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Visualizzazione dei post da Marzo, 2009

IL CAPPELLO A TUBA [Chapter5]

Perché non avevo mai visto Matilde con un pennello in mano?
Perché non l’avevo mai sentita parlare di una così nobile passione come la pittura?
Mi facevo molte domande,non trovavo risposte.
Pensavo continuamente a come avrei potuto saperne di più,
ma non volevo essere invadente.
Non avrei mai voluto mettere Matilde a disagio.
Magari non avrebbe voluto rispondermi,magari le avrebbe dato fastidio parlare di questo.
Da quando mi ero fissata su questo pseudo mistero degli acquerelli di Matilde
che volevo risolvere a tutti i costi,osservavo Matilde più intensamente,cercavo nelle sue parole
di scovare qualcosa di strano da poter ricollegare al significato di quella frase…
“Rivoglio gli acquarelli di quando ero piccola!”
Giunsi al punto di starci male.
Ehi!
Quando ci accorgiamo che mancano le pagini iniziali di un fumetto perché son state strappate da qualcuno,
solo molto dopo arriviamo a comprenderne la storia.
E con un certo dispiacere,ci immaginiamo come potessero essere disegnate le prime vignette.
Io s…

Pioggia carica d'emozioni.

Gocce d’emozioni
sulla finestra si appoggiano per poco,

il verde inconfondibile della primavera
si mischia al sentimento dentro.
Carica d’emozione
mi rivedo
in un’immagine che confonde
passato,presente e futuro.

C’è nel fondo un piacere
inespresso.

E un po’ la notte avvolge ancora la mia mente…
Sorrido sola.

Le persone
mi han fatto spesso male.

Le persone…
Senza,non sarebbe così bello…

IL CAPPELLO A TUBA [Chapter 4]

E’ strano come,alle volte,siamo attirati da piccoli oggetti luccicanti.
A volte sono solo inganni dell’immaginazione,
altre volte sono riflessi argentei di luce.
A volte,invece,sono veri e propri
frammenti di passate realtà.

Capita spesso di rimanere ancora meravigliati davanti
a certe cose, proprio come succedeva al tempo dell’infanzia,
quando la curiosità ci portava a conoscere
gli angoli più introvabili del mondo intorno a noi.
Gli uomini però sono come isole sconosciute in mezzo ad un mare agitato: il vuoto.
Ogni persona così è un paesaggio da osservare e ascoltare profondamente.
Per capirne il senso della sua esistenza
in questa distesa ondosa di vuoto,bisogna fermarsi e
cercare di sentire il più possibile.
Ed è anche vero che non basta conoscere sé stessi
per capire il senso dell’esistenza altrui.

Ci si interessa di qualcuno che ci incuriosisce perché
veniamo attratti dalle particolarità del suo animo e
attraverso di esso scopriamo qualcosa in più anche su noi stessi.
Troviamo sempre nelle persone…

L’Isola dell’eterno amore: Tavolara*.

Sempre ti guardo,
anche solo nella mia mente…

Dedico a te questa voglia di fuggire
la solita noia invernale.

E penso alla tua immensità
che si staglia sul mio orizzonte.

Esiliata,donna menzognera e illusoria che fosti,
ora giaci nell’infecondo mare
nel tuo ingannevole aspetto.
E ancora cambi
a seconda del luogo in cui ti si guarda.

Passi l’inverno
bagnata dal blu
tua sensuale passione,tua lussuria
che ora ti condanna
alla pietrificazione
pur sempre viva.

Desideravi l’eterno amore,
temevi la morte
con il tuo Mare
avresti voluto sempre giacere.

Ed ora,guardati,
vecchia rugosa incolore,
immobile,
niente più baci
persa ogni sensibilità..

Il tuo corpo,nel freddo abbraccio
dell’onda avvolto,
spuma di godimento,
per sempre nudo.

