lunedì 29 giugno 2009

Omaggio a...San Francesco

PREGHIERA SEMPLICE

Signore, fa di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, fa ch'io porti amore,
dove è offesa, ch'io porti il perdono,
dove è discordia, ch'io porti la fede,
dov'è l'errore, ch'io porti la Verità,
dov'è la disperazione, ch'io porti la speranza.
Dov'è la tristezza, ch'io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.

Maestro fa che io non cerchi tanto:
ad esser compreso, quanto a comprendere,
ad esser amato, quanto ad amare.

Poichè sì è:
Dando, che si riceve;
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.
Amen

Questo simbolo si chiama TAU.
San Francesco adottò il TAU come sigillo personale,
"segno manuale" come si diceva ai suoi suoi tempi e con esso firmava ogni suo scritto.
Egli lo tracciava sui muri, sulle porte, e sugli stipiti delle celle.
«Con esso dava inizio alle sue azioni» (Fr 1347).
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mercoledì 24 giugno 2009

FOR SALE














Bruciano le labbra.
Estremo bisogno di sale.

Brucia la pelle.
Esigenza di sale.

Brucia dentro.
Pulsa tutto.
Nodi salati.

Sale,sale,sale...
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domenica 21 giugno 2009

La notte più lunga dell'anno...

La notte più lunga dell'anno...
Segue il giorno più lungo dell'anno...
Almeno nel mio caso!
Spero anche nel vostro perchè dev'essere
stata una domenica d'inizio estate davvero
bella: il sole, l'aria fresca, gli acquazzoni,
i colori e i compleanni, l'Italia, il Brasile...

Il mio giorno più lungo invece è stato
un turno elettorale di una noia fotonica
in un seggio che è tutto un programma,
con una compagnia tutta straaanaa e degli
assurdi registri da compilare...
per un referendum che non raggiungerà il
quorum e per politici di merda che
preferiscono spendere miliardi in schede
elettorali anzichè darci un posto di lavoro
o sostegno economico a livello familiare o
quant'altro...

A fine giornata, aprire il giornale è frustrante.
In Italia la gente non va a votare perchè
se ne sta(giustamente forse) con le chiappe
al sole, invece in Iran i giovani muoiono in strada
per difendere la libertà del loro Paese.
Non avevo ancora visto visto immagini di
Teheran.
Ora sono shokkata.

Sono discorsi insensati i miei, ne sono
consapevole.
Non si possono storicamente
paragonare le due situazioni, ma accostate
fanno riflettere.

Pensieri cattivi.

L'Italia incomincia davvero a perdere pezzi
dal cornicione. L'Italia fa ridere.
Tutti mi fanno un po' ridere. Un riso amaro.

Dicevamo...
La giornata di oggi, per me, passerà alla
storia, la mia storia, come una giornata pesante.
E nelle giornate pesanti vissute da soli,
si pensa, si pensa, si pensa...
Si provano sensazioni strane che manco
riesci a spiegarti. Straniamento totale.

La realtà a volte è più fantascientifica
di un libro di Asimov...

Vabbhè, tutto questo per dire cosa?

Una sola cosa:
Porta Romana nella prima e ultima notte più
lunga dell'anno è un lungo sentiero di
campagna che in fondo, in fondo, in fondo
porta ad una luce irreale e dolce...
paradisiaca, estasiante, lontana.
L'orologio comunale della scuola
poggia per un minuto, un minuto solo,
le sue lancette sulle ore 10....
E c'è ancora sole...
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giovedì 18 giugno 2009

Impermeata di narrativa


A volte la vita è strana...
Ti chiama dalla finestra.

Un giardiniere, una signora vestita di viola,
un cane...

E il gioco è fatto!

Scattano una serie di racconti,
di emozioni, di stimoli, immagini...

Avere il tempo di scrivere,
di perdersi, di creare...

Accidenti!
Quanto casino nell'universo...

Siamo tutti personaggi di un racconto
ancora da scrivere...

Impermeata di narrativa...
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martedì 16 giugno 2009

Pasolini - Ali dagli occhi azzurri Pasolini - Ali dagli occhi azzurri Cestus LIbro di Pasolinihttp://www.imageuro.net/mediaterraneo/archivio/gru/camm.htmhttp://www.flickr.com/photos/hidden_vice/2566390230/
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Albicocche domestiche

Caldo vellutante
come accarezzare un'albicocca.
Laggiù silenzio.

Stordimento e appannaggio.
Luce abbagliante di
giorni lunghi e pachidermici.

