mercoledì 15 luglio 2009

Elogio al relax

Le valigie sono quasi pronte.
Io lo non so ancora ...
Domani in terra sarda...

Il relax, cos'è il relax?
E' lasciarsi andare alle cose, non avere una mente
irrigidita dai doveri, il respiro mozzato in pancia e i nervi
rigidi. E' guardare le cose con occhi assolati e azzurri,
freschi. Non avere paure e incertezze.
Lasciarsi molli al sole, rigenerati poi dall'acqua
smeraldina che sa di reti intrecciate: mirto, pesce, pini,
salsedine e libeccio...

Relax è ascoltarsi un po' di più nel profondo,
è staccare la spina, è ricaricare le pile,
è assorbire amore ed energie dalle cose,
è rialzare la testa...

Solo il mare mi può far questo...

Il Bho...Blog va un po' in vacanza,
ma scriverà su pagine bianche...
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martedì 7 luglio 2009

La lunga strada di sabbia.

Oggi ero in biblioteca a cercare materiale bibliografico.
Nell'universo cartaceo da me esplorato, in quella solitudine
da vecchio frate del Nome della rosa, ho scovato
un bellissimo libro: La lunga strada di sabbia.
Si tratta di un reportage che Pier Paolo Pasolini svolse
nel 1959 per la rivista Successo. Attraversando l'Italia
su una Fiat Millecento, lo scrittore descrive le coste
italiane e le città incontrate nel suo viaggio, partendo
da Genova, passando per la Sicilia, risalendo per la
tutta la costa adriatica fino all'estremo: Venezia e Trieste.
Il servizio fu pubblicato in 3 parti.

Nel 2005 il fotografo Philippe Séclier decide di raccogliere
i dattiloscritti originali dell'autore e ristampare
unite le tre parti del reportage in un libro.
L'eccezionalità e la pregevolezza di
questa inedita edizione è corredata
con foto in bianco e nero scattate da Sèclier, seguendo
lo stesso itinerario scelto allora da Pasolini.

Il risultato è un libro di ottima fattura,
scorrevole e piacevole. Il testo giornalistico
di Pasolini è interessante perchè descrive le località
di vacanza più frequentate dagli italiani nel dopoguerra.
Il suo occhio critico s'insinua con quella sensibilità
poetica che pochi possono vantare, nelle particolarità
della nostra civiltà mediterranea, cogliendo interessanti
aspetti sociologici della popolazione.
Alcune riflessioni dello scrittore possiedono
un carattere diaristico,perciò sono gradevoli testimonianze
della sua intima personalità.
Le foto di Sèclier poi instaurano un dialogo tra passato e
presente, tra testo e immagine.
Scattate ai nostri giorni, rievocano le immagini viste
allora dal giovane Pasolini, quasi a sostenere
una certa continuità con quell'Italia di juke-box, ombrelloni,
lidi, spiagge, cabine, costumi da bagno ascellari, pattìni
e rotonde sul mare...Insomma, i mitici anni '60!














Foto P.Sèclier

Ho copiato un brano che mi ha colpito e lo riporto qua:

Ischia LUGLIO:
Sono felice. Era tanto che non potevo dirlo: e cos'è
che mi dà questo intimo, preciso senso di gioia, di leggerezza?
Niente. O quasi. (...) Il senso di pace, di avventura
che mi dà l'essere in questo albergo nell'interno di Ischia,
è una delle cose che oramai la vita dà così raramente.
E' un posto dove mi pare esser sempre stato.
Mi sembra il Friuli, la Carnia, l'Emilia. Solo ogni tanto
qualche voce vicina mi ricorda che sono nel Sud.
Mi aspetta qualcosa di stupendo:
QUELLO CHE SI ASPETTA QUANDO SI E' RAGAZZI, IL PRIMO
GIORNO DI VILLEGGIATURA, E SI HA DAVANTI UN'ESTATE ETERNA.


Già...bei tempi quelli!
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Alba di tempesta.

