giovedì 24 dicembre 2009

Buona Vigilia a tutti i Bho..Bloggers!

Carissimi Bho..Bloggers
ci siamo quasi a Natale, oggi è la vigilia,
un giorno che adoro perchè è super fremente!
Auguroni a tutti!
Speriamo che sia un Natale sereno e felice per tutti...


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mercoledì 16 dicembre 2009

Domenica sulle Zattere. Parte seconda

Arrivo a Punta della Dogana.
Quanto è bello camminare soli per una città che non conosci,
una città che non ti appartiene che presto saluterai.

Punta della Dogana è un triangolo estremo.
Oltrepassandolo, mi si apre un palcoscenico
dallo sfondo settecentesco:
quasi come in una commedia goldoniana vanno in scena
attori in costume, piccoli e deliziosi alberghetti
colorati, con le loro facciate colorate e illuminate dai
riflettori di un giovane sole.
Santa Maria della Salute ancora chiusa.
Salgo la lunga scalinata grigia. Intravedo poco più avanti
il ponte per la fondazione Peggy Guggenheim.

Piccoli vicoli si disperdono qua e là.
Sulla Fondamenta Fornai sento già mancanza del mare e così
tiro sempre dritto e lo trovo là in fondo.

Il bello di camminare soli è perdersi in sè stessi
e nel resto delle cose. E' godere con gelosia di un momento
speciale che è unico in sè stesso,
indimenticabile per definizione.
Godere egoisticamente sè stessi e per sè stessi.
L'odore di mare confonde:
salsedine mista a carburante e pesce.

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martedì 15 dicembre 2009

Domenica mattina sulle Zattere. Parte prima

Venezia.
Apro gli occhi prima delle altre.
La città chiama. Il mare chiama.
Alle 8.45 sono fuori. Venezia è deserta.
Sogno. Realtà. Ponti. Canali. Barche.
Acqua, salata. Verde scuro.
Tutto è basso: le porte, le case, le persone.
Il cielo è sopra di me. Stradine, calle.
Sola. Tutti i negozi chiusi.

Riconosco la strada. Arrivo al porto.
Non c'è un'anima, ma è il mare l'anima che
chiama. Cammino dentro al mio felpone e ai
miei stivali: sto bene e al sicuro.

Il cielo è grigio.
Scie di bava di lumaca.
Squarci di sole sopra quella chiesa di cui non
conosco il nome ma che mi riporta alle passeggiate
parigine quando all'improvviso si scorgono Les Invalides.

I miei passi si rincorrono a pochi metri dal mare.
Qualcuno fa footing, pochi fotografano.

C'è una pace indescrivibile. Penso che qui ci vivrei,
i miei pensieri assumerebbero forme strane.
Le navi entrano in porto. Mi fermo a guardarle.
Qualcuno dalla nave saluta noi sulle Zattere.
Echeggia nell'aria uno strano "Ciaooooo...".
E' una scena sonora che spiazza i sensi.
Qui tutto spiazza i sensi.
Le strade d'acqua, il mare nella città, le navi che
escono ed entrano, gli spazi aperti, i gabbiani nelle
piazze vicino al mercato del pesce, il sole che
riverbera sull'acqua e riflette luce bianca,
abbagliante, calda.

C'è silenzio. E' domenica mattina 25 ottobre.
Sono sulle Zattere degli Incurabili prima del Ponte Lungo.
Nei pochi bar aperti poche persone dentro.
Scopro la pensione dove viveva John Ruskin,
i miei occhi brillano. Poco più avanti c'è un pittore.
Dipinge come io scrivo.
Proseguo. La voglia di conoscere è in fermento.
Cammino veloce, ansiosa di vedere dove mi porta
quella lunga passeggiata.

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giovedì 10 dicembre 2009

Il gigante

E' il 9 dicembre ai Giardini di v.Quadronno.
E' mezzogiorno.
Il sole è bellissimo, caldo, alto.
E' una giornata stupenda a Milano.
Ascolto il rumore dell'altalena, musica dell'infanzia,
seduta su una panchina. Dalla fontana sgorga acqua.
Panta rei. La vita è qui.
I bambini giocano ancora dove io passavo i miei primi
pomeriggi. Sono cresciuta qui, insieme a tanti altri
bambini. Dietro le spalle ho il mio asilo, la mia scuola
elementare. E' sempre bello rincontrare il proprio bimbo,
quello che dentro non muore mai, quello che
gioca e non pensa in modo consapevole: "il" poeta.
Le persone creano il mondo, il mondo crea le persone,
i piccioni tubano. Poi si diventa vecchi, però sempre
sulla stessa panchina verde.
Penso a quelli che sono venuti prima di me
e penso che tutti hanno pensato quello che penso io.
Suonano le campane. Siamo in città.
Il sole abbaglia come i ricordi sparsi per ogni angolo
di questo giardino, oggi dedicato ad Oriana Fallaci.
Le altalene cigolano, riportano sul Lago di Como.
Per un momento sembra tutto uguale.
Giocare è bello perchè ci rende più leggeri.
La Casa è sempre più luminosa,
piena di sedie dove potersi sedere
per parlare con qualcuno che ci conosce e che con
noi si diverte.
La mattina è un giardino dell'infanzia
in cui il Gigante torna bambino senza paure
e non é più solo.
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lunedì 7 dicembre 2009

Bentornati Obej Obej


Si ringrazia Cuneo per l'ingente spedizione di
venditori di marroni,
con più di dieci bancarelle alla tradizionale fiera
degli Obej Obej di Milano.
Seguono grandi ringraziamenti per gli amici sardi
con i loro banchetti agroculinari pieni di forme di
pecorino e torrone di Tonara, davvero onnipresente.
Si rilevano strani gemellaggi Sardegna- Ariccia
dalle improbabili proposte agro- gastronomiche.


Clicca per ingradire foto e leggere esilaranti cartellini!

06.12.2009

Sempre più gente si affolla ai piedi del Castello nel giorno di San Nicola. E' impossibile vedere le bancarelle, ti ritrovi in mezzo alla calca e ti chiedi "Ma che cavolo ci faccio qui?". Passa una processione anti- morattiana. I soliti venditori di utensili da cucina fanno il loro show di dimostrazione con microfonino incorporato alla bocca. Tra il trash e il comico. (Franzina ricordi? C'era ancora lui!!!). C'è tanto artigianato africano e tanti rami di fiori finti spuntano,volanti, tra le persone. L'atmosfera è sempre bella, natalizia, ma manca ciò che rappresenta da sempre questa fiera...Manca il vin bulè, mancano gli abusivi, manca davvero l'anima goliardica della tradizione popolare. Sembrano una Fiera dell'artigianato questi Obej-Obej, perdono la loro carica e la loro magia più suggestiva. Troppo conformisti, in tutto. Non mi piacciono. Lasciano insoddisfazione e spaesamento. E non mi piace vedere cani in vendita dietro le gabbie. Immagine molto collodiana: quei poveri boxer sembrano Pinocchio e Lucignolo, trasformati in asini e venduti in piazza.

Non si può intervenire dall'alto con decreti ufficiali che vietano ogni forma più tragressiva (ma anche più viva e gioiosa) di espressione popolare. Non ha senso cambiare le tradizioni della città per paura di non sapere governare. Gli Obej Obej non sono davvero più quelli di una volta e dobbiamo ringraziare i nostri politici che ogni giorno smantellano le più elementari formi di libertà.

Ma il cielo è sempre più blu...



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Cracking Art: Milano, Milano, chi va piano, va sano e lontano!



Sono lumache di plastica rosa fluo e sono un simbolo
al ritorno alla lentezza come condizione necessaria per
un progresso consapevole e meditato.
Il detto popolare insegna
"Chi va piano, va sano e lontano!"
Ma a Milano, capitale della modernità e dell'economia italiana,
la velocità ha da sempre rappresentato il fiore all'occhiello,
il principale idolo da venerare. Il Futurismo,
all'inizio del secolo scorso, la eresse a
monumento della città
e fu la componente vincente dello
sviluppo industriale lombardo. Oggi è diventata la maggiore causa
di stress e nervosismo meneghino. Basta solo osservare
i movimenti
delle persone per rendersene conto.
Necessario, così, un ritorno all'ordine dopo un secolo
di etica ed estetica della velocità.
Il Novecento è stato un secolo intenso, una corsa verso il futuro.
Un corsa rumorosa, sintesi elettronica tra il suono metallico delle fabbriche,
il tintinnio delle monete nei caveau delle banche, il calpestio
sul selciato del Duomo
di milioni di lavoratori, lo scoppio delle
bombe di Piazza Fontana,
il battito ritmico della stampa editoriale e dei clacson urlanti.
La chiocciola ha la forma di un padiglione auricolare
quasi a significare che attraverso la lentezza e la tranquillità
è possibile un maggiore ascolto del mondo e quindi una
maggiore comprensione della società e della vita.
Una vita, quella milanese, in cui tutto sembra sussurrarti
PRODUCI- CONSUMA- CREPA.
Ma per trovare
altri significati e nuovi aspetti positivi
in questa città
bisogna avere ben salda la propria casa sulle spalle,
proprio come il guscio della lumachina.
E non solo perchè gli affitti
sono impossibili, ma anche perchè la casa è la famiglia, la cultura,
la tradizione, il proprio passato, il presente e il futuro.
Insomma in una sola parola,
è la propria identità,
solo attraverso la quale
è possibile modellare l'ambiente in cui si esiste.