Non amo stare in gabbia
ma non so neanche esser randagia.
Forse domestica,
elettrodomestica.
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lunedì 15 giugno 2009

Specchio-riflesso...

Un giorno di giugno inoltrato.
Non è ancora detto niente,
ma molto è vissuto.

I bambini stupiscono.
Sono l'unico specchio
che abbiamo
per riflettere
su ciò che siamo stati...


...e su ciò che saremo.
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sabato 13 giugno 2009

Voglie...













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Il Parco della Boldona

Il sabato mattina il mondo è calmo e rilassato.
Le strade mezze vuote aspettano il passaggio
di qualche bicicletta o dei piedi liberi di qualche
signora a spasso per la città.

Il silenzio è un piacere raro che si assapora
durante i giorni festivi,quando i più se ne vanno
al mare (beati loro!).
Le finestre aperte fanno
entrare solo l'aria profumata del mattino e il
caldo del primo pomeriggio,qualche zanzara
pronta agli agguati notturni e l'estate tutta.

Il ritmo lento è un piacere che va assaporato
come una granita al limone in un parco
di luglio,mentre i bambini giocano senza mai
fermarsi,salendo e scendendo dagli scivoli come
piccoli arrampicatori del mondo.

C'era una volta una bambina che andava matta
per i giardinetti sotto casa.
Era giugno sul lago di Como e la scuola era finita,
i compiti erano ancora un lontano miraggio e
i vestiti sempre più leggeri.

Aveva le ginocchia sempre sbucciate perchè le
piaceva tanto correre ma a volte inciampava
tra le cose e patasplam!Bua.
I pomeriggi,tutti i pomeriggi
iniziavano nella casetta-bar del Pin.
La mamma la portava là per scegliere un gelato.
C'era un freezer grande,a scatola,dove poter pescare
con la mano il gelato preferito.

Entravano poi nei giardini oltrepassando un cancello
che ricordo di aver visto quasi sempre aperto.
C'erano un sacco di pini secolari alti,verdi,rumorosi,
chiacchieroni.Anche piuttosto dispettosi: a volte
lasciavano cadere in testa qualche pigna che si frantumava
a terra in mille pinoli...
C'era perciò molta ombra dove si fermavano
i nonni e i genitori.
Vi erano panchine su cui essi si sedevano e si rilassavano un po'.
A volte magari iniziavano a chiacchierare con qualcuno
e andavano avanti per ore e ore,mentre i bambini si divertivano
lì affianco.
Spesso la bambina pensava che fosse davvero impossibile
parlare per così tanto tempo.
Si chiedeva se un giorno ci sarebbe mai riuscita.
Smetteva di far pensieri sui grandi quando
saliva sull'altalena e incominciava a volare via.
In alto.Senza più la terra sotto i piedi,andava sempre
più in su...

Vi erano altalene di tutti i colori: blu,rosse,gialle,
piccole e grandi.
Prima la bambina andò su quelle piccole,
poi finalmente riuscì ad arrivare su quelle grandi.
Affianco c'era una pista rotonda in cemento bianco.
Tutt'intorno era circondata da sbarre verdi pino,
sulle quali la bambina si divertiva a penzolare a
testa in giù,credendosi una ginnasta o un'acrobata.

Vi erano poi tanti altri giochi e l'immaginazione
dei bambini rendeva quel luogo un vero e proprio
paese dei balocchi.
Sul prato vi erano margheritine e i fiori gialli di lattuga
selvatica,trifogli e qualche sporadico quadrifoglio.
Più lontano,in fondo in fondo,il prato diventava un po' incolto.
Selvatico.
Vi era l'ultima fila di altalene nane
e poi iniziava il mare d'ortiche.
Le punture di ortiche bruciano e i bambini le odiano.
Ma i bambini non conoscono la prudenza.
Più un luogo è pericoloso più ne sentono il richiamo.
L'infanzia conosce quelle sensazioni fluide
dell'avventura e del mistero,il fascino dei luoghi
strani e magici.Nei luoghi più spaventosi vedono
sempre qualcosa di bello.
Tra le antipatiche ortiche,infatti spuntavano
dei fiorellini piccoli piccoli,lilla-viola-blu che non potevano
non esser colti tanto erano graziosi,non potevano
mancare nel mazzetto di fiori raccolti per la mamma.
E allora la bambina infilava la mano
tra le ortiche per cogliere quegli occhietti di Santa Lucia
e subito sentiva la mano pizzicare fastidiosamente.

Questo capitò spesso,ripetutatemente,
perchè i bambini ci mettono un po' a farsi andare giù
le ferree regole del mondo.



