lunedì 6 aprile 2009

Breve Recensione di RACCONTI ROMANI ( di A.Moravia)

Sessantun racconti per dipingere il ritratto
di una Roma postbellica
che affronta,giorno dopo giorno,le difficoltà e
le sofferenze della ricostruzione.
Sessantun semi-anonimi protagonisti si passano la parola
da un racconto all'altro per narrare in prima persona,
con estrema soggettività,le loro vicende,fornendo
però lucide descrizioni
e dettagli sulla realtà di allora.
Un io che perciò cambia continuamente ma che,alla fine,
si ricostruisce in un'unica visione d''insieme ben definita:
la rappresentazione di quella città popolana e piccolo borghese
che a più riprese vive di stenti e di sacrifici
.
Una Roma belliana si racconta attraverso una serie di episodi
e di scene legate alla vita quotidiana
fatta di lavoretti,piccoli espedienti per sopravvivere,furtarelli,furberie,
concorrenza,momenti di svago e vane ambizioni.

Così ci si ritrova all''interno di alcune botteghe di commercianti ansiosi
di guadagnare e di tenersi stretti i propri clienti.
Poco dopo si entra in un'osteria a bere vino
con davanti un piatto di amatriciana,
tra canti,insulti,risate e corteggiamenti.
Un affollatissimo treno per Ostia parte
per passare una domenica di mare,
tra scene di divertimento e rilassatezza si arriva poi a Villa Borghese
per rubare un paio di scarpe.
Tappa finale:Regina Celi,il carcere
dove finiscono tutti i furfanti che vengono arrestati.


Innumerevoli piccoli grandi uomini,dai singolari soprannomi
che ben li caratterizzano, popolano questa città carica di vitalità
e avventura con le loro grida,il loro verace dialetto,i loro vagabondaggi
da una via all''altra del centro e con le loro gioie e sofferenze.

Lungo le riva del Tevere questi racconti romani
passano di bocca in bocca come dicerie,pettegolezzi,proverbi,
come racconti di vita,da bar,ricordi di padre ad un figlio.
Certamente rappresentano ben più di un semplice chiacchiericcio popolano,
ma piuttosto sono una godibile testimonianza
di un tempo e di modi d''essere ormai per noi lontani e inconsueti.

Leggere,qui,significa seguire immagini che sembrano riprese da una telecamera a spalla,assumendo il punto di vista dell''io-narratore di turno.
Moravia qui mette in atto uno dei suoi tipici modi cinematografici di narrare
e lo fa mantenendo costante l''attenzione alla descrizione
dei personaggi e delle situazioni.

Da segnalare che da questo libro,come per molti altri di Moravia,
è stato tratto un film nel 1955 da G.Franciolini con Totò,V.De Sica e G.Ralli.




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