Queste dodici lumacone ideate dal Collettivo
Cracking Art attraverseranno le strade di Milano tra novembre
e gennaio, da Piazza della Scala a Piazza San Fedele, Piazzetta
Reale e Piazza della Stazione Centrale. E' una delle prime
installazioni organizzate per la corsa verso l'Expo 2015.
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domenica 6 dicembre 2009

La nascita del mito di Babbo Natale, protettore dei bambini e dei marinai...

Buon San Nicola a tutti!
Buon onomastico Papà e sorella...
Oggi è una giornata di festa e allora che si brindi a vin brulè e poi si passi alla grolla dell'amicizia!!!
Ma chi è questo San Nicola?
E questo Babbo Natale?
Il personaggio di Babbo Natale è una figura mitica presente nel folclore di molte culture che distribuisce i doni ai bambini, di solito, la sera della vigilia di Natale.
Anche in
Italia Babbo Natale è una figura storicamente molto amata, spesso identificata con San Nicola di Bari. Babbo Natale è un elemento importante della tradizione natalizia in tutto il mondo occidentale, in America latina, in Giappone ed in altre parti dell'Asia orientale.


San Nicola di Bari (Patara di Licia, 270 circa - Myra, 6 dicembre 343?), vescovo di Myra in Licia (oggi Demre, nella parte anatolica della Turchia), è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane.
Noto anche come san Nicola di Myra, san Nicola Magno e san Niccolò, è famoso anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus (o Klaus), conosciuto in Italia come
Babbo Natale.

San Nicola è uno dei santi più popolari del cristianesimo e protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati.
Il culto si diffuse dapprima in
Asia Minore (nel VI secolo ben 25 chiese a Costantinopoli erano a lui dedicate), con pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell’abitato di Myra. Numerosi scritti in greco ed in latino ne fecero progressivamente diffondere la venerazione verso il mondo bizantino-slavo e in Occidente, a partire da Roma e dal Meridione d'Italia, allora soggetto a Bisanzio. Secondo la tradizione, Nicola aiutò tre ragazze che non potevano sposarsi per mancanza di dote, gettando sacchetti di denaro dalla finestra nella loro stanza, per tre notti. Per questo è venerato dalle ragazze e dalle donne nubili. Viene festeggiato il 6 dicembre.
Il santo oggi è
patrono di marinai, pescatori, farmacisti, profumieri, bottai, bambini, ragazze da marito, scolari, avvocati nonché delle vittime di errori giudiziari. È patrono inoltre dei mercanti e commercianti e per questo la sua effigie figura nello stemma della Camera di Commercio di Bari.
Nella provincia di
Trieste, nella parte nord-orientale della provincia di Udine e in tutta l'Alto Adige è una festa molto radicata nella tradizione, come in tutte le terre dell' ex Impero Austrungarico, i bambini scrivono una letterina a san Nicolò (o san Niklaus) che lasciano sul tavolo della cucina e la mattina dopo trovano la tavola con mandarini, biscotti, cioccolato, mandorlato e doni; però per i bambini bricconcelli si mette anche un pezzettino di carbone, che adesso è fatto di zucchero. In questa occasione a Trieste si canta la canzoncina:
« San Nicolòxè la festa dei scolarise i scolari no fa festaghe taieremo la testa. »
A
Bari il culto è molto sentito, e l'8 maggio si festeggia il santo con una prolungata festa che ripercorre l'evento della traslazione delle sue ossa nella città, trascinando una caravella sul lungomare.
A
Molfetta e Terlizzi (Bari) c'è una tradizione che ricorre ogni anno il 6 dicembre: si dice che durante la notte, san Nicola porti doni e dolciumi a tutti i bambini, che quindi ricevono il tutto la mattina del 6 dicembre. Nella stessa data viene festeggiato a Salemi (Trapani). A Ganzirri [4] (Messina) il santo viene festeggiato la seconda domenica d'agosto. La festa è caratterizzata da una spettacolare processione notturna di barche.
A
Lattarico (CS) la festa di san Nicola viene celebrata il 6 dicembre con la processione per le vie del paese.
Il culto di san Nicola fu portato a
New York dai coloni olandesi (è infatti il protettore della città di Amsterdam), sotto il nome di 'Sinterklaas'.
Dal
XVII secolo san Nicola viene considerato benefattore dei bambini: da allora esiste in molti paesi europei l'uso di mettere la sera del 5 dicembre gli stivali fuori dalla porta di casa in modo che il santo possa riempirli di noci, mandarini e biscotti. Questa tradizione è sentita anche in Italia a Belluno, nella povincia di Trieste, in tutta l'Alto Adige, Monfalcone( ex provincia di Trieste ), Bari e Gualdo Tadino.
In alcuni paesi dell'Europa orientale, la tradizione vuole che porti una verga ai bambini non meritevoli, con cui i genitori possono poi punirli
(from Wikipedia)



Una chiesetta a cui sono molto legata è quella dell'Abbazia di Piona sul lago di Como.

E' dedicata a San Nicola. A volte mi capita di voler essere lì.



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sabato 5 dicembre 2009

Buon Natale Signor Piccione

Buongiorno signor Piccione? Ha visto che bel sole quest'oggi?

Oh sì...è proprio una bella giornata...

Lei cosa farà per Natale?

Bhè io credo che me lo passerò a tubare con mia moglie...

Ma davvero? Ma che bella idea...Sa un po' la invidio...

Ma come signorina? Cosa dice? Le sembra un pensiero da fare...?

Bhè no, però a me il giorno di Natale mette strane sensazioni addosso...

Il giorno di Natale è un giorno che si riempie di significati...solo per le persone che ne sanno trovare...

Crede che non lo sappia? E' proprio questo il problema signor Piccione. A me non è dato volare se non con il pensiero, lei invece...

Io vorrei sapere volare con il pensiero, sa signorina?
Io non sono un falco, un'aquila, nè un tenero passero.
Non sono nobile, romantico. Non sono un cantante melodico, nè lirico.
Sono solo un ordinario uccello metropolitano,
sono solo un piccione. Faccio qualche volo,
combino qualche danno e mi ritrovo spesso in compagnia
di altri piccioni uguali a me, in cerca di qualche briciola
da beccare. Non sono mica tanto bello e
sembro un po' aggressivo ma anche stupido.
I bambini qualche volta hanno paura di me.
Ma io sono così, nessuno mi può cambiare...
Non faccio grande riflessioni, sa, mi annoio a pensare...
Preferisco farmi un volo...Ma poi il massimo che riesco
a raggiungere è il cornicione di un palazzo...

Bhè Signor Piccione non si lamenti, la prego.
Guardare la città dall'alto è incantevole.
In qualsiasi angolo, si scopre un tetto strano e
le forme delle case di notte sembrano scenografie
su un palcoscenico dai riflettori spenti...

Eh sì, lei è proprio una sognatrice...
Ma pensi concretamente a quanto sia fastidioso ripararsi
sotto una tettoia al quinto piano quando piove o nevica...

Ma sì certo che ci penso...ma lei invece pensi a quanto
sia romantico tubare con sua moglie
guardando le luci delle case accese, magari proprio
la notte di Natale, quando l'aria sa di amore puro...

Signorina, cosa c'è che non va?
Perchè preferirebbe un Natale senza pensieri?

Mah Signor Piccione non è che mi sia molto chiaro il motivo preciso.
D'altronde il fatto che ne parli con lei non è un sintomo di lucidità.
Non crede?! Però il Natale per me racchiude tanti sentimenti che non tutti
capiscono. Ho cercato di esprimerli spesso ma non ho mai trovato il canale
giusto per farmi capire dagli altri. D'altronde poi bisognerebbe condividere
il mio stesso spirito natalizio e questo non è scontato pretenderlo...

Ah bhè! Signorina, se cerca appoggio in me, si può certo scordare di convincermi
sul fatto che sia una festa ancora genuina e sentita da tutti.
Ma si guardi intorno, signorina!
Sono tutti indaffarati a cercare di riempire le tavole e
di procurarsi sollazzi speciali senza neanche saperne il perchè...
Anche chi le sta accanto non fa diversamente, purtroppo...
E lei da grande forse farà lo stesso…no?
Eppure, eppure...Nessuno è migliore o peggiore dell'altro, anzi...
Però signorina non è volando via che troverà conforto alla sua malinconia,
mi creda. Anzi, da lassù, dai cornicioni che dominano la città,
si sente tutto, ma proprio tutto e ogni voce arriva
a consolare le mie baritonali sofferenze
ma con un'intensità crudele che mi fa desiderare spesso
di lasciarmi cadere giù...
Una volta è successo, sa signorina...Non lo sa quasi nessuno...
Era notte ed ero terribilmente triste e solo.
Era la vigilia di Natale, giustappunto e
io non sapevo con chi passarla.
Fu un attimo, il cornicione è così piccolo
quando non si sa dove andare.
Mi buttai e sentii che attraversavo velocemente l'aria,
così velocemente
che mi pentii e cambiai idea subito...
Pochi metri prima di toccare l'asfalto,
battei le mie ali e mi risollevai.
Signorina, lei ha il pensiero per volare,
lei vola con le sue stesse passioni,
con i suoi sentimenti e con le sue energie.
Non si faccia portare giù
proprio da esse ma voli ancora più in alto,
più in alto di un cornicione.

