giovedì 9 aprile 2009

Squarci di notti romane.(da "Alì dagli occhi azzurri" P.P.PAsolini)

Nelle notti di marzo l'acqua del Tevere ancora non assorbe la luce della migliaia di fanali che da Ponte Milvio si sgranano fino a San Paolo: acqua e luci sono divisi da un leggero strato di freddo.In qualche sera,precocemente tiepida,si intravede quello che sarà il prossimo accordo tra la corrente e i lungoteveri,nella purezza della primavera.
Il paesaggio buio - aria e acqua - punteggiato da luci in interminabili file ricurve,e arabescato dal buio più fitto degli alberi cittadini...e allora,svanito lo strato di freddo,circola tra fiume e fanali un'aria tenuissima,impalpabile,tutta trasformata in odore.
E l'enorme carnaio trafitto dai mille profumi che lo compongono si adagia sui lungoteveri come un gas che avveleni inavvertitamente,d'incanto: e tutti,almeno per un istante,sia pure senza saperlo,vorrebero morire a quel profumo di asfalti lontani (il Pincio,Corso Trieste,la Città Giardino,i quartieri meridionali...),di pattume,di erbe odorose e di pisciatoi.
Allora le rotaie del tram,affondate tra le piccole pietre dure del selciato,acquistano un'espressività muta,dura,tragicamente nostalgica:vedete,lì,la città,una città
coi suoi quartieri nuovi e i suoi pomeriggi in cui il bianco del sole è di una noia mortale:
e tutto pervaso da una normalità che deprime come una leggera febbre di tisico.
Su quelle rotaie dei tram,su quei marciapiedi,su quelle spallette dei lungoteveri infebbrati,su quelle scale che conducono al livello del fiume,coi gradini unti di feci,su quei ponti che si stagliano contro un cielo romano - corrotto e seicentesco,d'un nitore che non è mai puro,grandioso ma non infinito -su quelle aiuole dove l'erba è divorata da uno smeraldo insano,su quegli intonachi invecchiati al sole,che nessuno si curerà mai di ripristinare,come se fossero votati a una desolante eternità,il profumo delle prime notti precocemente primaverili,come un animale ridestato dal caldo,sfoga liberamente i suoi brividi che scoperchiano i cervelli.
Questo meraviglioso soffio,anonimo e infernale,ricostituisce con una fedeltà spietata gli "gli squarci di notti romane" dell'anno passato.----------------[...]

( da PierPaolo PAsolini,"Alì dagli occhi azzurri",Garzanti,Milano,pg.5-6)

Questo è l'incipit dell'opera di Pasolini che probabilmente sarà oggetto della mia tesi...


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