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Il Parco della Boldona

Il sabato mattina il mondo è calmo e rilassato.
Le strade mezze vuote aspettano il passaggio
di qualche bicicletta o dei piedi liberi di qualche
signora a spasso per la città.

Il silenzio è un piacere raro che si assapora
durante i giorni festivi,quando i più se ne vanno
al mare (beati loro!).
Le finestre aperte fanno
entrare solo l'aria profumata del mattino e il
caldo del primo pomeriggio,qualche zanzara
pronta agli agguati notturni e l'estate tutta.

Il ritmo lento è un piacere che va assaporato
come una granita al limone in un parco
di luglio,mentre i bambini giocano senza mai
fermarsi,salendo e scendendo dagli scivoli come
piccoli arrampicatori del mondo.

C'era una volta una bambina che andava matta
per i giardinetti sotto casa.
Era giugno sul lago di Como e la scuola era finita,
i compiti erano ancora un lontano miraggio e
i vestiti sempre più leggeri.

Aveva le ginocchia sempre sbucciate perchè le
piaceva tanto correre ma a volte inciampava
tra le cose e patasplam!Bua.
I pomeriggi,tutti i pomeriggi
iniziavano nella casetta-bar del Pin.
La mamma la portava là per scegliere un gelato.
C'era un freezer grande,a scatola,dove poter pescare
con la mano il gelato preferito.

Entravano poi nei giardini oltrepassando un cancello
che ricordo di aver visto quasi sempre aperto.
C'erano un sacco di pini secolari alti,verdi,rumorosi,
chiacchieroni.Anche piuttosto dispettosi: a volte
lasciavano cadere in testa qualche pigna che si frantumava
a terra in mille pinoli...
C'era perciò molta ombra dove si fermavano
i nonni e i genitori.
Vi erano panchine su cui essi si sedevano e si rilassavano un po'.
A volte magari iniziavano a chiacchierare con qualcuno
e andavano avanti per ore e ore,mentre i bambini si divertivano
lì affianco.
Spesso la bambina pensava che fosse davvero impossibile
parlare per così tanto tempo.
Si chiedeva se un giorno ci sarebbe mai riuscita.
Smetteva di far pensieri sui grandi quando
saliva sull'altalena e incominciava a volare via.
In alto.Senza più la terra sotto i piedi,andava sempre
più in su...

Vi erano altalene di tutti i colori: blu,rosse,gialle,
piccole e grandi.
Prima la bambina andò su quelle piccole,
poi finalmente riuscì ad arrivare su quelle grandi.
Affianco c'era una pista rotonda in cemento bianco.
Tutt'intorno era circondata da sbarre verdi pino,
sulle quali la bambina si divertiva a penzolare a
testa in giù,credendosi una ginnasta o un'acrobata.

Vi erano poi tanti altri giochi e l'immaginazione
dei bambini rendeva quel luogo un vero e proprio
paese dei balocchi.
Sul prato vi erano margheritine e i fiori gialli di lattuga
selvatica,trifogli e qualche sporadico quadrifoglio.
Più lontano,in fondo in fondo,il prato diventava un po' incolto.
Selvatico.
Vi era l'ultima fila di altalene nane
e poi iniziava il mare d'ortiche.
Le punture di ortiche bruciano e i bambini le odiano.
Ma i bambini non conoscono la prudenza.
Più un luogo è pericoloso più ne sentono il richiamo.
L'infanzia conosce quelle sensazioni fluide
dell'avventura e del mistero,il fascino dei luoghi
strani e magici.Nei luoghi più spaventosi vedono
sempre qualcosa di bello.
Tra le antipatiche ortiche,infatti spuntavano
dei fiorellini piccoli piccoli,lilla-viola-blu che non potevano
non esser colti tanto erano graziosi,non potevano
mancare nel mazzetto di fiori raccolti per la mamma.
E allora la bambina infilava la mano
tra le ortiche per cogliere quegli occhietti di Santa Lucia
e subito sentiva la mano pizzicare fastidiosamente.

Questo capitò spesso,ripetutatemente,
perchè i bambini ci mettono un po' a farsi andare giù
le ferree regole del mondo.



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