Già...Buon Natale signor Piccione...

Buon Natale Signorina...


Per la foto si ringrazia Fotoreporter 2007
http://www.flickr.com/photos/12403715@N04/1553525190/?addedcomment=1#comment72157622816061637
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venerdì 4 dicembre 2009

Bentornato Natale

Oggi è Santa Barbara, dice Nicola Savino su Radio Dj.
Nevica in molte parti dell'alta Lombardia e anche su
altre parti del nord. A Milano piove e fa freddo.
L'umidità si annida tutta all'altezza dei miei
punti nevralgici, il dolore alla schiena e al collo
toglie il fiato, già poco. L'umore non è dei migliori,
per quanto mi faccia prendere bene dal clima natalizio.

Vorrei essere a New York in questo momento, essere uno
di quei bambini di 'Mamma ho perso l'aereo' che bisticciano
coi fratelli e aspettano i regali di Natale. Vorrei
essere in quella casa e fare dolci sotto la neve.
Camminare per Central Park e incontrare la Donna dei
Piccioni. Parlarle di me senza aspettarmi niente,
se non di essere giudicata per quello che semplicemente
mi ritrovo ad essere. Guarderei insieme a lei
lo sky- line della città da un punto alto accorgendomi che
una lacrima scende dai miei occhi. Brucia.

Gli alberi di Natale sono belli. Mi piacciano le luci.
L'atmosfera che ogni anno questa tradizione porta in città
è magica. Il consumismo purtroppo sfrutta il momento, ma
è parte di questa tradizione. I regali per i bambini, le
lettere a Babbo Natale (il mio nipotino ha scritto la sua prima
letterina),i dolci, le feste, i bigliettini d'auguri...
Poi le chiese e le candele, la notte della Vigilia e
il bene che vorrei esprimere a tutti.

Poi il Natale possiede un velo malinconico.
L'eterne incomprensioni tra famigliari, i litigi,
i distacchi e le persone che mancano, che non ci sono più.
E poi, la solita nostalgia della mia infanzia
quando ero solo una bambina che giocava ed era felice.

Non capivo ancora nulla. Osservavo solo le cose e mi
piacevano e mi piacevano e mi piacevano.
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martedì 1 dicembre 2009

Ancora sull'abitudine...

"Siamo così avidi che poche brame più ci tormentano,
quanto perdere la memoria di un nome, di un motivo
musicale. Sappiamo che, morti, dimenticheremo
tutti e tutto, persino noi stessi.
Tuttavia, ci sono insopportabili queste
minime morti quotidiane che sono la progressiva,
inesorabile dimenticanza di gran parte di ciò che
vediamo, udiamo, possediamo."

Mario Soldati, La giacca verde, 1948
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domenica 29 novembre 2009

L'abitudine

Amo scrivere e amo ascoltare le persone che leggono
le cose che scrivono. Amo vedere le persone
cambiare i loro abituali atteggiamenti chiusi e
diffidenti in situazione nuove ma divertenti.
Capisco allora il senso delle parole di Tolstoj
quando scrive che l'abitudine uccide la vita delle
persone. Gesti ripetuti e meccanicizzati fan da
sfondo alla nostra esperienza quotidiana, impedendoci
di vedere cosa c'è di veramente nuovo, cosa c'è di
veramente speciale nelle nostre esistenze.
Certo, non sempre possiamo aspettarci l'epifania
che ci apre la via alla consapevolezza, altrimenti
saremmo ancora vittime di un processo abituale, scontato
e schematico. Anche l'esperienza artistica ripetuta,
perenne, abituale ci porterebbe all'alienazione completa.
Questi due mondi convivono nella nostra mente per
darci la possibilità di evadere da una e dall'altra
a seconda dei momenti. E per fortuna, aggiungerei!
Anche nella vita quotidiana perciò dovremmo
cercare di non accontentarci di ripetere ad oltranza
determinate azioni, dovremmo evitare di rimanere
incastrati in una dimensione abitudinaria e
variare continuamente i nostri modi di fare,
i nostri modi di essere.
Un giorno mi è stato detto di non fare mai l'errore
di dare tutto per scontato. Io vi auguro di sentirvelo
dire in faccia perchè è sempre un ottimo scossone
e un'ottima sveglia...
Nulla è scontato e nulla dev'essere preteso
o atteso in modo abituale e inconsapevole...
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lunedì 23 novembre 2009

Awake di Jim Morrison...

SVEGLIO

Scuotiti via i sogni dai capelli
Mia graziosa bambina, dolcezza mia.
Scegli il giorno e scegli il segnale del tuo giorno

Il giorno è dinività
La prima cosa che vedi.

Una vasta spiaggia raggiante sotto una calma luna ingioiellata
Coppie nude corrono per il suo lato tranquillo
E ridiamo come teneri, matti bambini
Compiaciuti nella mente ovattata dell'infanzia.
La musica e le voci sono dappertutto intorno a noi.
Scegli, canticchiano, gli Antichi
Il tempo è nuovamente giunto.
Scegli ora, canticchiano,
Sotto la luna
Di fianco ad un lago antico.
Entra di nuovo nella dolce foresta,
Entra nel sogno erotico,
vieni con noi,
Tutto è disperso e danza.


Henri Julien Fèlix Rousseau, Il Sogno
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domenica 22 novembre 2009

Omaggio a...Marcel Proust

Ogni lettore, quando legge, legge sè stesso.
L'opera dello scrittore è soltanto una specie
di strumento ottico
che egli offre al lettore per permettergli
di discernere quello che, senza libro,
non avrebbe
forse visto in sè stesso.
(da Il tempo ritrovato, 1927)

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domenica 15 novembre 2009

Gli amici che ballano

Ci sono dei momenti in cui ti siedi e tutto si ferma un attimo.
Vedi questa immagine davanti a te, un'immagine che vorresti
fissare ma è continuamente in divenire.

I tuoi amici ballano tutti insieme, su un tappetto,
in un salotto bellissimo, con la musica a palla che tira fuori
ricordi, eccome se ne tira fuori. Si dimenano, si abbracciano,
si scaricano come possono. C'è chi improvvisa balletti arabi,
chi tira delle gomitate assurde, chi se ne frega di tutto, chi
si perde nella musica, chi suda. Volano schizzi di vino o alcool
e tutto scivola continuamente. Le loro facce sono felici,
i loro gesti fan pensare che nessuno di loro stia pensando,
che nessun problema o paranoia li blocchi. E' solo un momento di
euforia di un sabato sera molto carino che ricorda le feste del liceo.

Fuori fa freddo, dentro la casa invece c'è un calore fantastico.
Sono tutti lì, li vedo: chi conosco oramai da una vita e chi
sto ancora conoscendo, tutti insieme appassionatamente,
proprio come in un musical dove tutto è ballato e cantato.
Non riesco a non pensare a quanto siano belli, non riesco a non
essere felice che tutti siano così presi bene.

Sarà perchè sono alticcia, sarà perchè sono una sentimentalona,
sarà perchè ora ho la sindrome della zia Mariuccia,
o sarà perchè semplicemente mi piace cogliere
le cose dalle situazioni che vivo e in cui mi trovo,
ma penso che se morissi in questo momento,
me ne andrei felice, perchè in questo istante
vedo che stanno tutti alla grande
e che mi piacerebbe un sacco ricordarmeli immersi in
questa danza di musica e risate.

I miei amici...quante gioie e quanti dolori!
Quanti ricordi leggo in quei visi, in quei occhi...
Chissà cos'è che ancora ci lega così, a stare insieme
dopo tanto tempo. D'altronde non è poi così ovvio.

Siamo tutti lì e lì ci sono anche io. E vi osservo.
Serate come queste non le dimentico, non so perchè.



O forse sarà astinenza da Greese???
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sabato 14 novembre 2009

Il diario dei Goncourt ovvero le avventure erotiche dei grandi autori francesi

Il Journal, Memorie di vita letteraria dei Fratelli Gouncourt, tra i maggiori sostenitori della letteratura naturalistica teorizzata da Teine e Zola, è un lunghissimo diario che testimonia più di quarant'anni di pettegolezzi e notizie da salotto e vernissage. Opera dalle grandi dimensioni, scritta tra 1851 e 1896, è costituita da una serie di memorie, riflessioni e dialoghi sulla vita parigina.
Importante per definire orientativamente gli sviluppi generali della poetica ottocentesca, è anche un divertentissima lettura per scoprire le manie sessuali degli autori francesi della seconda metà d'Ottocento.

