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Il Purgatorio in mezzo al mare


Una giornata intera sull’Asinara sembra non finire mai, sembra che ti sia impossibile il ritorno a casa.
Là ti senti distante da ogni cosa, completamente immerso in ogni particolare che vedi.
Ti scorre davanti agli occhi un’isola che non ti saresti mai aspettato di vedere così.

Un’isola mai pensata, quasi stregata da un incantesimo.

La sua terra è avara, bruciata da un’inesorabile sole.
La sua terra è brulla, pietrosa, desolata, abbandonata.

Sembra quasi che una mano dall’alto abbia tolto l’anima a tutte le cose.
Perciò i ruderi di vecchie celle prigioniere, allora severamente sorvegliate, ricordano e testimoniano la lunga storia di questa isola di pene. Un Purgatorio in mezzo al mare.

Silenzio. Dappertutto.
Immobile e statico è questo paesaggio nel seguire un’unica strada cementata che attraversa l’isola dalla forma così sinuosa che i Romani la chiamarono appunto Sinuaria.
In questo scenario d’inquieta pace eremitica vivono solo animali allo stato brado ma anch’essi hanno un aspetto abbandonato, come se fossero in attesa di qualcuno che li venga a salvare.

Poi a Cala d’Oliva sorge sul mare un piccolo paesino di pescatori…ma i pescatori lì non ci sono.
Se non te lo raccontassero prima penseresti che stiano riposando nelle loro case durante l’ora della canicola estiva. Invece, quelle case,buttate lì una sopra all’altra per necessità, sono disabitate, non ci vive più nessuno da molti anni, dal 1997 da quando l’area ambientale è diventata protetta.

Stupisce molto incamminarsi per quelle stradine e vedere ancora una vecchia cabina telefonica della Sip, una chiesetta tutta chiusa e poco altro. Un luogo senza anima.
Solo tanti gatti affamati ti si stringono in cerchio e miagolano tutti insieme.
Solo la natura rompe il silenzio.
Qui sì che si potrebbe girare un film dell’orrore…ci sono tutti gli elementi per rendere suggestivo un thriller…

Pur essendo da molti anni chiuse le carceri, sembra che da qui la sofferenza non se ne sia mai andata.
Il passato dei penitenti su questa isola è aperto alla visita turistica.
Entri nella diramazione centrale del penitenziario dell’Asinara.
In mezzo un cortile quadrato, tutt’intorno le porte blu in ferro massiccio delle celle, ora aperte anzi spalancate.
Entri dentro e sei subito preso da un senso d’angoscia perché senti che lì dentro un uomo, un qualsiasi uomo arriverebbe al delirio.

Il vuoto, il buio, lo spazio, il niente: tutto questo in quattro mura fredde tra le quali chissà chi ha vissuto.
Senti che non hai molta voglia di guardare, troppo brutto questo luogo per esser visitato oggi.
Addirittura all’interno di questo complesso di carceri, è stato creato uno spazio espositivo per due mostre permanenti di Enrico Mereu, visitate da autorità importanti come l’ex-Assessore alla Cultura di Milano, Vittorio Sgarbi.

La giornata poi però finisce e allora sai che da lì tu te ne andrai…
Prenderai una barca che ti aspetta sul molo e in poco tempo sarai evaso dal Purgatorio del mare.

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