Il tuo nome è
e sempre sarà Tavolara

e ti si vedrà da molto lontano
perché qui
tutto t’appartiene:
l’alba del mattino,
i gabbiani,
il vento e anche le stelle…

Ma per te nessuna rosa tra i capelli,
nessuna lapide da commemorare,
nessun pianto.
Solo aride rocce e deformi…

IL CAPPELLO A TUBA [Chapter 3]

Ricordo che ai tempi del liceo mentre studiavamo
i dipinti impressionisti francesi,
Matilde mi rivelò che uno dei suoi più grandi sogni
era incontrare un uomo col cappello a tuba,
proprio come il ‘Bevitore d’assenzio’ di Manet.
Io scoppiai subito a ridere e lei mi ribadì
che avrebbe fatto qualsiasi cosa per un uomo del genere.

Quel pomeriggio al ‘Caffè du Impressionism’ però Matilde,
avendo gli occhi così offuscati dalle lacrime e
il capo piegato in avanti per l’imbarazzo del momento,
non vide entrare quello stravagante uomo col cappello a tuba
che di fretta comprò una scatola di sigari e se ne uscì rapidamente
proprio come se fosse una sfuggente impressione di colore nero.

Compresi col tempo che l’onda che sconquassava e
trascinava qua e là Matilde era una delle tante mareggiate
tipiche dell’adolescenza.
Matilde aveva 19 anni allora ed aveva voglia di fare nuove esperienze.
E allora cosa c’era stato di così strano in quel pomeriggio?
Cosa mi aveva così impressionato di quel momento?
Perché continuavo a…

1°gennaio

Il mare d'inverno
placido e calmo
fino all'orizzonte.

E' l'inizio
di un nuovo anno.
Porto Ercole.

La luce è grigioverde
come salvia
profumata.

Solo un minuto
per pensare.
Solo uno sguardo
laggiù.

Qualche ultimo raggio...
Buon Anno
universo
E' bello esser qua.

Ho imparato…

Ho imparato che nella vita non esiste il bianco o il nero,
ma solo tante sfumature.
Ho imparato che tra le certezze e le incertezze,
c’è una scala di varianti che vanno al di là di ogni aspettativa o previsione…
Ho imparato che gli angoli vanno smussati con il tempo
e che non c’è nulla di meglio del vento per scolpire la roccia…
Ho imparato che aprile è il mese più crudele,per dirla alla Eliot,
“genera lillà dalla terrra morta,mescola memory and desire,
desta radici sopite con tanta spring rain!”.
Ho imparato che alle 4 di notte si può non aver sonno
e si può aver voglia di stare con gli occhi aperti
senza pensare niente,godendosi la semplicità del momento…
Ho imparato che tutto a volte è più facile di quello che sembra…

Ho imparato che nella vita il bianco e nero sono luci e ombre
e che i colori sono infiniti.
Ho imparato che il caso è irrazionale nella sua razionalità.
Ho imparato che il fluido è energia che scorre positivamente.
Ho imparato che aprile è un mese di tristi addii
ma che la terra è…

IL CAPPELLO A TUBA [Chapter 2]

Non avevo mai sentito Matilde parlare di acquarelli fino ad allora.
Né ero mai venuta a sapere di quella sua passione infantile,
mai l’avevo sentita parlare di pittura.
Eppure doveva aver rappresentato un passaggio importante
per lei, se improvvisamente volle esordire con quella frase…
"Rivoglio gli acquarelli di quando ero piccola!”

Era una frase apparentemente insensata,ma se la disse
con quel tono aggressivo,ancor prima di avermi salutato,
forse un recondito segreto doveva pur nasconderlo.

Nel ‘Cafè du Impressionism’ c’eravamo solo
io e Matilde,quel pomeriggio.
Sorpresa e preoccupata,non potei evitare di chiederle se
si sentisse bene e se le fosse successo qualcosa di grave.
Scorgevo nei suoi brevi e bruschi gesti che era affannata
e molto contrariata.

Allora Matilde chiese un caffè al buon Mario,il barista
e per un attimo sul nostro tavolino scese un’imbarazzante silenzio.
Fu la calma prima della tempesta!

Quando arrivò il caffè,infatti,Matilde scoppiò a piangere.
Mi stupì vederla con gli occhi…

Cianfrusaglie...