E vi assicuro che c'è da spisciarsi a leggere certe notizie, false o vere che siano, su certi autori...Infatti, se avete un po' di tempo, vi consiglio di leggere questo intervento. ( Ci arrivate solo dai Collegamenti esterni della pagina di Wiki,
http://it.wikipedia.org/wiki/Jules_de_Goncourt)


Io mi sono troppo divertita a leggere delle inclinazioni pederaste di T.Gautier, delle orge di G.de Maupassant, dello sperma creativo di H.de Balzac, della proverbiale infedeltà di Zola e delle sue strane eiaculazioni,( «…al tempo in cui incontrava tremende difficoltà a scrivere, gli capitava, dopo una mezz'ora di rifiniture intorno una frase, di eiaculare senza erezione.» AHAHAHAHHA! )e del fugace rapporto sessuale in un cimitero di Turgenev...
Che menti malate i letterati...aahahahahaah

Chapeau!
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venerdì 13 novembre 2009

Omaggio a...Luigi Russolo

Luigi Russolo, un pittore futurista degli inizi del 20° secolo, fu forse il primo artista noise. Nel suo manifesto del 1913, L'Arte dei Rumori, egli dichiarò che la rivoluzione industriale aveva dato agli uomini moderni una maggiore capacità di apprezzare i suoni più complessi.
Russolo riteneva che la tradizionale musica melodica fosse riduttiva e prevedeva che un giorno sarebbe stata sostituita dal rumorismo musicale. Egli progettò e costruì un certo numero di dispositivi generatori di rumore chiamati Intonarumori e li assemblò in un'unica orchestra. Una performance del suo Gran Concerto Futuristico (1917), andò incontro a forte disapprovazione e violenza da parte del pubblico, come Russolo stesso aveva previsto.

http://www.ubu.com/sound/dada.html

All'inizio l'arte della musica ricercava purezza, limpidezza e dolcezza del suono. Successivamente i diversi suoni sono stati amalgamati, assicurando che potevano, tuttavia, accarezzare l'orecchio con dolci armonie. Oggi la musica, in quanto diventa sempre più complicata, si sforza di amalgamare i suoni più dissonanti, strani e duri. In questo modo si arriva sempre più vicini al suono-rumore.
(dal Manifesto di Luigi Russolo)



Nella società moderna il rumore è un concetto esteso e complesso
che comprende sempre più significati, riconoscibili in ogni campo dell'esperienza
quotidiana.
Provare l'esperienza del rumore significa primariamente fastidio.
Il fastidio di essere colpiti da suoni violenti come un trapano o un clacson nel traffico della strada, il volume alto della pubblicità, il grido umano...
Secondariamente il fastidio diventa assuefazione.
Subentra l'abitudine.
Immersi in un continuo flusso di rumore, continuiamo
ad essere infastiditi da qualcosa che non riusciamo neanche più
a distinguere: è rumore. Una perenne nevrosi acustica mette in tensione
le nostre cellule acustiche.

La grezza critica del rumore però può indirizzarsi verso la formulazione di una
vera e propria estetica del rumore. E' così che nasce arte da qualcosa di brutto e fastidioso che assume un connottato estetico. Una sperimentazione artificiosa nello sconfinato mondo della dissonanza, dell'a-ritmicità, dei suoni dell'industria.

« Il rumore che è ancora incomprensibile è il rumore che abbiamo dato che cerca la più grande verità, celandosi dietro la più grande resistenza »
(Morton Feldman )

In musica, la dissonance è la qualità di suoni che costituiscono l'"instabile", e ha un fonetica di "necessità" per "risolvere" una "stabile" consonanza. Nonostante il fatto che parole come "spiacevole" e "reticolo" siano spesso utilizzate per descrivere il suono di dura dissonanza, di fatto tutta la musica con un armonico o una base tonale - anche la musica che è generalmente percepita come armonica - incorpora un certo grado di dissonanza.

In elettronica il noise può far riferimento all'elettronica corrispondente al segnale di rumorosità (in un sistema audio) o un'elettronica corrispondente al segnale (visivo) del rumore comunemente considerato 'bianco' su una televisione o su degradate immagine video. In elaborazione del segnale o del calcolo possono essere considerati dati senza significato, che sarebbero, dati che non vengono utilizzati per trasmettere un segnale, ma semplicemente come un prodotto indesiderato prodotto da altre attività. Il noise può bloccare, distorcere o modificare il significato di un messaggio in entrambe le comunicazioni, umana ed elettronica.
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venerdì 6 novembre 2009

Slumdog Millionaire

Ore 14 di un venerdì di novembre, il trapano nella testa,
la voglia di sonnecchiare, il dover uscire tra poco e il
grigiore del cielo, incerto sul da farsi. Ieri sera, avevo
bisogno di staccare un po' e guardarmi un bel film.
Avevo da vedere da esattamente 2 mesi, The Millionaire!

Bellissimo film, davvero. Mi piace molto l'uso del
flash-back, questo incessante andirivieni tra passato e
presente scandito dalle domande del famoso gioco a premi
Il Milionario. Format esportato in tutto il mondo,
in India come in Italia il quiz si guarda per 'evadere'.
Però da questa faccia dell'India il programma è
visto come un sogno di ricchezza che possa
liberarti dall'amara miseria di Mumbai, la ex-Bombay.
Nascere negli slum significa molte
cose, prima di tutto imparare e conoscere dalle
disgrazie della propria vita, dagli incontri con le
persone, dai momenti difficili e dalle situazioni
di stento e povertà. Imparare ad arrangiarsi,
sempre, senza smettere di amare, senza
arrendersi mai. Perchè quando qualcosa è scritto,
è scritto.

D: It is written



Colonna sonora davvero grandiosa...E grande Danny Boyle, sempre una certezza!
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lunedì 2 novembre 2009

Omaggio a...Alda Merini

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenare tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.



Il primo novembre 2009, a Milano si addormenta
per sempre
una grande poetessa che ha saputo comunicare
a tutti e con tutti.
Addio Alda, avrei voluto conoscerti anche io.

Qui troverete un racconto importante...
http://soldatorock.blogspot.com/2009/11/il-direttore-di-giornale-racconto-su.html

E qui una sua bellissima poesia su Milano...
http://meltingminds.blogspot.com/2009/11/omaggio-ad-alda-merini.html

Questo è l'amore che provo per Milano...ma lei è riuscita ad esprimerlo...io sono ancora molto lontana dal riuscirci...

Il poeta è sempre in vacanza. Ed è contro le vacanze. Per questo, anche d' estate rimane in città. Alle ferie d' agosto preferisce le passeggiate languide lungo i canali. Piuttosto che in un confortevole albergo ama riposarsi nel disordine di casa sua. Le vacanze le trascorro da sempre nella mia casa sui Navigli, rimpiangendo Patty Pravo e ascoltando «Mille lire al mese». In quale posto potrei stare meglio che qui? Tra queste mura sono nati i miei figli e le mie poesie.Sono un' eremita nata, la casa è il mio rifugio. Ho sempre sognato di vedere un giorno, attaccata fuori dalla porta, una targhetta con su scritto: «Qui è nata e vissuta Alda Merini». Sarei stata più felice solo se a questa casa avessero lasciato la vecchia muffa, le pareti scrostate, il suo passato. Invece anche qui hanno passato la vernice nuova e i vicini di un tempo non ci sono più. Ora ho una casa tutta «leccata», senza raucedini. Intorno a me neanche un colpo di tosse catarrosa, solo giovani belli e intelligenti. Neanche un cretino. D' estate, poi, tutti via. A farmi compagnia rimangono i preti giovani e bellissimi che passano tutti i giorni a trovarmi. Mi regalano felicità e impulsi creativi, con il caldo l' ispirazione si affievolisce. Esco di rado, per andare al Duomo o davanti al Castello Sforzesco. Rimango lì per ore e ore.Mi immedesimo in Pia De' Tolomei, la suggestione è grandissima. Le trattorie mi annoiano oramai, si mangia pesante. Le ho girate tutte. Ho cenato con piatti di gnocchi, di risotti, di ossibuchi con polenta. Ora non ne ho più fame. Sono un cuor contento, mi basta stare qui con dieci ventilatori a guardare i miei Navigli. Il mare lo vedo in televisione e mi piace molto. Non so nuotare, mi sarebbe piaciuto imparare. Alle spiagge assolate ho sempre preferito la montagna. Ho fatto qualche scarpinata in Val d' Aosta, sono una provetta scalatrice. Ma ogni volta che sono partita ho sognato la mia città. E' bellissimo tornare a Milano, di notte. Si potrebbe lasciarla per sempre solo per andare in Paradiso. Ma forse desidererei, anche da lì, la mia casa.
Alda Merini
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domenica 1 novembre 2009

Trainspotting: guardare i treni che passano

Sedute sulla panchina una giovane e una donna matura
aspettavano il loro treno. Guardavano il paesaggio.
La loro infanzia si stagliava su quell'orizzonte
di campagna, oramai quasi dimenticato.
I binari erano scie fredde di metallo, in quel
pomeriggio del 31 ottobre. La stazione di Secugnago
era piccola e disabitata, nessuna biglietteria e
nessun segno di presenza umana. Credo che lì,
al calare della sera, nessuno si sarebbe
sentito al sicuro. Passò un treno merci, sui suoi
vagoni legno e ferro. La velocità sconquassò
l'aria. Vento.

Il sole era calato, i ricordi si erano annidati
tra i capelli. Le cascine erano casolari vecchi e
nuovi che riportavano indietro nel tempo, quando
lì qualche conoscente viveva i suoi giorni
senza pensar troppo all'avvenire.
La giovane vide delle galline sul ciglio della
strada. Vicino all'erba del fosso, prendevano
un po' di quel sole pallido, ormai novembrino.
La piazza del Municipio le ricordava le passeggiate
nel paese alla domenica mattina e le serate
delle giostre in quei lontani settembre.

