sabato 31 ottobre 2009

Bilancio settimanale




Questa settimana termina con questo 31 ottobre,
la notte delle zucche dal ghigno malefico,
la notte degli spiriti irrequieti e delle tombe
che si schiudono...L'ultimo giorno di ottobre e poi
novembre e novembre significa profondo inverno...
Ci risiamo, anche quest'anno! Il mese più brutto
dell'anno...

E'stata una settimana importante. Tornare da Venezia
con quelle immagini negli occhi mi è servito
a prendere le cose con una tranquillità di cui
avevo bisogno. Il mare mi ha proprio rilassato
entrando dentro e rilasciando energie positive.

Mi sono resa conto di quanto sia facile perdere
la concentrazione e quanto non sia semplice
ricrearla.

Questa settimana è stata molto importante per me.
Lo sapevo che lo sarebbe stata...
Due incontri importanti, due macigni in meno
sullo stomaco e tanta serenità in più.
La chiarezza è sempre una condizione
importante per una persona.

Questa settimana si conclude al cimitero,
questi sono i giorni dei defunti, dei fiori sulle
tombe, del pane dei morti, delle malinconie
novembrine.
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martedì 27 ottobre 2009

Margini

Forse ero affetta da sentimentalismo melenso.
O forse non riuscivo ad esser me stessa.
Non sempre. Non spesso. E la persona che
più di tutte doveva capirmi, forse non mi capiva.
Almeno io sentivo questo. Per quello ho trovato
conforto nel margine. Ho fatto esperienza di
centro e di margine. Ancora oggi non capisco
quale sia il punto di vista migliore.
Forse la giusta alternanza, comunque
non facile da sintetizzare in un'unica visione.
Questioni di punti di vista. Esperimenti su sè
stessi...Ma quando conosci il margine,
non torni indietro...
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domenica 18 ottobre 2009

Omaggio a...Eugenio Montale

REALISMO NON MAGICO

da Satura II


Che cos'è la realtà

il grattacielo o il formichiere
il Logo o lo sbadiglio
l'influenza febbrile
o la fabbrile o quella
del psicagogo

Che cosa resta incrostato
nel cavo della memoria

la cresima, la bocciatura,
il primo figlio ( non ne ho ),
le prime botte prese
o date,
il primo giorno ( quale? ),
le nozze, i funerali,
la prima multa, la prima
grossa impostura,
la sveglia da cinque lire
a suoneria
o l'altra col ghirigoro dell'usignolo,
la banda dell'Acquasola,
la Pira (La) non accesa ma a bagnomaria
tra le dolci sorelle
dell'Istituto di Radiologia,
le visite e la morte della zia
di Pietrasanta
e tanta
e tanta e troppa roba, non so quale

Che cosa di noi resta
agli altri
(nulla di nulla all'Altro)
quando avremo dimesso
noi stessi
e non penseremo ai pensieri
che abbiamo avuto perchè
non lo permetterà
Chi potrà o non potrà,
questo non posso dirlo.

Ed è l'impaccio,
la sola obiezione che si fa
a chi vorrebbe abbattere il feticcio
dell'Inutilità.
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mercoledì 14 ottobre 2009

Riflessioni sulla FINESTRA in Mario Soldati

Ortega Y Gasset: riflessioni sul rapporto tra quadro e finestra
"Il quadro è un'apertura di irrealtà che avviene magicamente nel nostro ambito reale. [...] la cornice ha qualcosa della finestra, così come la finestra ha molto della cornice. Le tele dipinte sono buchi di idealità praticati nella muta realtà delle pareti: brecce di inverosimiglianza a cui ci affacciamo attraverso la finestra benefica della cornice. [...] Quando guardo questa grigia parete domestica, la mia attitudine è, per forza, di un utilitarismo vitale. Quando guardo il quadro, entro in un recinto immaginario e adotto un'attitudine di pura contemplazione. Sono dunque, parete e quadro, due mondi antagonistici e senza comunicazione. Dal reale all'irreale, lo spirito fa un salto, come dalla veglia al sonno. L'opera d'arte è un'isola immaginaria che fluttua, circondata dalla realtà da ogni parte".


"Ma l'incanto immobile e silenzioso che la vista di quei backyards mi aveva dato dalla tua finestra, aumentava, s'apriva e svolgeva, man mano che io procedevo tra i comignoli calpestando quella che mi era a tutta prima parsa una prospettiva impraticabile e quasi dipinta.