Da piccola mi succedeva spesso di perdere
qualche strano oggettino per cui andavo matta.
Le classiche cianfrusaglie
che fan impazzire i bambini!
Per giorni e giorni,mi mettevo alla ricerca
in ogni angolo della casa…
A volte mi divertiva questa sorta di gioco
e quando m'impuntavo
ero proprio brava a ritrovare i miei amati oggettini.
Altre volte,invece,non c'era niente da fare:
non saltavano fuori!
Passava un po' di tempo e magicamente
la mia casa restituiva ciò che avevo cercato con effettivo sforzo...

Ricordo la sensazione che provavo quando
mi riappropriavo della cosa perduta come
un sollievo,come una sorta di carezza che
toglieva ogni dispiacere…

Ed era bello poter giocare di nuovo con quella cosa…
Era bello potersene prendere più cura per non perderla più...

IL CAPPELLO A TUBA. [Chapter 1]

“Rivoglio gli acquerelli di quando ero piccola!”
esclamò rabbiosamente Matilde,quel giorno.
Un senso di solitudine si alimentava dentro lei,
anche se non riusciva a comprendere da cosa fosse causato
e quando fosse iniziato.
Era insolito vederla arrivare con quel broncio in viso.
Erano mesi che il suo sorriso non smetteva un attimo di splendere.

Matilde,19 anni,ragazza dai contorni ben marcati:
come un ritratto di Manet,la sua figura si stagliava
nel chiaro-scuro di quel ‘Cafè du Impressionism’,
in cui a quei tempi andavamo ogni pomeriggio.
Lì ci conoscevano tutti e si era creato quel piacevole
clima familiare che solitamente non era facile trovare
nei locali di Milano.
Chiacchieravamo molto e qualche volta finivamo anche a
filosofeggiare,senza arrivare mai ad una certezza.

Matilde era sempre là in mezzo,
con quel suo scialle lilla che dava al suo volto un accento
di velato colore che si mischiava
a quelle gote già rosse per il freddo.

Quel pomeriggio d’autunno,l’aria fresca e il grigiore di Milano
creavan…

30 aprile.Un anno dopo

Un giorno che non sarà mai più come un altro.
Un giorno che ricordo,
anche a Milano pioveva forte.
Un anno dopo.

Starway to Heaven. Forte bagliore di luce.
Immersione di piacere e compiacimento
in un momento di poesia.

Acre il gusto di oggi
misto allo stordimento onirico
di un risveglio violento.

Un peccato non vivere.
Un peccato non averti conosciuto.
Un anno dopo.

La scuola è proprio finita adesso.
Siamo isole in un mare di vuoto.
Un anno dopo.

L’arrivo dell’opulenza primaverile.
Si sente,ad ascoltare bene,un tempo
inesorabile che sbatte
le sue onde
sulle nostre coste.

Un anno dopo.

E dentro me c’è una vita che brucia
brucia
brucia e canta
come un aedo
impazzito di luce

Solo un anno dopo…



(Ciao Alessio...)



Se...

Se il mare cancellasse tutte le immagini della mia vita
come le parole che abbiamo scritto sulla riva quella sera,
mentre la collina scura divorava la luce regalandoci
un tramonto di fine agosto,
io morirei.

La sabbia raccoglieva i nostri sentimenti,le impronte
della nostra anima e,fredda,fermava il tempo che ignaro
si consumava,giacendo nel suolo infecondo e umido.

Se il fuoco bruciasse le pellicole che quella sera scattammo,
guardando inghiottire l’estate,
io morirei.

Scrivevamo e fotografavamo la nostra storia,quella che
nessuno studierà,la nostra voglia di vivere nella pace,
sotto una pioggia di fiori che s’impigliavano tra ricci capelli neri,
lasciando solo ferite profumate e baci caldi.
Ci inchinavamo a noi stessi,sapendo che ci saremmo svegliati un giorno…
I nostri occhi guardavano,poi si chiudevano,per riaprirsi bagnati da lacrime
salate come il mare,lo stesso che un giorno ci fece paura.

Se il fumo confondesse tutto il profumo che i nostri corpi emanavano,
io morirei.

Se il silenzio uccidesse tu…

UNA NOTTE CHE PARLA.