In quel luogo ormai tutto era ancora più tranquillo,
più di sempre, tutto più piccolo e silenzioso.
Quasi mute in apparenza, le immagini di quel luogo, in verità,
le sapevano comunicare profondamente la sua infanzia,
le facevano venire alla memoria tutta una serie
di flash sulla sua vita: le biciclette, i ruscelli, i campi,
gli acquedotti, i passeri e le foglie rosse di un rampicante.
In quel luogo ormai non c'erano che lontani ricordi
di persone che se ne erano andate ma che non era
impossibile ritrovare e, ben lo sapeva, la donna
affianco alla giovane anch'essa colma di pensieri,
ricordi e malinconie.

Una piccola necropoli sorgeva in mezzo ai campi di
granoturco. In quel momento dell'anno però il
granoturco non c'era, era già stato falciato via.
Così sembrava tutto un po' più desolante, ma era
solo un impressione momentanea. Prevaleva il
senso della natura. I fiori erano tantissimi in
quel cimitero, erano addobbi gioiosi su tombe di marmo.
Le persone erano affaccendate a sistemare quei
luoghi freddi e anche un po' tristi, ma quel giorno
era come se lì vi fosse una specie di festa,
come se momentaneamente non si sentisse tristezza,
almeno per un giorno.
La giovane posò un vaso di girasole. Accarezzata fin dal
risveglio da un senso di gratitudine verso la vita,
quella mattina aveva deciso di lasciare un segno su quella
tomba. Essi erano angeli protettori per lei.
Decise allora di assemblare un piccolo vaso con della sabbia
di Sardegna, ancora mista a piccole conchiglie,
e un girasole colto dalla sua vita,
il suo simbolo di gratitudine nei loro confronti.

Le strade erano un fiume di pace e malinconia.
L'aria sapeva di legno affumicato. Arrivavano
dal terreno strani odori di letame ed erba,
di camini accesi e di bucato steso all'aperto.
Alcune insegne di bar o negozi ricordavano
alle due donne che quelli erano i luoghi
frequentati da tutte quelle persone
che non c'erano più, ma che lì erano sempre
vivi, vivi nei ricordi di chi gli voleva bene.

Qualcosa era cambiato ma la maggior parte
delle cose sembrava avvolta da uno
strano velo magico che manteneva intatto
il passato.

Questo il potere dei treni, condurre
avanti e indietro nello spazio sì,
ma anche nel tempo.

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sabato 31 ottobre 2009

Bilancio settimanale




Questa settimana termina con questo 31 ottobre,
la notte delle zucche dal ghigno malefico,
la notte degli spiriti irrequieti e delle tombe
che si schiudono...L'ultimo giorno di ottobre e poi
novembre e novembre significa profondo inverno...
Ci risiamo, anche quest'anno! Il mese più brutto
dell'anno...

E'stata una settimana importante. Tornare da Venezia
con quelle immagini negli occhi mi è servito
a prendere le cose con una tranquillità di cui
avevo bisogno. Il mare mi ha proprio rilassato
entrando dentro e rilasciando energie positive.

Mi sono resa conto di quanto sia facile perdere
la concentrazione e quanto non sia semplice
ricrearla.

Questa settimana è stata molto importante per me.
Lo sapevo che lo sarebbe stata...
Due incontri importanti, due macigni in meno
sullo stomaco e tanta serenità in più.
La chiarezza è sempre una condizione
importante per una persona.

Questa settimana si conclude al cimitero,
questi sono i giorni dei defunti, dei fiori sulle
tombe, del pane dei morti, delle malinconie
novembrine.
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martedì 27 ottobre 2009

Margini

Forse ero affetta da sentimentalismo melenso.
O forse non riuscivo ad esser me stessa.
Non sempre. Non spesso. E la persona che
più di tutte doveva capirmi, forse non mi capiva.
Almeno io sentivo questo. Per quello ho trovato
conforto nel margine. Ho fatto esperienza di
centro e di margine. Ancora oggi non capisco
quale sia il punto di vista migliore.
Forse la giusta alternanza, comunque
non facile da sintetizzare in un'unica visione.
Questioni di punti di vista. Esperimenti su sè
stessi...Ma quando conosci il margine,
non torni indietro...
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domenica 18 ottobre 2009

Omaggio a...Eugenio Montale

REALISMO NON MAGICO

da Satura II


Che cos'è la realtà

il grattacielo o il formichiere
il Logo o lo sbadiglio
l'influenza febbrile
o la fabbrile o quella
del psicagogo

Che cosa resta incrostato
nel cavo della memoria

la cresima, la bocciatura,
il primo figlio ( non ne ho ),
le prime botte prese
o date,
il primo giorno ( quale? ),
le nozze, i funerali,
la prima multa, la prima
grossa impostura,
la sveglia da cinque lire
a suoneria
o l'altra col ghirigoro dell'usignolo,
la banda dell'Acquasola,
la Pira (La) non accesa ma a bagnomaria
tra le dolci sorelle
dell'Istituto di Radiologia,
le visite e la morte della zia
di Pietrasanta
e tanta
e tanta e troppa roba, non so quale

Che cosa di noi resta
agli altri
(nulla di nulla all'Altro)
quando avremo dimesso
noi stessi
e non penseremo ai pensieri
che abbiamo avuto perchè
non lo permetterà
Chi potrà o non potrà,
questo non posso dirlo.

Ed è l'impaccio,
la sola obiezione che si fa
a chi vorrebbe abbattere il feticcio
dell'Inutilità.
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mercoledì 14 ottobre 2009

Riflessioni sulla FINESTRA in Mario Soldati

Ortega Y Gasset: riflessioni sul rapporto tra quadro e finestra
"Il quadro è un'apertura di irrealtà che avviene magicamente nel nostro ambito reale. [...] la cornice ha qualcosa della finestra, così come la finestra ha molto della cornice. Le tele dipinte sono buchi di idealità praticati nella muta realtà delle pareti: brecce di inverosimiglianza a cui ci affacciamo attraverso la finestra benefica della cornice. [...] Quando guardo questa grigia parete domestica, la mia attitudine è, per forza, di un utilitarismo vitale. Quando guardo il quadro, entro in un recinto immaginario e adotto un'attitudine di pura contemplazione. Sono dunque, parete e quadro, due mondi antagonistici e senza comunicazione. Dal reale all'irreale, lo spirito fa un salto, come dalla veglia al sonno. L'opera d'arte è un'isola immaginaria che fluttua, circondata dalla realtà da ogni parte".


"Ma l'incanto immobile e silenzioso che la vista di quei backyards mi aveva dato dalla tua finestra, aumentava, s'apriva e svolgeva, man mano che io procedevo tra i comignoli calpestando quella che mi era a tutta prima parsa una prospettiva impraticabile e quasi dipinta.

Non era più l'incanto che mi aveva preso alla gola il primo momento, quella sensazione viva, pungente, inarticolata, inspiegabile, senza pensieri nè sottopensieri, che mi aveva costretto a sedermi al tuo scrittoio e a buttar giù il disegnino. Era un'altra cosa. Ognuna di quelle facciate grigie, bianche, rosso cupo, catrame, era una casa, e ognuna di quelle case doveva racchiudere, benchè, com'è naturale in Inghilterra, non ne apparisse fuori alcun segno, una vita, mille vite. Dietro ognuna di quelle finestre ermeticamente chiuse ed enigmaticamente tese di cortine ricamate, si agitavano, o per lo meno, agitavano i loro pensieri, uomini, donne, mariti, mogli, ragazze, vedove, bambini. Fuori non appariva nulla. Ed era questo che incuriosiva e imprestava a quelle costruzioni, che un italiano portato qui di peso da Chiaia o da Sottoripa giurerebbe disabitate, un mistero, una forza, e come la certezza di una vitalità portentosa."

(Mario Soldati, La finestra, Palermo, Sellerio Ed., 2005)

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lunedì 12 ottobre 2009

Volte trecentesche

E' sera, una sera di ottobre molto strana,
fredda, ventosa e tersa. Il cielo sembra
disegnato da un'artista trecentesco, sulla
volta di una cappella di qualche ricco
committente. Me lo immagino osservare
il suo capolavoro come se fosse la prima
e ultima volta che vede un cielo stellato.

Le ossa sono prese da uno strano torpore
autunnale, un misto tra febbre, stanchezza
e euforia. Da dove arriva questo vento?
Perchè soffia così forte? Cosa cerca?

Era una giornata di sole limpido e irreale.
I colori avevano qualcosa di eccessivamente
vivo. Una pianta che cade, un albero ricurvo
e il freddo serale. Il tempo passava anche
quell'anno, tutto sembrava un po' più
bello però...
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sabato 10 ottobre 2009

Sangria Baby!

Vorrei riuscire a far capire
alle persone che non sono solo una
faccia imbrociata e che pensa sempre
ad altro, a volte anche io vorrei
saper dire stronzate, lasciarmi andare
proprio tra le persone che mi
conoscono di più. Invece mi
sento come imbarazzata, da cosa, non lo so.

Vorrei che mi passasse subito lo scazzo
del sabato sera che puntuale arriva
quando non si sa che cazzo fare
e fondamentalmente non c'hai voglia di far
un cazzo e sei preso male, da cosa, non so.