E' stata un'alba tempestosa quella di stamattina.
Glio occhi han intravisto l'orizzonte, poi è scomparso
dietro un fumosa pioggia battente, il cielo roboante,
squarci di cielo elettrico.
Rumore sull'anima. Letto vuoto e grigio tutto il resto.
Un lenzuolo di fiori mi protegge dall'aria umida, così come
dalla vita.
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lunedì 6 luglio 2009

Accidenti a lei!


"Mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!"


(Raymond Dufayel, l'Uomo di Vetro)
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domenica 5 luglio 2009

IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE














http://meltingminds.blogspot.com/2009/07/voglio-tirare-sassi-sul-canal-stmartin.html
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Smarrimento.

Smarrimento.
Per trovare la retta via, Dante deve perdersi nella selva oscura,
perdere ogni speranza di salvezza e prendere coscienza della
sua inettitudine ad affrontare le fiere solo con l'aiuto della ragione.

Deve intraprendere un lungo percorso attraverso
i regni ultraterreni,conoscere e apprendere il peccato
dell'umanità e confrontarsi con esso, affrontando momenti
di difficoltà e riflessione.

Il sistema metaforico della Commedia è interessantissimo.
Per esempio, la metafora dell'acqua è presente trasversalmente
in tutte le tre cantiche. Dante passa dall'essere un naufrago
nel mare agitato e mortale dell'esistenza a grande nocchiero
che approda con la sua esperienza poetica al limine estremo
della visione divina.
Il mare, inoltre, ostacola e inghiotte la nave di Ulisse.
Il suo ardore di conoscenza è punito da Dio perchè valica il
confine imposto all'uomo, le Colonne d'Ercole.

Dante affronta un grande cambiamento spirituale, una grande crescita interiore.
Non solo dal punto di vista narrativo, ma anche biografico.
L'esperienza del viaggio vissuta dal personaggio coincide
con l'innalzamento poetico dello scrittore.
Dante si fa portatore di un nuovo sistema di valori,
di un nuovo modo di esprimere la realtà
e di un grande sincretismo di importanti tradizioni.

Lo smarrimento dantesco fa riflettere in profondità.
La perdita di valori positivi in un uomo è un fatto fondamentale
nell' esperienza terrena. La metà del cammino è un crocevia che disorienta.
La selva è un luogo orribile, buio, pauroso.
La perdita è un male fisico e morale.
E' un intricato sistema di dubbi e incertezze, propositi e immediati
ripensamenti. La volontà è impotente anche di fronte
all'eccezionale proposta di apprendere un percorso salvifico.

Solo la notizia dell'intercessione delle tre donne benedette
presso Dio in favore della sua salvezza, rinfranca Dante.
Egli prima non si sente all'altezza della missione ultraterrena,
perchè non conosce la sua grandezza.

Tutto il viaggio dà modo al lettore di confrontare
la propria esperienza con quella di Dante e dei personaggi.
La Commedia si rivolge ad un pubblico universale,
senza rivolgersi a schiere elitarie di lettori.
Il progetto di Dante scrittore è quello di scrivere un'opera
che parli a tutti senza limiti di tempo e spazio.

La Divina Commedia è un'opera molto complessa.
La difficoltà strutturale e tematica cerca di ordinare il
mondo secondo prospettive e concezioni di grande
portata linguistico-letteraria, storica, filosofica, teologica.

Affrontare un percorso di salvezza è un impegno
etico e morale per l'uomo.
Lo smarrimento è un evento fondamentale per
comprendere l'importanza delle cose buone e delle
cose non buone di sè stessi, degli altri e del mondo intero.
La spiritualità è un campo esistenziale che occorre
non tralasciare se si crede possa essere bacino di
energie positive utili a vivere nella felicità.
E' nel viaggio che si conosce e si apprende, anche grazie
alla fondamentale presenza di guide che
aiutino a oltrepassare i propri limiti e le proprie viltà.

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venerdì 3 luglio 2009

Narratore inattendibile.


La voce che racconta sè stessi alle altre persone
è simile a quella di un narratore che
narra la vicenda di un personaggio, in un racconto.

La voce descrive sè stessi da un punto di vista
dalla messa a fuoco non sempre ottimale.
Per questo motivo, alcune volte farsi intendere
dagli altri, oltre che a sè stessi, è complicato.