Lunedì sera, ormai notte. Ormai giorno.
Ormai l’ora di dormire anche se questa notte parla.
Parla forte al vento, alla luna in cielo,
alle piccole stelle di una Milano limpida e stranamente silenziosa.
Parla al grido adolescenziale di Rimbaud, parla di ricordi lontani
ma così vicino al cuore.
Parla, parla, parla e non la smette un attimo…

Questa è una di quelle serate magiche che Gaia
sa rendere ancora più misteriose, lei, fata
imprigionata in una gabbia metropolitana.
Notte d’avventure, notte mai pensata, notte vera.
Mentre la luna compare dentro la nicchia aperta del cielo,
come se un architetto medievale avesse progettato perfettamente
l’affacciarsi dell’astro,
noi siamo atomi di un solo corpo e siamo l’urlo di Rimbaud
che risuona ancora nel tempo.
(…)

Il giorno delle mimose, questa mattina sembrava non iniziare mai.
Le ore trascorrevano, ma il tempo sembrava trascinarsi con noia.
Poi, però,finalmente è iniziato e ora non vuole finire.
Mi rimangono soli 3 minuti,
al mio tempo rimangono
solo 3 i…

Le Chat Noir

Il gatto nero era accovacciato sul muretto in via Pace 37.
Ignaro e indifferente osservava i passanti.
Al di là del cancello,loro non si accorgevano di lui.
Insensibile. Insensibili.

Passavo di là anch’io.

Via Pace da un lato è la via dell’Ospedale.
Dall’altro è la via dell’ex Itsos,abbandonato e desolante.
Quella vecchia struttura cade a pezzi solo a guardarla!
Degradata e lugubre da sempre,
è avvolta da un’inquieta e misteriosa atmosfera.

Il gatto nero era dal lato oscuro della Pace,
uscito forse da quella strana scuola fatiscente.
Sbadigliava.
Era nero come il gatto che avevo da bambina.
Si chiamava Rocky,come Rocky Balboa.
Probabilmente fu per quello che mi colpì tanto la sua presenza.
Mi fermai un istante.
Lui continuava a leccarsi,senza accorgersi che lo stavo guardando.
Poi ripresi a camminare e mentre gli passai di fronte,
i nostri sguardi s’incontrarono:occhi felini in occhi umani.

La sua espressione cambiò e si fece quasi di stupore.
Mi colpì perché assomigliò ad un’alzata di sopracciglio uman…

Esterina

Mi sento in volo…
pochi attimi e non mi accorgerò neppure
di essermi tuffata in mare come Esterina
nella vita…

Sento già quella sensazione primordiale
che torna a bagnarmi col suo sale…è tutto azzurro,
vedo azzurro,i miei occhi sono azzurri,azzurro il fondo,
bianche le rocce.

Muovo l’acqua,sono un pesce.
Pescami…

Vorrei togliermi la pelle,sentir freddo,sentir male…
Mi rifugio nell’idea di te per cercare pace…
ma vi trovo solo
tanta malinconia.

Nessun passo indietro.
Avanti,avanti
passo dopo passo
solo l’hic et il nunc mi interessano
il resto verrà da sé.

Mi muovo in un fuoco che brucia le forze
respiro piano,il profondo è irraggiungibile…

IL VIALE

Ho camminato su quel viale
nel freddo ruggente.
Mi sono avvolta nel caldo dei miei pensieri
per sopportare le raffiche di un mondo
in rapido movimento:
Gente che viene e che va,comparse inutili
di una storia che sto scrivendo.
Ne ho guardato gli occhi e poi nulla più;
colonne di automobili in corsa che
nel mio quadro metropolitano
sono come fiumi inquinati,
lasciati nei loro argini di duro asfalto.
Scorrevano veloci,sempre più veloci…

Solo un’immagine che si disgregava
in un’unica linea di movimento.
Non faceva freddo,sentivo freddo.
Era diverso.
Così,
ho creato un gioco di visioni,
pure fantasie di un passato
proiettate in un deserto futuro
.