Vabbhè sangrìa e buona compagnia!
Ottima soluzione, direi...

Lampo geniale e sorriso...Tutto passato!
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martedì 6 ottobre 2009

Esseri poliedrici: Mario Soldati

Incredibile come un uomo possa essere
pieno di energie e risorse creative!
Certi personaggi della nostra cultura mi
impressionano davvero molto per la
loro poliedricità.
Prendiamo, per esempio,
Mario Soldati: un uomo, a testimonianza di
molti amici, solare e perennemente
a suo agio con la vita.
Fu innanzitutto insegnante di letteratura
a New York presso la Columbia University,
tra il 1929 e il 1931. Poi lo ricacciarono
a casa perchè anti-fascista.
Un'antifascista, in quei tempi, non poteva
insegnare e così, per un periodo, abbandonò
la sua cultura umanistica per lanciarsi
in un mondo nuovo: il cinema.
Bisogna però precisare che Soldati si era
specializzato in Storia dell'arte perciò
aveva già una certa dimestichezza ottica
e una passione per l'immagine che lo vedeva
spesso a contatto con alcuni gruppi artistici,
come il Gruppo dei sei.
La carriera cinematografica di Soldati
attraversa alcune difficoltà iniziali, ma
grazie all'allora presidente della Cines
Pittaluga
, Emilio Cecchi,
diventa sceneggiatore di molti film.
Più tardi, passa dietro alla macchina da presa
e gira 28 film, nei quali lavora su soggetti
che poi si ritroveranno nella sua narrativa.

Quindi, anche per questo scrittore, come
per Pier Paolo Pasolini, si tratta di un
costante rapporto tra letteratura e cinema.
Interessante, poi, come Soldati intraprenda
anche la via televisiva, proprio agli
inizi della televisione italiana.
Lanciò un genere di trasmissione, all'epoca,
molto innovativo: il giornalismo etnografico.
Viaggiando per l'Italia,
fece conoscere ai telespettatori,
luoghi ancora sconosciuti descrivendoli
attraverso i loro prodotti tipici
e i loro paesaggi incantevoli.

Soldati, fu un grande scrittore.
Uno dei migliori del Novecento.
La sua narrativa è un concerto di voci
che raccontano esistenze ambigue e
contradditorie. Il tutto appare, però,
magnificamente in equilibrio, come se
a nessuno importi tanto della verità.
Neppure allo scrittore o al narratore.

Si afferma così una poetica della maschera,
memore della lezione pirandelliana e
un misterioso intreccio di punti di vista
falsati che rintracciano un'umanità
sfuggente, proprio nell'essere umana.

I racconti che ho da poco letto mi
sono piaciuti molto. Sono davvero
opere originali, apparentemente
leggere, ma gradevolissime.
Ve le consiglio:
La giacca verde, 1950
La finestra,1950
Il padre degli orfani
,1950

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lunedì 28 settembre 2009

Il tabaccaio.

Il mezzo busto di quell'omino piccolo e anziano
aveva rappresentato il compimento di una delle
più grandi trasgressioni compiute contro la mia
famiglia. Quasi ogni giorno, eccetto la domenica,
da quando ebbi 14 anni, varcando le soglie
dell'adoloscenza isterica così come quelle del suo negozio,
quel signore mi vendeva il vizio più stupido
di questo mondo in ridicole scatole sempre
più assomiglianti a casse funebri.
Un sarcastico ammiccamento dell'oggetto sulla fine
che farò!
Quante volte, mi chiedo, sarò entrata in quel
tabaccaio? Vicino a casa, ogni volta che uscivo,
mi ritrovavo, a tu per tu, col viso del tabaccaio,
sempre un po' scuro, nel fiero atteggiamento
dei signori di una certa età, che non ti devono
niente. Mai.
Il semplice, meccanico e iterato scambio di soldi
per un pacchetto di Marlboro Light da 10,
tra me, giovane sbarbatella in via di sviluppo,
e lui, tabaccaio di fiducia di questa zona,
non ci impedì di entrare in confidenza.

Allora, dopo che per un po' di anni,
l'unico scambio di battute fu, tutti i santi giorni,
piovesse, nevicasse o tirasse bufera:"Salve...",
con quell'aria un po' impacciata
tipica dei ragazzini che entrano in tabaccheria
le prime volte, sapendo che stan facendo
qualcosa di trasgressivo,che li fa sentire più grandi,
più fighi, ma nello stesso tempo,
temono di aver alle spalle qualche spia
dell'FBI pagata dai genitori.
"Prego...", mi diceva lui, senza lasciar trasparire
nessun segno di gentilezza o di severo giudizio morale
nei miei confronti, un po' come se non gliene fregasse
assolutamente di vendermi nicotina, seppur fossi così
giovane. Il che mi faceva sentire meno in colpa.
Io: "Malboro Light da 10...", secca, decisa e convinta
della mia scelta, manco avessi firmato un contratto
a vita con la Marlboro.
Rapida operazione di scambio:
passaggio del pacchetto-bara targato Marlboro,
consegna lire e "Grazie e arrivederci!".
Uscita in fretta dal negozio, sfilavo la mia
sigaretta, fuoco e fumo, unico tepore invernale,
mentre me ne andavo a scuola.

Negli anni scoprii che la ragazza che stava a fianco del
tabaccaio, alla ricevitoria dell'Enalotto, era sua figlia.
Si assomigliavano. Ebbe l'iniziale atteggiamento del padre:
entrambi si dimostrarono schivi e indifferenti, quasi non curanti
della mia quotidiana presenza nel negozio.
Adoro queste persone perchè, in certo qual modo,
sono le più difficili da conquistare e da conoscere.
Essi lavoravano sempre nella stessa posizione,
in quel piccolo negozio in cui tutto sapeva
di vecchio, dalle piastrelle a pois marroni,
al mobilio di quarant'anni fa, alle vetrine kitch
in cui erano esposti oggetti kitchissimi per il
fumatore. Tutto era impregnato di quell'odore
che si sentiva nei bar di paese, mentre da una parte
il nonnetto ex alpino sbevazzava un bianchino
alle 11.30 del mattino, dall'altra si annusava
lo zuccheroso e posticcio profumo dell'incarto
di caramelle.

Nel corso della mia vita da fumatrice, divenni grande,
o meglio, rimasi la stessa idiota schiava del fumo,
e senza accorgermene quel negozio divenne una
tappa quotidiana delle mie giornate, e quei
due iniziarono persino ad assumere tratti di
familiarità. Mi resi conto che mi faceva piacere
intrattenermi a scambiare quattro chiacchiere con loro.
Erano gli unici con cui non mi vergognavo
di andare oltre al semplice acquisto.
Chiedevo loro come stavano, raccontavo come
procedevano i miei studi e, prese le mie sigarette,
auguravo loro di passare una buona giornata.

Le strade sono piene di negozi ma
la città non favorisce i rapporti umani.
Esistono ancora ben poche realtà di quartiere,
ancora pochi sono gli appuntamenti quotidiani
coi soliti negozianti, sempre tutti di fretta,
chiusi nelle proprie ansie, non disposti
a fermarsi un secondo per vedere con chi si
a che fare tutti i giorni.
Dietro all'anonimato si nasconde la nostra
meschinità, la nostra piccolezza.
Non da umani, ma da formiche, a volte, ci
comportiamo.

A fine settembre dell'anno scorso andai
in vacanza a Bormio con le mie amiche.
Fumatrici turche anche loro, decidemmo
di farci una capatina a Livigno, il paradiso
fiscale della Valtellina, principalmente per
comprarci una bella stecca di sigarette a
metà prezzo e per almeno un mese, fui a posto.
Fino a quando anche la stecca finì.
(L'esperienza del fumatore con il concetto della
fine è molto frequente;
nonostante questo persiste nel ricercarla,
quasi fosse una morbosità perversa e sadomasochistica.)

Tornai, allora, dopo un mese che non lo facevo più,
a procacciarmi sigarettine,
dal mio rivenditore di fiducia.
Era novembre e sicuramente pioveva,
l'anno scorso, infatti, fu un autunno piovoso e
grigio. Stranamente vidi che qualcosa era cambiato.
Certamente non l'arredamento, non lo stile,
non la disposizione degli oggetti e del banco,
ma la ragazza! Ecco, la ragazza non stava più
là in fondo, ora era suo, il mezzo busto
col quale interagivo.
Fui una delle prime volte che la vidi bene
in faccia. Aveva tratti molto comuni,
resi ancora più anonimi dalla semplicità
con cui si mostrava e si abbigliava.
Capelli e occhi scuri e carnagione molto pallida.
Un semplice incontro di sguardi
mi servì per scorgere un po' di tristezza
e ancora più breve fu l'attimo
in cui mi chiesi perchè
fosse lei lì e non suo padre, ma il tempo
di uscire e accendermi la consueta sigaretta,
e smisi di pensarci.
Ma suo padre non lo vidi mai più,
solo lei a riempire entrambe le posizioni,
quelle della tabaccheria e più in fondo
della ricevitoria, dove ora siede sempre
anche una signora anziana.
La madre della ragazza, vestita sempre di nero,
a volte cuce qualcosa, a volte sembra spaesata,
a volte snocciola pillole di sapere popolare,
ma ormai è sempre in negozio a farsi
passare più in fretta le giornate.