Non era più l'incanto che mi aveva preso alla gola il primo momento, quella sensazione viva, pungente, inarticolata, inspiegabile, senza pensieri nè sottopensieri, che mi aveva costretto a sedermi al tuo scrittoio e a buttar giù il disegnino. Era un'altra cosa. Ognuna di quelle facciate grigie, bianche, rosso cupo, catrame, era una casa, e ognuna di quelle case doveva racchiudere, benchè, com'è naturale in Inghilterra, non ne apparisse fuori alcun segno, una vita, mille vite. Dietro ognuna di quelle finestre ermeticamente chiuse ed enigmaticamente tese di cortine ricamate, si agitavano, o per lo meno, agitavano i loro pensieri, uomini, donne, mariti, mogli, ragazze, vedove, bambini. Fuori non appariva nulla. Ed era questo che incuriosiva e imprestava a quelle costruzioni, che un italiano portato qui di peso da Chiaia o da Sottoripa giurerebbe disabitate, un mistero, una forza, e come la certezza di una vitalità portentosa."

(Mario Soldati, La finestra, Palermo, Sellerio Ed., 2005)

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lunedì 12 ottobre 2009

Volte trecentesche

E' sera, una sera di ottobre molto strana,
fredda, ventosa e tersa. Il cielo sembra
disegnato da un'artista trecentesco, sulla
volta di una cappella di qualche ricco
committente. Me lo immagino osservare
il suo capolavoro come se fosse la prima
e ultima volta che vede un cielo stellato.

Le ossa sono prese da uno strano torpore
autunnale, un misto tra febbre, stanchezza
e euforia. Da dove arriva questo vento?
Perchè soffia così forte? Cosa cerca?

Era una giornata di sole limpido e irreale.
I colori avevano qualcosa di eccessivamente
vivo. Una pianta che cade, un albero ricurvo
e il freddo serale. Il tempo passava anche
quell'anno, tutto sembrava un po' più
bello però...
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sabato 10 ottobre 2009

Sangria Baby!

Vorrei riuscire a far capire
alle persone che non sono solo una
faccia imbrociata e che pensa sempre
ad altro, a volte anche io vorrei
saper dire stronzate, lasciarmi andare
proprio tra le persone che mi
conoscono di più. Invece mi
sento come imbarazzata, da cosa, non lo so.

Vorrei che mi passasse subito lo scazzo
del sabato sera che puntuale arriva
quando non si sa che cazzo fare
e fondamentalmente non c'hai voglia di far
un cazzo e sei preso male, da cosa, non so.

Vabbhè sangrìa e buona compagnia!
Ottima soluzione, direi...

Lampo geniale e sorriso...Tutto passato!
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martedì 6 ottobre 2009

Esseri poliedrici: Mario Soldati

Incredibile come un uomo possa essere
pieno di energie e risorse creative!
Certi personaggi della nostra cultura mi
impressionano davvero molto per la
loro poliedricità.
Prendiamo, per esempio,
Mario Soldati: un uomo, a testimonianza di
molti amici, solare e perennemente
a suo agio con la vita.
Fu innanzitutto insegnante di letteratura
a New York presso la Columbia University,
tra il 1929 e il 1931. Poi lo ricacciarono
a casa perchè anti-fascista.
Un'antifascista, in quei tempi, non poteva
insegnare e così, per un periodo, abbandonò
la sua cultura umanistica per lanciarsi
in un mondo nuovo: il cinema.
Bisogna però precisare che Soldati si era
specializzato in Storia dell'arte perciò
aveva già una certa dimestichezza ottica
e una passione per l'immagine che lo vedeva
spesso a contatto con alcuni gruppi artistici,
come il Gruppo dei sei.
La carriera cinematografica di Soldati
attraversa alcune difficoltà iniziali, ma
grazie all'allora presidente della Cines
Pittaluga
, Emilio Cecchi,
diventa sceneggiatore di molti film.
Più tardi, passa dietro alla macchina da presa
e gira 28 film, nei quali lavora su soggetti
che poi si ritroveranno nella sua narrativa.

Quindi, anche per questo scrittore, come
per Pier Paolo Pasolini, si tratta di un
costante rapporto tra letteratura e cinema.
Interessante, poi, come Soldati intraprenda
anche la via televisiva, proprio agli
inizi della televisione italiana.
Lanciò un genere di trasmissione, all'epoca,
molto innovativo: il giornalismo etnografico.
Viaggiando per l'Italia,
fece conoscere ai telespettatori,
luoghi ancora sconosciuti descrivendoli
attraverso i loro prodotti tipici
e i loro paesaggi incantevoli.

Soldati, fu un grande scrittore.
Uno dei migliori del Novecento.
La sua narrativa è un concerto di voci
che raccontano esistenze ambigue e
contradditorie. Il tutto appare, però,
magnificamente in equilibrio, come se
a nessuno importi tanto della verità.
Neppure allo scrittore o al narratore.

Si afferma così una poetica della maschera,
memore della lezione pirandelliana e
un misterioso intreccio di punti di vista
falsati che rintracciano un'umanità
sfuggente, proprio nell'essere umana.

I racconti che ho da poco letto mi
sono piaciuti molto. Sono davvero
opere originali, apparentemente
leggere, ma gradevolissime.
Ve le consiglio:
La giacca verde, 1950
La finestra,1950
Il padre degli orfani
,1950

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