Come mi guarderete quando ci
rincontreremo,un giorno?
Bruceranno gli occhi a me e a voi?
Ma tutto finisce nel vento.
I miei passi mi danno sicurezza.
L’aria profuma già di un giorno nuovo,
con un sorriso guardo il giardino della libertà,
Giardino dell’Anima nera.


by Simone Ver.B (http://www.flickr.com/photos/83971776@N00/2200892188)

Venerdì sera,mentre fuori piove.

IL PADRE. Sissignore, anch’io- lo ammetto! E n’è seguito un gran male. Ma a fin di bene io lo feci…e più per lei che per me: lo giuro!
(da “Sei personaggi in cerca d’autore”, L. Pirandello)


Venerdì sera,incomincia a piover nella città di Milano.
L’acqua scende e risale,chissà quando finiranno le lacrime delle ragazze…
No,ehi tu,aspetta!Non sono una scrittrice di romanzi rosa!
Scendo e risalgo da casa.

Vorremo sempre incontrare chi ci piace.Vorremo sempre incontrare Pincopallino…
Ma Pinco quel Pallino non si è ancora accorto di noi…
Quando lo farà,sarà troppo tardi...

Corri,corri,corri!
Il treno sta partendo…Vai,ce la puoi fare,se corri!

Siamo tutte carine,viviamo in funzione di un incontro che ci possa cambiare la vita…
Poi la vita cambia da sé…E tu non l’avresti mai voluto,ma sei cambiata senza neanche accorgertene e allora hai capito che il treno era arrivato al capolinea…

Insomma,un vero casino…
E allora “ti trovi sotto un treno”,”mentre fuori piove”,vorresti andartene con loro,tornare tra du…

Le giostre: consapevole ridimensionamento.

Giunta la sera acclamarono a tutta voce che in città erano arrivate le giostre.

( Ah!Che sapori amari mi rievocano queste giostre…Erano tempi di un’aurea infanzia nel paesello dei miei nonni,nelle sere di settembre già freschi,intrisi di campagna e di inconsapevolezza…
Le ho viste solo là le giostre.
Giravano,giravano,giravano su sé stesse e nella mia immaginazione,
provocavano un senso di allegria e festa che per me erano gioco.)

Stelle filanti e coriandoli a terra per ricordare l’antica festa del Carnevale,con il suo mondo alla rovescia appeso a testa in giù ad un cartellone pubblicitario (o di campagna elettorale che è lo stesso).

La conclusione di questo giorno non poteva essere che questa:
il rovesciamento parodistico di una serie di avvenimenti che si erano a me proposti all’improvviso e inaspettatamente.
Le forme dell’entusiasmo si avviluppavano su sé stesse come in un caleidoscopio.

In fondo in fondo, tutto seguiva una logica coerentemente tagliente.

Le giostre nessuno, però, le vide e …

Pensai alle terme...

Pensai alle terme.

M’accorsi che nella vita
non si può far tutto.

Occorre far scelte per sé stessi.

Pensai al ribollio delle acque sorgive.
L’incanto del fluire.

Intorno il verde,l’azzurro e tocchi bianchi.

L’incontro tra Inferno e Paradiso.

Azioni

Ho sempre creduto di essere qualcosa che non ero.

Ho sempre lasciato parlare troppo la voce che esce,che non rientra,che si dissolve nei dialoghi.
Rifletto su cosa abbiano rappresentato fino ad oggi le mie scelte.
Mi rendo conto che quello che pensavo costante e duraturo,in realtà non rappresentava me stessa.
C’era qualcosa di automatico in quello che facevo prima, quasi non avessi paura davvero di nulla. L’incoscienza dell’ignoranza. L’inesperienza che vuole esplodere.
Mille mani battono alle tue finestre, le apri tutte senza avere timori,non ti accorgi che qualcuno entra ed esce senza neanche chiudere la porta…
E i giorni passano e pensi di cambiare, il tempo che prima volava,ora non passa più.
Le ferite si chiudono presto ma i segni restano e sono sempre lì a ricordarti chi sei e da dove vieni.
Allora puoi andare avanti, continuando ad evitare certe cose che pensi siano immutabili, impossibili da migliorare, lontane e distanti da te.

