martedì 3 marzo 2009

ATTO DI PROFESSIONE ALL'IGNORANZA

Sentiva che tra tutto quello che avrebbe voluto dire e il suo interlocutore non passavano fili di interconnessione e che l’incomunicabilità era pressoché ovvia.
Difficile poter dialogare quando gli intenti della discussione si allontano inesorabilmente.

Quali respiri mulinavano nel vento inumidito da pioggia di lacrime?
Erano solo intense perdite di conoscenza in mezzo ad una tempesta di impietosa angoscia che la facevano sussultare nelle più notturne profondità della sua esistenza.

Solo questo ricordava di quel pomeriggio. Sentiva il bisogno di scrivere a ritmo di valzer francese e scopriva lentamente che in fondo,in fondo era stata stimolata dal trovare nuove risposte per nuovi lettori…

Fare atto d’ignoranza era un’idea a cui forse non aveva molto riflettuto:
“non so niente e non riesco ad esprimermi come voglio, non ho la risposta immediata davanti a quesiti di natura filosofica e per di più non rispetto quelle che sono le mie più grandi attitudini.”

“Tradisco il mio senso del vivere nella quotidianità più grezza,lasciando fluire con insipida leggerezza il tempo che si fa sterile e grigio…

Rifletto con dosata indifferenza aspettando forse la grande illuminazione divina per la quale non basti più sentirsi elevati al rango dell’uomo ma ancor più a quello di profeta…

La sensibilità con cui rivesto gli interni delle mie dimora interiori come se fosse carta da parati rosa non serve più a nient’altro che a far avvenire un incontro d’amore fortuito tra coppie di colori immaturi e spaesati?”

“E quanta esperienza potrò rivestire di parole ora che i ricordi delle giornate si confondono in un vago senso di uniformità…

Solo innumerevoli immagini senza date né altri riconoscimenti…
Immagini profumate di stagioni e riquadri metropolitani imbevuti di poesia.”

“Ma perché le mie mani allora si fermano e si compiacciono di un’affannosa immobilità e pigrizia?
Perché le mie mani smettono di suonare il pianoforte delle parole,perché si rifiutano di parlare con me?

E perché i miei pensieri si fan deboli portatori di colore e d’immagini?
Perché essi non si azzardano a diventare nuove forme di vita artistica?

Dove sono gli archivi della memoria e dell’immaginazione?
quali quelli della conoscenza?”


“Ma sono solo un essere che si sforza ancora di capire perché il fragore dei temporali sia sempre così perentorio sul nostro istinto selvaggio,

Ancora mi chiedo a cosa servano le categorie logiche della mente se poi ci si rifugia tutti nel senso più incontaminato che abbiamo ossia la paura,

vorrei danzare con la mia ignoranza fino ad esserne stanca,di quella stanchezza che hanno quelli che pensano ad altro…”



2 commenti:

  1. wow! :D qualcun altro da leggere!
    fa sempre piacere! ti linko a casetta mia!

    baci baci

    ele

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  2. Grazie Ele!Che bello! Speravo nel tuo supporto da blogger! Magari è un modo per sentirci anche di più! E leggerci!

    RispondiElimina

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