Ieri sera, stavo tornando a casa quando
per la prima volta, ho visto la tabaccaia
e la madre fuori da quel negozio.
La prima volta che la vedevo a figura intera,
attraversava la strada e veniva verso di me
con la madre a braccetto.
Fino all'ultimo, ho cercato di evitare
l'incontro di sguardi, finchè è stato
inevitabile.
Mi è uscita la solita domanda che mi fa piacere
farle: "Come va?!".
E lei, con gli occhi un po' rossi e un'alzata
di spalle mi ha risposto: "Non bene, ma passerà!".

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sabato 26 settembre 2009

Sempre io


Amo sempre dire che sono cambiata.
Forse solo perchè lo vorrei aver fatto veramente,
invece mi rendo conto che sono sempre la stessa.
Le cose si ripetono in modo ciclico
e non vorrei che tutto sembrasse malinconico.

Le relazioni umane complicano il tragitto,
i rapporti scatenano i problemi,
ognuno pensa,pensa,pensa...

BHoooooooooooo...
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venerdì 25 settembre 2009

Adulti

Giocavo con il mio nipotino più grande

a biliardino e ping-pong...

Mi sono accorta quanto sia strano essere

grandi: sai già tutto, fai le cose come un essere

automatico, non ti blocchi a fissare il vuoto

fantasticando chissà cosa...


Quanto è noioso essere adulti....

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mercoledì 23 settembre 2009

Buonanotte...

Un'altra avventura dietro l'angolo...
Svolazza ancora un'odiosa zanzara, ricorda
l'estate ormai passata, anche se ronza ancora
nella mente...
Odio le notti prima di un nuovo lavoro...
Non sai mai cosa ti aspetta...
Mi sento inscura di tutto, anche se dovrei
star tranquilla...
E' che sono curiosa, intesita e eccitata, tutto
contemporaneamente...
E non vedo l'ora che sia domani sera...

Ho sonno però..
Scappo a letto, buonanotte BHO...BLOG!
Buonanotte a voi che mi volete bene
e che mi leggete dai vostri pc e anche a quelli
che non me ne vogliono, ma che passano lo stesso
da qui...
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martedì 22 settembre 2009

La perfezione?


Non importa, alle volte, che tu stia facendo

le cose alla perfezione, importa innanzitutto

che tu le stia facendo, poi la perfezione

è un'alchimia che vien da sè...

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lunedì 21 settembre 2009

Stand by me

25 febbraio 1999
h.20,10
luogo: la mia stanza
tratto da: Diari, febb.-giu.1999

I parte
Ciao Manu, che giorno strano!
Oggi sì, è stato proprio un giorno molto strano!
Strano e piuttosto depresso...
La prof. mi ha interrogato in grammatica.
Io sapevo veramente tutto, avevo studiato e mi
sentivo preparata. Ma, durante l'orale balbettavo,
non capivo più niente!
Così, ho preso uno scarso Buono, e la Spelta
mi ha detto che non capisce perchè ho problemi
nell'esporre, mentre nella forma scritta vado molto
meglio! Così, non ce l'ho fatta, sono scoppiata a
piangere, ma non davanti a tutti.
Ero proprio a pezzi e ancora adesso, sebbene mi
sia ripresa, mi sento un po' giù.

II parte
Comunque, oggi pomeriggio sono andata al corso di
Latino con G***.
Alle h.17 siamo uscite e, in parte, ho realizzato
un mio sogno. Io e lei abbiamo incominciato a
camminare verso l'infinito, continuando ad andare
avanti, con le nostre gambe, senza sapere dove andare,
senza sapere dove fosse il traguardo.

Abbiam discusso molto sulla vita:
di cosa sia e perchè sia così crudele...
Vogliamo partire, andarcene da qua e avere un pianeta
tutto nostro dove poter stare in solitudine, sempre,
anche se non ci è concesso, incatenate ad una sporca
città.
Proseguendo per la nostra strada, siamo
arrivate alla "Forza e Coraggio", la palestra
dove questo pomeriggio Astrid faceva un saggio.
Così siamo entrate ma era tutto finito, così dopo
aver guardato l'orologio, ci siam accorte che erano
già le h.18,20! Eravamo lontanissime da casa,
a piedi e in un esorbitante ritardo!
Così, preoccupate di come avrebbero potuto
reagire i nostri genitori, ci siamo catapultate
a casa, con passi veloci.
Avevamo parlato e pensato per tutto il pomeriggio
su quanto fosse ingiusta la vita e su quanto
le persone siano ormai così intente a guardare
l'aspetto esteriore, la confezione delle cose e
delle persone, anzichè preoccuparsi del prodotto,
di quello che c'è dentro, che è sempre la
parte migliore!


Stavamo passando il ponte di v.Ripamonti (non so
se si chiama così) e intorno a noi il cielo incominciava
a rabbuiarsi e le pennellate di rosso, arancione e giallo
del tramonto si sfumavano ad ovest.
Sempre ad ovest, molto,molto più in alto,
Venere e Giove s'incontravano.
Che strano!
Eravamo in ritardo, anche di molto, probabilmente
i genitori a casa ci avrebbero fatte nere e
mancava ancora molto per arrivare, ma ci siamo fermate.
Abbiamo guardato quanto sarebbe stato bello nascere raggio
di sole e mescolarsi con i colori del cielo.
(...)
Questo naufragare nell'infinito è stato proprio dolce!


[Stand by Me - Ricordo di un'estate è un film statunitense del 1986 diretto dal regista Rob Reiner. Tratto dal racconto Il corpo di Stephen King (nella raccolta Stagioni diverse, edita in Italia dalla Sperling & Kupfer), si ispira, nel titolo, alla celebre canzone di Ben E. King, che accompagna i titoli di coda. La traduzione del titolo originale potrebbe essere "Stai accanto a me" o "Stai dalla mia parte". Vi hanno partecipato Wil Wheaton, River Phoenix, Kiefer Sutherland, Jerry O'Connell, Corey Feldman, John Cusack e, unico attore allora noto, Richard Dreyfuss.]
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sabato 19 settembre 2009

Il sabato del villaggio.

Il sabato del villaggio suonava
come una vecchia melodia, sempre sentita
da generazioni e generazioni cresciute lì,
tutt'intorno...

Le strade alla mattina erano vuote e
assolate. I cancelli chiusi si dipingevano
da soli senza chiedere la mano di nessuno.

E nessuno era pronto a prendere il pennello
in mano, nessuno era uscito di casa di fretta,
nessuno si era vestito con le prime cose che
gli erano capitate in mano...

I marciapiedi erano morbidi e allegri,
intorno ad essi solo tanta erba verde,
settembrina, erba selvaggia dalla quale
si distingueva il profumo di finocchio,
sempre selvatico e umido.

Le vecchie signore si prendevano un caffè
al tavolino del bar sotto casa,
mischiando risate felici a zucchero di canna.


Le campane rintoccavano le mezze ore
che come fette di torta uscivano, armoniose,
dal forno delle nonne col grembiule
a fiori piccoli e scuri.

Le tazze stavano tutte eleganti e composte
nelle loro credenze: aspettavano solo
di essere servizievoli coi loro bevitori...
Per alcuni il sabato mattina sapeva di
caffè latte caldo e dolce, inondato da
brioches alla marmellata.

Il passo composto della giovane signorina
ricordava quello della donzelletta che vien
dalla campagna e che si prepara
alla sua sera di festa nel villaggio...
Il suo verde manto l'avvolgeva inutilmente
in un tepore da pentolaccia piena di
zuppa e minestra alle verdure, tagliate in
pezzettoni quadrati e arancioni...
La sua forma, nel complesso, assomigliava
a quella di un felice fascio d'erba
appena falciato...














(da Giacomo Leopardi:
La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.)
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venerdì 18 settembre 2009

Il tempo del raccolto...e della nuova semina!

Là fuori piove, là fuori si annusa già uno strano
odore di autunno. Il buio è bagnato e le luci
dei lampioni ricordano che le giornate
si accorciano ogni giorno che passa.

Si mischiano sensazioni strane dentro me.
Si allacciano sentimenti passati con situazioni
nuove e situazioni nuove con sentimenti
vecchi. A volte sento un po' di onde anomale
sotto di me, sembra che stia per cadere in
acqua ma poi torno in equilibrio e sorrido,
serena, libera, sicura.

Sembra incredibile tutta questa acqua,
questa fresca aria che entra nelle maglie,
sconfina sulla pelle...
Sembra incredibile dopo tutti quei giorni di agosto,
asfissianti, infiniti, silenziosi, calmi, quasi eterni.

Un altro anno si sta lentamente avvicinando.
Vedo le faccie delle persone intorno a me:
qualcosa sta cambiando...
Il tempo a forma di Orione si fa sabbia
dorata che si accumula, per poi di nuovo
sgranellarsi poco a poco, attimo dopo attimo...