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giovedì 11 giugno 2009

Omaggio a...Giuseppe Gioachino Belli

La vita dell’Omo
sonetto n. 781

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola
tra sbasciucchi, lattime e llagrimoni:
poi p’er laccio, in ner crino, e in vesticciola,
cor torcolo e l’imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni.

Poi viè ll’arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d’istate, la neve d’inverno...
E pper urtimo, Iddio sce bbenedica,

viè la Morte, e ffinissce co l’inferno. »

Trad.in Italiano
La vita dell'uomo

Nove mesi nella puzza: poi avvolto in fasce
sempre sbaciucchiato, con le croste lattee e i lacrimoni:
poi al laccio, dentro un girello, con una vesticciola,
un copri-capo e un'imbragatura al posto dei calzoni.

Poi comincia il tormento della scuola,
l'abbiccì, le frustate per punizione, i geloni per il freddo,
la rosolia, dover far la cacca sul vasetto
e un accenno di scarlattina e di vaiolo.

Poi viene il lavoro, il digiuno, la fatica;
l'affitto, il carcere, il governo,
l'ospedale, i debiti, la fica,

il sole l'estate e la neve d'inverno ...
E alla fine, che Dio ci benedica,

viene la Morte e tutto finisce all'Inferno. »
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Sonetto del 1833 composto dal poeta G.G.Belli.
Descrisse la vita popolana della Roma Pontificia
del XIX secolo in dialetto romanesco.
Fu una delle più complete e importanti opere
dialettali della nostra letteratura,incredibile
testimonianza linguistica di usi vivi del parlato.
Le immagini della poesia belliana sono molto
vivaci,ironiche e realistiche.
Lo spirito della Roma Ottocentesca
viene restituito attraverso tutta una serie di
personaggi della vita quotidiana,attraverso una
proverbialità che echeggia per le strade
facendo stridere le forti contraddizioni
di una città eterna,papale e contemporaneamente
viva.
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mercoledì 10 giugno 2009

Perchè la ragione non sempre serve...

A volte non è facile esprimere quello che
si ha dentro.
Quello che non è chiaro a sè stessi,
a volte vorresti che lo sia per gli altri.
E allora vorresti avere uno spunto
dal tuo interlocutore per partire a dire
quello che non sai ancora esprimere.

Le parole sono sempre così metalliche,
argentee e opache.
Si scagliano sul tuo orizzonte e
bloccano un po' della tua immaginazione.
Nero su bianco,bianco latte,nero pece.

"Le incomprensioni sono così
strane...
Sarebbe meglio evitarle sempre...
E non rischiare di avere ragione,
perchè la ragione non sempre serve..."
(Tiromancino,'Per me è importante')

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lunedì 8 giugno 2009

Professione:scrutatrice


L'avventura della scrutinatrice di seggio
è finita.Scrivo le mie impressioni a caldo
perchè appena tornata dopo una tre giorni
di schede elettorali,compilazione registri,
rapporto col pubblico votante,rappresentanti
di lista,rifondaroli,pdini,pdellini,casini,
timbri,poliziotti e vigili,colleghi simpatici,
collega insopportabile e quant'altro...

Ma come si fa a votare Iva Zanicchi?
Vorrei sapere con curiosità chi dei
votanti che mi son passati davanti abbia
avuto il coraggio di segnare la preferenza
per Iva...e ne ha presi ben 8 di voti nella
mia sezione...
Bha...
Allibisco di fronte a queste cose...

Comunque,passando al racconto delle elezioni...
Dopo il consueto svolgimento delle votazioni
e la chiusura dei seggi alle 22,si è subito iniziato
lo scrutinio per l'Europee.

La stanchezza era già tanta ma sarebbe andata a
progredire sempre più...
Una marea di iter burocratici e di firme e di registri
e di voti...Ahimè nella mia sezione ha votato il 64%
perciò le operazioni di scrutinio si sono protratte
fino alle 3.30---
Un delirio!
La gente è totalmente impazzita perchè ha avuto
l'accortezza di mettere mille preferenze sulle
schede quindi il tutto ha complicato le operazioni.
Inoltre,per migliorare la situazione già di per sè
drammatica,i candidati dei seguenti partiti:
Pd,Pdl e Rifo,supervisionavano la faccenda...
E continuavano a spaccare le palle su ogni scheda...
Questa per me è nulla,questa per me è così,colà..
blablabla---
Tant'è che le contese col presidente sono state
parecchie...
Io in tutto ciò spuntavo i registri per il conteggio
e guardavo queste scene come se fossero
in uno schermo piatto...
Totalmente alienata dai voti dei partiti...
Oggi per le Proivinciali stessa cosa,però dai
siam andati un po' più spediti!
E dopo un weekend di splendido sole e vento
passato nell'aula della scuola DeMarchi
a spiegare agli storditi come si votava,
esco finalmente dall'incubo e trovo il cielo
plumbeo.Ora piove.
E sono un po' alle cozze per desrivere sul
mio blog l'esperienza elettorale!
Comunque leggendo il tutto in modo trasversale,
mi sono divertita!
Ho imparato un po' di cose e ho fatto andare un po'
le mani ultimamente fin troppo intorpidite.
Fra 2 settimane mi sparo pure il referendum!
Olè!
Altro giro altro regalo...
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venerdì 5 giugno 2009

