domenica 8 marzo 2009

LOLA

Salve.
Mi presento: sono Lola.
Ho vent'anni e ho la testa rapata. Ho due tette grosse come due limoni gialli.
Il mio corpo, a parte questo, non è niente di speciale.
Passerei totalmente inosservata per le strade di questa città, se non avessi la testa rapata come un kiwi…e se non fossi rinchiusa qua dentro.
E’ il mio primo anno di prigione. Già, è così.
Sono seduta su questo materasso molle di un letto a castello che poggia su un muro freddo come il metallo d’inverno.
Qua sopra c’è la mia compagna di cella: una puzzolente ragazza albanese, che voleva far carriera nel mondo dei marciapiedi…
Illusa!
Io ho sparato. Un solo colpo per rimanere incastrata.
Eppure, per una volta, quella volta, seppi prendere una decisione…Illusa!
Ora sento che la mia pelle è sporca e pallida.
Vorrei di più ma cosa poter desiderare in questa condizione, come potermi mettere alla prova? Dicono che dovrei pensare ai miei sbagli e di essere forte. Ma io sono forte.
Giorno dopo giorno, guardo al di là di quelle sbarre verticali, fisse e fissate come l’eternità e vedo solo un azzurro cielo.

Ma più lo guardo, più i miei occhi s’illudono di vedere una grande onda solcata dalla tavola di un surfista.
Sono forte perché ogni giorno vorrei morire, ma non posso e resisto.
Potrei incominciare a gridare fingendomi pazza. Sarebbe proprio una bella scena…
La mia voce acuta che rimbomba nella cella per espandersi veloce, in tutto il corridoio, là fuori.
Non passerebbero più di due minuti per essere poi presa di forza da qualche stronzo secondino e per prendermi due sberle.
No! Preferisco far la brava e scrivere sul muro, anche se non è consentito. Ci dicono che siamo incivili…
Ci prendono per il culo aspettando una reazione.
Provocano i nostri nervi. I nervi. Spesso sono indolenziti per questa immobilità.

Sono Lola e ho perso la libertà in un sparo.
Sarei un bel personaggino per un filmetto trash.
Il mio volto sarebbe dimenticato subito. Il mio nome invece continuerebbe ad essere l’emblema della carcerata senza rimorsi.
Lola, un nome che ricorda le contrade spagnole.
I più perversi potrebbero immaginarmi come una puttanella che gioca a far la bambina innocente.
No! Io non so neanche più come si pronuncia la parola INNOCENZA.
Ho tagliato tutti i miei capelli per tagliare con il passato.
Volevo cambiare e assumere il volto della mia esistenza…Accidenti, questa notte mi lascio andare alle confessioni.
Mi sento sola, ma sarei nella stessa identica situazione se mi trovassi tra i miei amici…
Avrebbero di certo tutti paura di me, non saprebbero come rivolgersi ad una sporca assassina.
Non mi aspettavo che le cose andassero diversamente, d' altronde.
Magari, avrei gradito qualche visita di mia madre se non fosse morta per il dolore di avere una figlia in carcere.

Spesso vorrei sentire un po’ di buona musica.

Qualcosa che mi faccia evadere un po’.
Buffo dire ‘evadere’ in questa situazione. Evadere come morire e vedersi il Paradiso davanti agli occhi.

Si! Penso che un bel cd dei Cure non sarebbe male per vedere Dio e chiedergli che fine farò...
Sicuramente non vedrò mai più Estebàn e non farò più colazione sul tavolo di noce di casa mia.
Buonanotte, Lola.

Da Torino un grande augurio a tutte le donne, tutte!
Siamo esseri speciali!
A voi regalo questo racconto...






'Lola' è stato pubblicato su El Aleph nel dicembre 2008.


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