sabato 14 marzo 2009

Le giostre: consapevole ridimensionamento.

Giunta la sera acclamarono a tutta voce che in città erano arrivate le giostre.

( Ah!Che sapori amari mi rievocano queste giostre…Erano tempi di un’aurea infanzia nel paesello dei miei nonni,nelle sere di settembre già freschi,intrisi di campagna e di inconsapevolezza…
Le ho viste solo là le giostre.
Giravano,giravano,giravano su sé stesse e nella mia immaginazione,
provocavano un senso di allegria e festa che per me erano gioco.)

Stelle filanti e coriandoli a terra per ricordare l’antica festa del Carnevale,con il suo mondo alla rovescia appeso a testa in giù ad un cartellone pubblicitario (o di campagna elettorale che è lo stesso).

La conclusione di questo giorno non poteva essere che questa:
il rovesciamento parodistico di una serie di avvenimenti che si erano a me proposti all’improvviso e inaspettatamente.
Le forme dell’entusiasmo si avviluppavano su sé stesse come in un caleidoscopio.

In fondo in fondo, tutto seguiva una logica coerentemente tagliente.

Le giostre nessuno, però, le vide e forse non le avrebbero mai più viste.

Eppure c’era chi diceva di averle scorte nei cortili medievali del castello della città.

(Ah!Che sapori amari evocano le giostre!Andavo da bambina con la mia mamma,i miei nonni e Dino,in piazza di quel paesello padano,quand’era il tempo del raccolto e i giochi si radunavano lì in onore di qualche celebre santo.
Quella piazza allora si trasformava in un grande incontro di paesani in festa e la piccolezza di quel luogo si trasformava nel grande entusiasmo e nella curiosa partecipazione di gente semplice e legata ancora alle tradizioni.)

Siamo maschere, siamo incontri fortuiti, siamo isole sparse in un mare di vuoto, siamo ciò che comunichiamo con le parole.
Siamo a volte come quel luccichio lontano sull’orizzonte in cui a qualcuno piace scorgere una stella fluttuante sul mare posta rispetto a noi alla stessa distanza che ci separa dal cielo più alto.

(E furono serate che non scorderò mai, furono per me esperienze valorose che riempiono spazi vasti della mia memoria.)

Il resto,tutto il resto che non riguarda le giostre è stato un carpe diem sul prato gravido di primavera.

La giostra è una ruota che gira sulla (sua) convinzione di essere ancora un divertimento per bambini e non solo.
E forse è ancora davvero così.

Oggi come la giostra ho danzato un po’ goffamente su me stessa ,
ho volteggiato in continuazione,ho indossato le mie maschere più attraenti,ma le giostre,le giostre vere,quelle non le ho viste.


(Ah!Le giostre…che sapore antico evocano in me le giostre…
Pensare che non le vedrò mai più laggiù in quella piazza di ricordi e magie è un po’ come rendersi conto di cosa sia la vita.)

Ciao nonni,riposate in pace.
Ciao Dino,riposa nella tranquillità.
Ciao mamma,ti voglio tanto bene.


(1 marzo 2006,Milano)








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