Ago e Filo.

Nell'aria un misto di profumo di pioggia e di
dolce appena sfornato.
Nel corpo una giornata di sbattimenti universitari
che ti fan cascare palle,motivazione e allegria.
Nella pancia un groviglio intricato
e un respiro strozzato.
Voglia di scappare.
Voglia di lasciare tutto.
Voglia di dire "Grazie,è stato bello,ma tanti saluti!"

E'il 5 giugno.
Un ago nel cemento può tessere molto
più di una piazza metropolitana.
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giovedì 4 giugno 2009

tu puoi...


Ho voglia di fare un sacco di cose.

Innanzitutto rendere questo giugno

un mese da ricordare positivamente.

Per fare questo devo alzare la testa,

rimboccare le maniche e non perdere

tempo.

Respirare perchè l'aria calda dell'estate

è un dono prezioso che conviene gustarsi

ma non esagerare nel solito vizio

di passare ore a contemplare

l'universo che intanto gira vorticosamente,

con te o senza di te.



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mercoledì 3 giugno 2009

Una storia triste...







La storia che racconterò oggi è una storia triste.
Non perché io sia triste o perché mi piacciano le cose tristi
ma perché a volte sento storie che non vorrei sentire mai,
ma che in un modo o nell’altro arrivano al mio orecchio,
perciò spesso al cuore.

Penso che ad ognuno di voi,nella vostra esperienza quotidiana,
capiti di sentirne…
Non so cosa ne facciate poi,dove vi capiti di depositare certe
notizie che vi colpiscono…
Non so se le cacciate in quell’informe contenitore che chiamano
‘dimenticatoio’ o invece le archiviate
ordinatamente in stanzette della vostra mente
per ricordarvene un giorno…
Magari invece riuscite a non ascoltare,ad andare avanti come
asfaltatrici meccaniche che non si curano di niente all’infuori
del proprio cammino.

Non giudico,badate bene,non mi interessa.
Qualunque sia il vostro atteggiamento di fronte al tragico,
credo che siate tutti disposti a leggere una storia triste.
Non è questa la sede né lo strumento per moralizzare comportamenti
che ognuno attua in modo istintivo e variabile a seconda
delle circostanze interiori ed esterne.

Luca è un ragazzo tossicodipendente.
Luca cela fa ed esce dal suo tunnel.
Alza la testa e incontra un mondo nuovo,disposto ad aiutarlo,
nonostante sia senza lavoro e senza patente.
Luca è un ragazzo disponibile e gentile.
Frequenta questo gruppo di persone che lo coinvolgono in cose
belle e non lo giudicano né lo isolano.
Luca ce la sta facendo.
Prende la patente,anche se ha ormai 30 anni.
E dopo averla presa,accompagna gli amici a casa,anche se
fa ancora qualche errore da principiante.
Ma chi non ne fa?
Mangia la pizza e chiacchiera.
Conosce e si fa conoscere.
Luca trova un lavoro.
Questa è la vera svolta per lui.
Forse è felice.
Ma forse no.
Il lavoro sembra non andar bene.
I suoi amici lo cercano per degli incontri,
lui cerca i suoi amici per disdire e
avvisar loro che
per un po’ sarà assente.
I sospetti iniziano.
I sospetti sono fondati.
Gli amici vengono a sapere che Luca
torna in comunità.
Ma poi cosa succede?
Succede che una sera Luca
non ne può più.
Pensa che sia meglio fuggire
da lì…Forse si sente solo,
forse si sente perso,forse,forse,forse,
chissà…
Succede che una sera Luca decide
di farla finita davvero…
E da lì scappa…

A volte in strada
non si muore per un incidente d’auto
o di motorino...

(Dedicata a Luca,
disgraziatamente mancato il 1.06.2009)
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martedì 2 giugno 2009

Il segreto.

