, ma era
solo un impressione momentanea. Prevaleva il
senso della natura. I fiori erano tantissimi in
quel cimitero, erano addobbi gioiosi su tombe di marmo.
Le persone erano affaccendate a sistemare quei
luoghi freddi e anche un po' tristi, ma quel giorno
era come se lì vi fosse una specie di festa,
come se momentaneamente non si sentisse tristezza,
almeno per un giorno.
La giovane posò un vaso di girasole. Accarezzata fin dal
risveglio da un senso di gratitudine verso la vita,
quella mattina aveva deciso di lasciare un segno su quella
tomba. Essi erano angeli protettori per lei.
Decise allora di assemblare un piccolo vaso con della sabbia
di Sardegna, ancora mista a piccole conchiglie,
e un girasole colto dalla sua vita,
il suo simbolo di gratitudine nei loro confronti.

Le strade erano un fiume di pace e malinconia.
L'aria sapeva di legno affumicato. Arrivavano
dal terreno strani odori di letame ed erba,
di camini accesi e di bucato steso all'aperto.
Alcune insegne di bar o negozi ricordavano
alle due donne che quelli erano i luoghi
frequentati da tutte quelle persone
che non c'erano più, ma che lì erano sempre
vivi, vivi nei ricordi di chi gli voleva bene.

Qualcosa era cambiato ma la maggior parte
delle cose sembrava avvolta da uno
strano velo magico che manteneva intatto
il passato.

Questo il potere dei treni, condurre
avanti e indietro nello spazio sì,
ma anche nel tempo.

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