Tutte le cose che vivi sono semplicemente azioni che gen…

Sono una pianta

Come una pianta,vivo di luce solare.
Perdo energie quando il cielo s’incupisce e allora sì che vorrei dipingere il mondo di giallo.

Ho appurato questa mattina,con tutta certezza,che questo è il mio periodo giallo.
Quando mi sveglio le mattine brillano.
Griderei al mondo intero il mio umile BUONGIORNO!

Semi.

Sorrisi.
Lunghe corse verso l’infinito mondo.
Sguardi.
Fili tesi di un’arpa accordata male.
Semi.
Ignoti futuri immaginati nel miele.
Ricordi.
Ancor lunga la strada verso casa.
Baci.
Silenziose mute miti parole perse.
Respiri.
Vite lontane ma unite dall’amore.

LOLA

Salve. Mi presento: sono Lola. Ho vent'anni e ho la testa rapata. Ho due tette grosse come due limoni gialli. Il mio corpo, a parte questo, non è niente di speciale. Passerei totalmente inosservata per le strade di questa città, se non avessi la testa rapata come un kiwi…e se non fossi rinchiusa qua dentro. E’ il mio primo anno di prigione. Già, è così. Sono seduta su questo materasso molle di un letto a castello che poggia su un muro freddo come il metallo d’inverno. Qua sopra c’è la mia compagna di cella: una puzzolente ragazza albanese, che voleva far carriera nel mondo dei marciapiedi… Illusa! Io ho sparato. Un solo colpo per rimanere incastrata. Eppure, per una volta, quella volta, seppi prendere una decisione…Illusa! Ora sento che la mia pelle è sporca e pallida. Vorrei di più ma cosa poter desiderare in questa condizione, come potermi mettere alla prova? Dicono che dovrei pensare ai miei sbagli e di essere forte. Ma io sono forte. Giorno dopo giorno, guardo al di là di que…

Il Purgatorio in mezzo al mare

Una giornata intera sull’Asinara sembra non finire mai, sembra che ti sia impossibile il ritorno a casa.
Là ti senti distante da ogni cosa, completamente immerso in ogni particolare che vedi.
Ti scorre davanti agli occhi un’isola che non ti saresti mai aspettato di vedere così.

Un’isola mai pensata, quasi stregata da un incantesimo.

La sua terra è avara, bruciata da un’inesorabile sole.
La sua terra è brulla, pietrosa, desolata, abbandonata.

Sembra quasi che una mano dall’alto abbia tolto l’anima a tutte le cose.
Perciò i ruderi di vecchie celle prigioniere, allora severamente sorvegliate, ricordano e testimoniano la lunga storia di questa isola di pene. Un Purgatorio in mezzo al mare.

Silenzio. Dappertutto.
Immobile e statico è questo paesaggio nel seguire un’unica strada cementata che attraversa l’isola dalla forma così sinuosa che i Romani la chiamarono appunto Sinuaria.
In questo scenario d’inquieta pace eremitica vivono solo animali allo stato brado ma anch’essi hanno un aspetto abbandonat…

Ore 05.00 al Ristorante

Le immagini hanno quel colore così nitido ma tendente al ‘rovinato’,e a ben guardare,sembrano proprio quelle che escono da un proiettore a nastri.
Mi sento in un film: io la protagonista, tutti gli altri
personaggi sono a me funzionali.
Le scene scorrono veloci nel cervello...

Ti svegli all'improvviso.
Un sogno interrotto.

Gli oggetti che escono dal sogno sono le uniche cose concrete del mondo dei sogni.
Nel limbo tra conscio e inconscio,ogni angolo di quell’onirico quadro visivo racchiude un preciso significato al quale non puoi risalire che in modo allusivo.
Tutte le cose e gli oggetti che lo “animano” sembrano caricati da una potenza energetica fortissima.

Gli oggetti s’impongono su tutto,sulla trama narrativa,sui discorsi,sui sentimenti, sulle sensazioni,su ogni passaggio logico e a-logico della componente razionale-logica del discorso onirico.