Il narratore in un romanzo può avere caratteristiche
molto varie a seconda della struttura narrativa e del
messaggio che si vuole comunicare al lettore.

Esiste tra le altre, una categoria di narrazione
interessante e complessa. Si chiama narrazione inattendibile.
Per il narratologo Seymour Chatman si tratta di
una voce che adotta un punto di vista falsato
e imposta un racconto che non corrisponde al vero.
Perciò si creano tutta una serie di contraddizioni
che scatenano una dinamica intratestuale tra i
vari protagonisti del patto narrativo.

Raccontare sè stessi, a volte, corrisponde
alla creazione di un alter-ego, un narratore con
la funzione di creare un discorso articolato
che sintetizzi in esso una complessità di elementi
di varia natura: psicologica, emotiva etc.etc.

Si potrebbe parlare di sè stessi per infinite ore,
se ci fosse un ascoltatore capace di ascoltare.
Siamo noi stessi i primi ascoltaori dei
nostri discorsi perchè spesso verbalizziamo già all'interno
i pensieri. E così, a volte ci descriviamo come non siamo,
pur di esprimere un momento che stiamo vivendo senza avere
il giusto controllo sulle cose.
Ci si sfoga per tirare fuori qualcosa di problematico
che da dentro ci sembra troppo grande.
Anche se non lo è nella realtà, un amplificatore
interno, lo trasmette gigantizzato.
Questo crea uno sfasamento della percezione interna
delle cose. La voce narrante di noi stessa
ne verrà influenzata e racconterà
parti di noi che non corrispondono veramente
alle persone che siamo.

All'ascoltatore converrà fidarsi di chi parla?
Innanzitutto, dovrà fidarsi del suo senso interno
di percepire le cose e poi ricostruire un'immagine
il più fedele possibile alla persona che si ha davanti.
Non sempre le parole descrivono le persone.
Non sempre esse le sanno o le vogliono
usare nel modo giusto.

Nonostante le difficoltà della comunincazione umana,
che per altro rappresenta ancora oggi
uno dei sistemi semiotici più avanzati esistenti in natura,
il velo dell'ambiguità è oltrepassabile
solo dalla semplicità.
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mercoledì 1 luglio 2009

(Wo)man in the mirror.

Andava tutto più lento...
E la voglia di cambiare era così irrefrenabile
che l'immaginazione era uno dei giochi che amava
di più. Amava gli specchi e spesso si trovava ore
a ballare davanti ad essi.
Vestiti colorati e proibiti
aderivano al suo fresco corpo ancora in via di sviluppo.

La musica era qualcosa che la rapiva.
L'entrava dentro e creava storie.
C'erano sere d'estate che spegneva la luce.
Nella sua stanza al buio, Tina sola con il suo
walk-man faceva l'amore con il mondo.
Anche se era ancora presto.
Ma non aveva mai sonno.

Ogni scoperta era un passo avanti.
Significava diventare più grandi per Tina.

Rubare un cd nuovo dalla stanza
della grande sorella , tenere
tra le dita una cannuccia per fingere
di fumare una sigaretta, innamorarsi
una volta al mese di strani esseri
di carta visti sui giornali o nei telefilm
americani: erano tutti suoi tipici modi
di giocare.

Tina un giorno si svegliò.
Accese il computer, poi la connessione,
lanciò Internet Explorer.
Da un blog apprese che il giorno prima
Michael Jackson
era morto per un arresto cardiaco.
Era sorpesa che una tale notizia
le fosse arrivata così in ritardo.
Un'amica aveva postato un video storico
di quell'artista, di cui forse qualcuno
non ha mai sentito parlare.

A fine Novecento, Jackson divenne famoso
nel mondo per le sue canzoni, per il suo
moon-walk, per i suoi
ripetuti interventi chirurgici e per alcuni
processi per strane accuse di pedofilia.

Tina ci mise un po' a realizzare.
Capì che il tempo passa per tutti.
Si aprì una breccia nella memoria.
E un varco nello specchio...
Si guardò dentro.
Iniziò a piangere.
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