Sandra se ne andava passeggiando per la città.
I suoi passi dentro a sandali scollati
sembravano un immergersi a testa in giù
dentro a nuvole di vapore bianche,
come quelle che si vedono dal finestrino dell'aereo
e che vorresti prendere e stringerti al petto.
Il 2 di giugno era la Festa della Repubblica
e stranamente i tram passavano più di frequente
che nei giorni feriali.
Il volto della giovane era assonato e perso.
C'era qualcosa in lei che non le andava e che
non riusciva ad estirpare una volta per tutte.
Quei giorni assomigliavano a tanti altri
già vissuti...
Si sentiva ancora impigliata in
quella rete di sensazioni che le mostrava
il mondo molto più complicato di quello che
in realtà fosse.

Arrivata al parco dove c'era lo zoo più
grande del mondo,si perse nelle stradine
di pietra e terra che si snodavano
tutt'intorno.
Cercava di seguire quelle che si perdevano
sotto le fronde ombrose di grandi alberi.
Pioppi,pini,aceri,abeti...
Alti,alti fino il cielo,si facevano
accarezzare dalla brezza vespertina,
lasciando cadere qualche foglia o ago,
che Sandra si trovava tra i capelli,
sciolti come quelle piante.

Sandra camminava e si guardava intorno,
un po' timorosa di incontrare qualcuno
che non aveva voglia di vedere,
quasi sulla punta dei piedi per non
fare troppo rumore.
Gli animali nelle gabbie erano pronti
a mangiare dalle loro vasche ricolme
di carne e paglia.
Il giorno di festa aveva portato
una miriade di visitatori,tra turisti,
famiglie con bambini,
coppiette d'anziani signori
e sportivi in bicicletta.
Gli animali erano stanchi,
pronti ad appisolarsi subito dopo
la fine del pasto.
Sandra li osservò un po'dalla panchina
vicino alla fontana dei pesci rossi.
Si chiedeva come potessero
sopravvivere in quello stato.
Animali nati per cacciare o correre
in foreste e radure,per nuotare in alte
acque e per dormire sotto cieli stellati,
chiusi dietro alle sbarre,
animali detenuti per l'allegria degli
umani nei giorni di festa.
I suoi pensieri erano molto grigi,
molto dissonanti con il tripudio
dei colori e dei sapori di giugno.
Il solito contrasto che porta al
malessere interiore,all'insoddisfazione
per qualcosa che manca,allo spleen
baudelariano dei Fleurs du Mal.
Sospeso il suo sguardo nel vuoto,
tutt'intorno intriso di tiglio e abete,
Sandra vagava con la mente
verso pensieri lontani,
che invece di farla star meglio,
la portavano sempre più vicino allo
stato di quegli animali che ora
si accasciavano uno vicino all'altro
per addormentarsi.
Le visite oramai erano terminate,
tutti se ne erano andati a cenare nelle
loro case,Sandra invece non si muoveva
dal suo trono in mezzo alla natura.
Un gatto le si avvicinò ai piedi.
Lei non se ne accorse subito,lui intanto
la osservava senza ancora far sentir
il suo miagolio.
Il gatto era nero con qualche macchia
bianca sparsa su per il pelo.
Gli occhi erano occhi di gatto selvatico,
randagio che ne vede di tutti i colori
per le strade della città,ma che
si fa i fatti suoi,che tace anche il segreto
più losco e sporco.
La discrezione del gatto è una virtù
che noi tutti dovremmo riservarci
d'imparare e di mettere in pratica.
Sandra riafferò l'amo del suo sguardo,
tirò tirò tirò
e vide che quella pesca nell'infinito
non era valsa a molto.
Posando la sua canna da pesca a terra,
lo vide fermo e silenzioso.
La osservava.
Sandra non aveva pescato manco un pesce
dalla sua immaginazione perciò non aveva
niente da dar da mangiare
a quell'osservatore attento.
Allora si alzò verso di lui.
Voleva accarezzarlo per sentire
quanto duro fosse il pelo di un gatto
che non vive in gabbia.
Il felino improvvisamente saltò
sulla panchina,quasi attratto
dalla ragazza.
Fu un attimo intenso.
I due si guardarono,dritti,
pupilla contro pupilla,
oscurità contro chiarezza,
animale contro umano,
scambiandosi il segreto.
Uscì un solo miagolio
dalle loro bocche,
prima che entrambi ripresero
la loro strada verso
la ricerca di cibo.













(from
http://www.pinktentacle.com/2007/06/photo-strange-clouds-over-sea-of-okhotsk/
)
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