Ti svegli all'improvviso,sono le 5.
Il sogno nella mente si riavvolge istantaneamente.
Tutte le immagini sembrano scomporsi in mille frammenti…

SIDDHARTA

Era l'alba, ma ormai quello spettacolo d'incredibile fascino ed emozione per lui non era niente meno che l'inizio di un altro giorno e come tutte le mattine era lì con le cime in mano.
Non avrebbe mai creduto che questo potesse succedere.
Pensava di poter amare per sempre, pensava che le passioni nascessero con gli uomini e che li accompagnassero per il resto della loro esistenza.
Ora, invece, non sentiva più nemmeno la fatica di quella vita che aveva scelto quando ancora andava all'università e studiava filosofia.
Oramai aveva raggiunto la totale impassibilità del saggio.

Così si sistemava gli attrezzi, controllava ami ed esche e dopo aver scelto le reti meno consumate,se le metteva tutte insieme su una spalla e con il vento tra i capelli si decideva a salire su il suo 'Siddharta', un piccolo gozzo che si era comprato poco dopo il suo arrivo su quell’isola.
Accendeva il motore e quello faceva da sottofondo ai suoi pensieri così profondi da toccare il fondo di quell…

HORNBREAD

Il pane,fonte di sostentamento dell'uomo da secoli e secoli,
oggi è un possibile strumento a fiato: svuotato e perforato alle due estremità,
una parte può diventare il punto in cui soffiare e l'altra
può esser collegata con un tubo.
Suonare una pagnotta.
Un soffocato mugugno si sperde nel profumo di pane appena sfornato.
E il mugugno da debole diventa primordiale,da primordiale diventa violento,da violento diventa tribale.
Il tubo è verde ed esce dalla pagnotta. Viene rivolto verso l'alto e fatto girare ad elica.
Propaga un suono strozzato.
L'immagine che mi evoca è un barrito d'elefante.
Lui suona. Lui è un uomo incappucciato da megatoast.
Suona per quasi due ore insieme ad un berlinese che lo accompagna
soffiando a sua volta in alcuni tubi. Tubi metallici e di plastica. L'amplificazione avviene attraverso un vaso rivolto in basso.

Il pane...
Cosa rappresenta il pane in una cultura industriale? Perché vengono proiettate immagini di uomini con la testa di pane?
La sua m…

ATTO DI PROFESSIONE ALL'IGNORANZA

Sentiva che tra tutto quello che avrebbe voluto dire e il suo interlocutore non passavano fili di interconnessione e che l’incomunicabilità era pressoché ovvia.
Difficile poter dialogare quando gli intenti della discussione si allontano inesorabilmente.

Quali respiri mulinavano nel vento inumidito da pioggia di lacrime?
Erano solo intense perdite di conoscenza in mezzo ad una tempesta di impietosa angoscia che la facevano sussultare nelle più notturne profondità della sua esistenza.

Solo questo ricordava di quel pomeriggio. Sentiva il bisogno di scrivere a ritmo di valzer francese e scopriva lentamente che in fondo,in fondo era stata stimolata dal trovare nuove risposte per nuovi lettori…

Fare atto d’ignoranza era un’idea a cui forse non aveva molto riflettuto:
“non so niente e non riesco ad esprimermi come voglio, non ho la risposta immediata davanti a quesiti di natura filosofica e per di più non rispetto quelle che sono le mie più grandi attitudini.”

“Tradisco il mio senso del vivere nell…

Il mare d'inverno

IL MANIFESTO DEL BHOBLOG

Perchè nasco?
Nasco perchè sono uno strumento libero per dare sfogo a sogni ed impulsi chimici,fisici,psichici.

Come mi chiamo?
Mi chiamo BhoBlog. Sono una bacheca. Sono un punto d'incontro. Sono una lavagna d'ardesia. Sono un muro da imbrattare a mio piacimento, un treno in movimento che si fa colorare per diventare un quadro di Boccioni, sono solo uno spazio cibernetico in mezzo ad un mare virtuale, sono uno dei tanti eppure sono speciale..

Quando nasco?
Lunedì 2 marzo 2009, h.16.
E' una giornata di merda..ma forse anche no.

Cosa cerco?
Cerco lettori..

Cosa perdo?
Perdo l'ideale e mi faccio reale..