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martedì 15 settembre 2009

Omaggio a...Corrado Alvaro, scrivendo si trova la via

Corrado Alvaro è un interessante scrittore calabrese
nato sull'Aspromonte e vissuto in giro per l'Italia e
per il mondo. La sua carriera ha inizio nel 1916 come
giornalista prima del Resto del Carlino,
poi del Corriere della Sera, de Il Mondo e de La Stampa.
Antifascista nell'animo, scrisse poesie, racconti e romanzi:
Poesie Grigioversi nel 1917, L'uomo del Labirinto nel 1926,
Gente in Aspromonte nel 1930, Quasi una vita nel 1950
e molti altri ancora.
La sua poetica è interessante perchè fa dialogare due
punti di vista molto contradditori.
Da una parte, Alvaro sposa la visione dell'intellettuale
borghese che vive in città, che coglie la realtà nella sua modernità,
nel suo progresso ma anche nella sua alienazione;
dall'altra serpeggia il costante legame con la terra natìa,
con la tradizione rurale da cui proviene, dall'arcaico passato
della sua memoria, ormai però polverizzato.

Propongo qui un brano da Quasi una vita:

"Avevo sempre avuto una vocazione di scrittore ma
non ebbi mai il modo di perseguirla.
In questa vacanza forzata, non potendo far altro mestiere
perchè non sonoin regola con la società, mi metto a scrivere
un racconto dietro l'altro tutte le settimane,
e lo spedisco alla Stampa che lo pubblica
quando non è impedita da giornali zelanti.
Avevo sempre esitato a fare lo scrittore.
Mi pareva di non aver niente da dire e conosco la mia poca preparazione morale e di cultura. Incontri decisivi non ne ho fatti che dopo i 2o anni e ho perduto gli anni più preziosi per avvicinarmi ai grandi modelli, dai quindici e i vent'anni.

Sono d'una generazione spiritualmente denutrita.
MA SCRIVENDO SI TROVA LA VIA,
come scavando, si trova l'acqua."

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domenica 13 settembre 2009

The cube










Ho immaginato la mia vita come un
enorme cubo, fatto di cubi, all'infinito.
Il cubo non è fisso però:
i cubi di cui è ulteriormente composto
continuano a ruotare, facendo sì
che il sistema sia enorme ed infinito,
forse senza via d'uscita...
Vivere è muoversi attraverso questi cubi,
esattamente come nel film 'The Cube'.

Io sono all'interno del cubo.
Solido e strutturato ma
soffocante e
sconfinato...

Ieri ho sentito di essere
passata da un cubo all'altro.
E non solo ieri.

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sabato 12 settembre 2009

Incipit meneghino

La luna era aggrappata ad una guglia del Duomo...

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martedì 8 settembre 2009

Silk.

Si è da poco conclusa una nuova esperienza
in cui ho appreso tante cose:
innanzitutto che esistono un sacco di generi
di sciarpe, dalla lana, dal misto lana-seta,
alla seta pura, dal cotone naturale al cotone
lurex, dal dinu al dupian, passando per l'organza
e lo shantung...!
E quindi ho scoperto che la seta è un universo
sconfinato e intrigante, in cui la mano scivola
tra colori molto vivi, capaci di riempire
e arredare spazi di uno stand, che
prima e dopo la fiera, è solo un ammasso di ferri!

Mi piace pensare che l'attitudine maggiore
dei colori è far costantemente l'amore,
in un rapporto di unione e contrasto che
crei sintesi e piacere.
Ed io stessa amo vederli unirsi, incontrarsi
con casualità o decisione, sfiorandosi o
intrecciandosi, dandosi reciprocamente una
luce sempre nuova...
Voyeurismo, non c'è dubbio!

Le persone poi sono davvero belle!
Anche se si entra in contatto con varie
personalità, ognuna di loro, in
qualche modo, mi attrae.

Forse è solo curiosità o
eccessivo spirito d'osservazione ma
le persone mi riempiono dentro.
Quando non lavoro in questi contesti,
il contatto diretto con le persone,
intese come i clienti sconosciuti con
cui si entra in contatto per una banalissima
vendita, mi mancano.

A volte però li detesto tutti, non lo nascondo.
Ci sono momenti in cui le persone si trasformano
in insetti strani e fastidiosi che ti si
annugolano vicino e che non ti lasciano respirare!
In quei momenti mi sento come il cameriere
che inizia a pensare troppo e che per questo
perde totalmente il controllo della sua lingua,
insultando letteralmente i clienti del ristorante
in cui lavora. Si tratta di un personaggio
molto interessante e divertente
di un racconto 'romano' di Moravia,
Il pensatore.
Se non l'avete mai letto, ve lo consiglio!

E poi le scoperte su me stessa non mancano
mai: ogni esperienza ti rende più sicura ma
ti pone sempre davanti a nuovi contesti.
Ho capito che non sempre riesco ad ambientarmi
e adattarmi velocemente, mi ci vuole un po'
il mio tempo!
Nonostante comprenda ciò, non accetto di
sbagliare, non accetto rimproveri, non accetto
di non fare bene il mio lavoro...
E questo rinsalda la mia vena di ormai
ovvia permalosità!
(AHHAHAHHAH!---> risate di sottofondo!)

Altra esperienza quasi nuova:
lavorare in
team. Ti aiuta e ti permette di apprendere
dalle persone più esperte come si fa
un nuovo mestiere...E insieme permette di
conoscere le persone con cui lavori!

Insomma, le nuove esperienze mi lasciano
molto entusiasmo e molti stimoli positivi.
Probabilmente è giunta l'ora di andare
a lavurà
! Anche se non intendo abbandonare
facilmente le mie più grandi passioni:
leggere, scrivere e far l'amore con i colori...

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domenica 6 settembre 2009

Testa di Moro

Contemplare. Contemplare. Contemplare.
Il mare è sotto di me: il piacere di guardare
e di sentire il corpo sano in mezzo alle alghe,
gli scogli, i pesci, l'azzurro, il blu,
l'acqua fresca che rigenera ogni cellula stressata...

IL CIELO...
LA TERRA...
L'ACQUA...
LE ONDE...
L'ARIA...

(h.17,30- presso secca 'Testa di moro', nelle onde,
con una grande persona, molto speciale:
un vero lupo di mare...)

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sabato 5 settembre 2009

Arrivo.

Sentirsi stanchi,
sentirsi e basta.
Bagnarsi d'acqua turchese,
riempirsi di sole.

Strano arrivo.
Ore 20, sole alto
sulla collina,
dolcezza...
E musica...






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lunedì 31 agosto 2009

PETROLIO

Proposito del nuovo anno?
NON AVERE BUONI PROPOSITI!

Errore frequente da evitare?
PENSARE CHE NON CI SIA TEMPO!

Il sogno da inseguire?
QUELLO CHE NON E' DA INSEGUIRE,
MA QUELLO SU CUI STO GIA' MONTANDO!

Come affrontare la pioggia?
SENZA RIPARI!

Un luogo comune da innalzare a mantra?
BATTI IL FERRO QUANDO E' CALDO...

Un nuovo colore da scoprire?
PETROLIO CHIARO.

FINE
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sabato 29 agosto 2009

Quest'estate...Part 1

Ho imparato a dire IO VOGLIO...
e a seguire il saggio consiglio
"LA VITA VA PRESA PIU' SPORTIVAMENTE".




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giovedì 27 agosto 2009

"Oggi è nato Matteo" : 27 agosto 2009

Lacrime, lacrime, lacrime...
E in sottofondo la sua voce...
E' nato un bimbo, il mio secondo
nipotino...
Ben arrivato Matteo!
Nato la prima volta
sotto il segno della neve
del 5 gennaio e
di una canzone bellissima, Year of the cat
di Al Stewart, afferrando la mano della sua
bisnonna che decideva quel giorno di
salutare questo mondo,
pronto a farci felici un'altra volta,
suo fratello in braccio
alla zia, stretto da un abbraccio
che mai si scorderà...
I bimbi siamo noi...

Nato per la seconda volta,
oggi veramente,
oggi Matteo è qui...

Sono felicissima!

Grazie a tutti di condividere
questo momento con me!

ZiaBis
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27 agosto........

Quante emozioni sto provando!!!
E' bellissimo...
Un risveglio indimenticabile...

In trepida attesa,
riassetto casa e ascolto la selezione
musicale del MediaPlayer che ammetto
che si sta
decisamente impegnando a rendermi
ancora più emozionata di quanto
lo sia già...
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mercoledì 26 agosto 2009

Senza un filo d'Arianna...


Inquietudine al fondo di un letto,
profondità da esplorare
dove
rischiar di perdersi senza un
filo d'Arianna...



Sogni turbolenti agitano il mio
corpo e si legano alla realtà
senza lasciarmi uno spazio
per respirare
nel quale
poter vedere le cose nella loro
trasparente concretezza.

Mi sono liberata dalle vecchie
inquietudini? Sono più sicura
di quello che voglio?

Lo scoppio delle vecchie paure
in una fragorosa risata...
Sarcasmo e autoironia per un
aspetto di me che non so ancora
decifrare e che per questo mi
agita, mi fa sentire in pericolo
di qualcosa che non esiste,
impalpabile motivo di
allarme...

Ci sono aspetti di sè stessi
che sono ancora oscuri.
Talvolta, illuminati da qualche raggio,
si sono resi visibili ma non
riconoscibili,
come l'apparizione di
desolate lande fittamente nebbiose...

Un punto si muove nella profondità
di questo gorgo:
sono IO.
E IO cerco la verità.
IO non voglio pensare,
io voglio apprendere.
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